sabato 21 novembre 2009

Note sull'ideale di bellezza del corpo in India

Hai un viso grazioso?
Sei mora/castana con la pelle chiara ed i capelli lisci o ondulati?
Hai una bella taglia 44 a clessidra? 
Se alta più di un metro e sessanta?
Sai l'inglese?
Allora tenta una carriera da modella in India!

Sì care, la nostra ragazza della porta accanto corrisponde all'ideale popolare di donna in India.
La cosa più importante è che abbia la pelle chiara ed abbia e le giuste curve.
Un sito che esemplifica certi aspetti del gusto indiano, come selezione delle modelle, è sarimagic.com. Cambiano spesso modelle, non sono sempre bellissime, ed a volte sono dei bei 46/48.
Questa ragazza, da sarimagic.com, è una delle loro più recenti modelle, credo un 46 alto, anche dalle altre foto, e non è la più in carne che abbiano avuto! Indossa un sari di cotone Gadwal che comprerei subito!




Molte modelle da sfilata, e alcune (non tutte) sex-symbol più vicine al jet-set internazionale sono di taglia snella, ma le attrici di fascia più popolare, ed alcune modelle da passerella, sfoggiano morbide curve "tutte salute" nel range dalla 42 alla 46 a seconda dell'altezza.
Nell'India del Sud poi, vanno di moda fanciulle ancora più in carne, fino anche a dei 48 ben portati.

C'è da dire anche un'altra cosa. Le indiane sembrano avere una genetica molto favorevole ad un bel seno rotondo. Questo si evince sin dalle antiche sculture di Khajuraho. Il silicone non è ancora atterrato in India (almeno così sembra), le ragazze si tengono quello che hanno, ma spesso hanno più di noi.

Ecco qui un paio di esempi di sex-symbols indiane:





I siti di commercio online di abbigliamento indiano più dedicati all'esportazione si sono adeguati al modello occidentale, con queste ragazze lunghe e magre, ma non gli indiani dell'India.

A dire il vero, il motivo principale per cui le ragazze lunghe e magre sono arrivate a fare le modelle in India è proprio la ricerca di ragazze con la pelle chiara. L'ho letto su un serio sito indiano tempo fa, mi spiace di non saper ricordare la fonte.
Ad un certo punto, gli indiani si sono rivolti alle agenzie di modelle dell'est europeo - che costano poco e quindi rientrano nei budget indiani - chiedendo ragazze di pelle chiara e fattezze compatibili con quelle delle indiane. Visto che le agenzie di modelle dell'est hanno solo fanciulle molto snelle, quello gli hanno mandato, anche se gli indiani preferiscono le ragazze con curve.
Molti dei cataloghi di utsavsarees.com, ad esempio, includono queste modelle dell'est europeo.

Alcuni indiani obiettano che ci vogliono curve perchè stiano bene gli abiti indiani, specialmente il sari. E' vero, quando avrete un po' di esperienza noterete che i sari ed i salwar kameez, su certi slavati manici di rastrello russi (con tutto il rispetto) perdono di bellezza e di fascino. Forse anche perchè queste modelle non "sentono" l'India.


I colori dell'abbigliamento indiano - consigli e tradizione

L'india è la terra dei colori.
Andare su Flickr e farsi una carrellata di foto dell'India è una festa per gli occhi - oltre che per il cuore, per chi così sente.

Quando si acquista abbigliamento indiano, che si tratti di sari o di salwar kameez (coordinati di tunica, stola e pantalone), è bene tenere in mente alcune cose sui colori.

L'abbigliamento indiano è fatto per le indiane, le quali sono fondamentalmente di pelle più scura della nostra (in una gamma di grande variazione, per motivi storici che forse discuterò brevemente in un altro post). Il fatto che le indiane facciano di tutto per cercare di sembrare più bianche (sempre per motivi storici), non cambia che la loro pelle abbia una sfumatura per lo meno caffelatte persino nelle più pallide.
Un tipo di carnagione come questo porta molto bene tutta una serie di colori molto accesi o di colori pastello, in cui la pelle ed il tessuto si esaltano a vicenda. Molti di quegli stessi colori, addosso a noi bianche, ci "sbattono", evidenziano i difetti, e ci fanno sembrare delle grandi caramelle.
I colori che portiamo di solito noi occidentali, prevalentemente neutri, smorzati e spesso scuri e che ci donano, sono invece la tomba della bellezza delle indiane - più sono scure, più questo si nota.

Siamo talmente abituate a vivere con questa uso così moderato del colore, che probabilmente diverse lettrici diranno "non è vero, i colori li usiamo!" Hmmm... mettiamo un paio di foto a confronto. Prendiamo la piazza del mercato di una cittadina dell'India (presa qui da Flickr) ed una di un mercato in un centro storico italiano.




...non la stessa cosa, no?

Ad ogni modo, anche volendo "darsi al colore", dobbiamo appunto stare attente alle questioni di carnagione. Se siete molto abbronzate, la questione potrebbe riguardarvi di meno.
Una cosa da tenere a mente, quando si compra un sari o un completo salwar kameez, è che non si tratta di una sciarpa o di una camicetta - che è facile prendere di colori sgargianti o fantasie fantasiose - ma di un qualcosa che ci vestirà dal collo alle caviglie.

Certo, se un'occidentale vuole vestirsi di fuxia dalla testa ai piedi, e lo fa con convinzione e naturalezza, ben venga... il fatto è che spesso si vedono i vestiti indiani piegati nel negozio, o ancora meglio su internet, ce se ne innamora, e si comprano delle cose che poi non metteremo mai fuori dall'India o da carnevale.

Ci sono però colori che, anche con tutta la più buona volontà di vestirsi "colorate dalla testa ai piedi", alle bianche proprio non stanno bene. I colori intensi e vivaci "slavano" molto facilmente la nostra pelle ed il nostro viso, e fanno risaltare difetti ed imperfezioni.
Da mora con la pelle chiara, vado su bordeaux, marrone, senape, beige, nero, antracite, verde oliva/khaki, arancio bruciato, e toni moderati del viola (non amo i blu ma immagino che navy ed azzurri spenti vadano bene).
Attenzione al bianco, è stupendo ma facilmente fa effetto "abito da sposa", a meno che non abbia un bel bordo colorato, nel qual caso però rischia di fare effetto "suora di Madre Teresa".
Attenzione anche al rosa. Io ho un salwar kameez con base rosa, ma con altri colori in una sobria fantasia. Non prenderei mai un sari rosa perchè temerei di sembrare un bel porcellino.

Note culturali - anche se, con l'avanzare della modernità, vengono sempre più ignorate dagli stessi indiani.

  • Il rosso è un colore di grande auspicio, legato alla fertilità, e viene usato nei matrimoni (i sari da sposa sono tradizonalmente rossi).
  • Il bianco è un colore utilizzato per il lutto e per le funzioni religiose, poichè considerato un colore puro.
  • Il blu è, storicamente, considerato "impuro" a causa di caratteristiche del processo di tintura, e quindi associato alle caste inferiori.
  • Il verde è  il colore preferito dalle musulmane (avete presente la bandiera dell'islam?), anche per l'abito da sposa.
  • Il giallo è considerato di buon auspicio; lo portano le neo-mamme e si dipinge di giallo il volto dei futuri sposi nel primo giorno del complesso matrimonio indù.
  • L'arancio è molto popolare, ed è considerato il colore della spiritualità; i monaci induisti vestono arancio (range dall'ocra allo zafferano all'arancio tout court).
  • Il nero è considerato di cattivo auspicio e simbolo di tristezza.

I materiali dei sari - consigli su cosa scegliere

I sari tradizionali sono di seta, di cotone, o di materiali misti seta-cotone.
La seta è declinata nelle sue varie trame, dai tessuti più pesanti agli chiffon più trasparenti.
Nel corso del Novecento sono comparsi i sari di sintetico e di viscosa.

Tradizionalmente, per le attività quotidiane, le indiane hanno sempre usato sari di cotone - incluso per pescare e per lavorare nei campi.

(foto presa qui)

Il cotone è la stoffa che consiglio per avere sari da poter portare anche qui in Italia. Sete lucide, perline e paillettes sono molto belle viste sullo schermo, vanno bene ai matrimoni indiani, ma da portare qui sono molto impegnative, se non carnevalesche (l'errore più comune delle occidentali).
Un colore moderato ed intonato con carnagione e capelli, un drappeggio ben fatto, et voilà, pronte per andare in centro.
A volte si legge che il sari di cotone ingoffa e che non è consigliato alle ragazze in carne.
Sbagliato. Ingoffa se non si è capaci di metterlo, o se lo si prova da inamidato.
Appena comprato, il sari è solitamente ben inamidato, e se lo provate così com'è, sembrerete due taglie in più e lo schiafferete nel fondo di un armadio. Niente di più sbagliato. Lavate il sari con un detergente per delicati un paio di volte, e lo vedrete diventare morbido e docile. Ricordate che anche le foto sui siti che vendono sari sono fatti con capi ancora inamidati - fate le dovute tare e non spaventatevi.
Attenzione ai cotoni pesanti - sono un po' più rigidi e voluminosi, ma comunque gestibili.

Sari di cotone. Foto a sn: cortesia di sarisafari.com


La seta si divide grossomodo in due categorie: la seta rigida che aggiunge una taglia, e la seta morbida che toglie una taglia. Non importa se seta pura o sintetica, sempre lì siamo.
La tela di seta classica, anche nella sua versione sintetica ("art silk" = artificial silk) è di solito riservata a sari luccicanti ed impegnativi, da cerimonia, ed è seta "rigida".
Anche quando i colori sono tranquilli, l'aspetto lucido e "spesso" della seta non mancherà di farsi notare.
Sfortunatamente questo è il tipo che più frequentemente finisce in mano alle occidentali.

 ho reso l'idea?

Questo tipo di sari da cerimonia comprende le splendide sete di Kanchipuram ad esempio - discuterò i tessuti delle varie regioni in altri post.

Crepe e Georgette, di vera seta o sintetiche che siano, sono tessuti morbidi e fluidi, non lucidi, e cadono benissimo, per un effetto slanciato. Non fanno parte della tradizione plurisecolare indiana, sono di introduzione più recente, ma hanno guadagnato molto mercato grazie alle loro virtù snellenti, oltre che alla possibilità di produrre sintetici a pochissimo prezzo.
Sfortunatamente, negli ultimi anni si è creato un fiorente commercio di sari molto economici dalle fantasie orripilanti (vedi figura). Si trovano nei siti di tutti i grossi venditori, ma grazie a Dio siamo italiane e sappiamo starne lontane per istinto.
Nelle georgettes/crepes non a fantasia, spesso troviamo abbondante uso di perline e paillettes, o di colori improbabili, il che non si trova nei sari di cotone. Qui dovete solo ricordarvi bene di dove dovete andare con quel sari, ed immaginarvi con quel sari addosso, in mezzo alla gente.
Io non sono tipo da sari con le paillettes, ma immagino facilmente fanciulle che ci andrebbero in discoteca d'estate - ed andrebbe benissimo!


Sari di georgette (tutti questi, credo).
Foto sopra: sarimagic.com. Foto in rosa: Corbis. Ultima foto: Genelia D'Souza qui)


Attenzione all'organza: sembra tanto leggera ma in realtà sta rigida come stagnola!
Nelle sete rigide si comprende anche la seta Tussar, lo shantung ("Raw Silk") e la "seta di carta" (Paper Silk).
Altri tessuti da evitare se si vuole un effetto ottico longilineo, sono quelli denominati "Tissue".
Lo chiffon è a metà strada, ma preferisco lasciarlo alle sciarpe, è molto trasparente.
Il satin è molto fluido, cade benissimo, ma essendo molto molto lucido non manca di far risplendere tutte le rotondità.

Nota sui bordi del sari: se volete sembrare più alte, cercate bordi sottili ed evitate quelli spessi. Tutto quello che è bordo, magari di colore in contrasto, viene tolto dall'altezza della persona, come effetto ottico.

Per il resto, le raccomandazioni sono le solite che per qualsiasi vestito occidentale: niente righe orizzontali, niente fantasie grosse, e mantenere il gusto italiano anche dopo ore (o anni nel mio caso) a guardare sari - è facile entrare nel gusto indiano dopo un po', e portarsi a casa cose improbabili!

venerdì 20 novembre 2009

Il capo d'abbigliamento più bello

Ecco il mio primo post sul sari.

Il Sari è il capo d'abbigliamento femminile tradizionale dell'India.
Consiste in un rettangolo di stoffa di lunghezza variabile - solitamente 5 metri, ma in certi casi fino a 8 metri - e di altezza di circa 1 metro.
Il Sari solitamente si abbina ad un corto top coordinato (choli in hindi o blouse in inglese, solitamente cucito su misura e ben attillato) e ad una sottogonna (petticoat) che "tiene su" il sari.

Per me il sari è quella cosa che fa sembrare una regina una settantenne impolverata che cammina ai bordi di un campo in mezzo al niente, a due ore da Bombay (questa è un'immagine che mi è rimasta impressa dal mio primo viaggio in India).

Secondo me, e molte migliaia di altre persone al mondo, il sari è il capo d'abbigliamento più bello, quello che dona di più alle donne di qualsiasi età e corporatura.
Iniziamo con alcune foto, per invogliare.



(La prima fanciulla indossa un sari della prestigiosa casa Ritu Kumar della collezione di pochi anni fa;
La fanciulla in ecru è Katrina Kaif, famosa attrice di Bollywood, su sareetimes.com;
La fanciulla in arancio presenta un pezzo che era in vendita su SariMagic )

Il sari è un capo incredibilmente versatile. Ci sono infinite possibilità di avvolgere, drappeggiare, ripiegare questi cinque (o più) metri di stoffa attorno al corpo.
Le tre foto sopra ritraggono tutte lo stile "Nivi", ormai prevalente.
Esistono oltre un centinaio di stili locali documentati (c'è un autorevole libro al proposito, che presenterò presto) di come portare il sari. Una certa maniera di indossare il sari non è solo indicativa di una certa regione dell'India, ma può esserlo anche di un certo gruppo sociale (leggi caste) all'interno della regione stessa.
In questo blog presenterò le istruzioni per indossare il sari in alcuni stili, con consigli pratici e dritte varie.

Non c'è nessun motivo per cui una chiunque di noi italiane non dovrebbe indossare un sari in città, in ufficio, al supermercato, o la sera con gli amici.
Certo, le tre ragazze lì sopra vi sembreranno super-eleganti ed ingessate, e nessuna di noi andrebbe a mangiare la pizza così vestita... ed allora ecco versioni più "quotidiane" del sari.



(la terza foto è presa da utopianvision.co.uk e ritrae l'attrice Bhoomika Chawla; le prime due sono apparse credo su sareedreams.com)

Queste fanciulle sono per strada o in spiaggia, camminano felici e comode con i loro 5 metri di sari, ed essudano grazia e sensualità.

...Allora, pronte?

Le misure nelle ricette indiane - conversioni

In questo blog mi appresto a scrivere di cucina indiana.
Pressochè tutte le ricette indiane sono espresse in misure di volume e non di peso.
Ovvero, in pinte, tazze, cucchiai e cucchiaini e loro frazioni, invece di etti e grammi.
Questo è parte del retaggio della dominazione britannica, ma risulta particolarmente utile per l'uso delle spezie, che richiedono dosi precise - soprattutto quando non si conosce già bene il risultato finale e non si può andare "a naso".

  • Molti di noi non lo sanno, ma molti dei nostri bicchieri e tazze da tè, se riempiti all'orlo, contengono una esatta tazza britannica (cup, 236 ml), poco meno di un quarto di litro.
  • Una pinta sono due tazze, cioè quasi mezzo litro. 
  • Un cucchiaio (tablespoon, tbs) britannico tiene 15 ml. Nel mio cassetto ho cucchiai di diversi servizi che variano dai 15 ai 10 ml - i più nuovi sono da 15 ml comunque. 
  • Le cose diventano più difficili con i cucchiaini, perchè noi in Italia ne abbiamo veramente di tutte le misure. Un cucchiaino britannico (teaspoon, tsp), come dice il nome, è un cucchiaino da tè, non da caffè, quindi è grande. Un teaspoon tiene 5 ml, ed i cucchiaini da tè grandi italiani tengono di solito così, mentre i piccoli cucchiaini da caffè tengono la metà - mezzo teaspoon. Attenzione ai cucchiaini di misura intermedia, se ne avete!
  • Ricordo che si parla sempre di cucchiai e cucchiaini assolutamente rasi, non colmi.
I negozi di articoli per la casa o di attrezzature da cucina più forniti dovrebbero avere in vendita gli appositi misuratori di cups, tablespoons e teaspoons e loro frazioni.
A dire il vero, si fa prima e si spende molto meno ad ordinarli dall'Inghilterra su eBay (ho comprato molte cose dall'eBay inglese; sono più economici e affidabili degli italiani).
Andate su eBay Italia, lanciate una ricerca per "measuring spoons", filtrate i risultati per luogo (solo unione europea) et voilà. Per un acquisto così semplice, non serve neanche sapere l'inglese... si guarda la foto per scegliere il modello, ci si limita a considerare inserzioni "compralo subito" che dichiarino già il costo di spedizione per l'Italia (quasi tutte), si paga quei pochissimi euro, e si aspetta che arrivi la merce.
Mi raccomando, per comprare dall'Inghilterra, abbiate Paypal. Un vaglia in GB costa un sacco e si perde molto più tempo.

Ad ogni modo, c'è questo sito che permette di fare conversioni online tra misure di voume e di peso per un grande numero di ingredienti. Cercherò di usarlo e di mettere sia grammi che misure di volume nelle ricette, anche se è meglio attenersi alle misure di volume, ad esempio con le spezie.

Noticina di un'informazione che è difficile trovare ma che a me è spesso servita, a proposito di misure e conversioni:
Tamarindo: un cucchiaio di concentrato equivale a "una pallina grossa come un limone"(così si esprimono le indiane) di normale polpa di tamarindo.