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sabato 14 luglio 2012
C'est moi!
Sari vintage, cotone, stampato a mano.
Oleandro (ero al mare) all'occhiello e occhiale tipo rayban come a volte fanno le stesse giovani indiane (la cosa mi fa rabbrividire ma mi sono divertita)
Drappeggio Nivi versione 'caronte' (l'anticiclone caldissimo presente al momento):
ultimo giro del sari tenuto basso e riunito in pieghe già dal livello dell'ombelico... effetto finale: 'fascia da miss a pieghe'.
sari portato senza sottogonna causa temperature proibitive: è stata sufficiente una spilla da balia per fermare il capo del sari al 'primo giro' ed ha tenuto benissimo - forse perchè il cotone fa molto attrito, magari con un satin non sarebbe accaduto...
domenica 24 giugno 2012
farsi belle col sari
Ragazze,
E' finalmente tornata la stagione del sari!
In giro ci sono un sacco di festival orientali a vario titolo...
Ma anche in assenza di quelli, ogni occasione è buona!
Quindi fuori quei 5 metri dall'armadio e avvolgiamoceli addosso!
Ho trovato un paio di nuovi video su come indossare il (la) sari.
Ai puristi piaceranno poco perchè c'è abbondante uso di spille ed effetti assai bollywoodiani, ma se volete 'far colpo' son da tenere presente:
il sari a clessidra
il sari a sirena
Ferme lì: prima volta che vi mettete il sari?
Meglio se cominciate dall'inizio!
...anche se... questi video vi fanno vedere molto bene la tecnica per fare le pieghe al sari quindi guardateveli in ogni caso, esperte e non!
E' finalmente tornata la stagione del sari!
In giro ci sono un sacco di festival orientali a vario titolo...
Ma anche in assenza di quelli, ogni occasione è buona!
Quindi fuori quei 5 metri dall'armadio e avvolgiamoceli addosso!
Ho trovato un paio di nuovi video su come indossare il (la) sari.
Ai puristi piaceranno poco perchè c'è abbondante uso di spille ed effetti assai bollywoodiani, ma se volete 'far colpo' son da tenere presente:
il sari a clessidra
il sari a sirena
Ferme lì: prima volta che vi mettete il sari?
Meglio se cominciate dall'inizio!
...anche se... questi video vi fanno vedere molto bene la tecnica per fare le pieghe al sari quindi guardateveli in ogni caso, esperte e non!
Indossare un sari in diversi stili regionali: video
Care amiche,
Ho scoperto una piccola miniera di video su come indossare il sari in stili tradizionali regionali:
questa pagina su indiavideo.org!
(I video che iniziano per 'how to wear')
Questa pagina ospita anche molti altri video che presentano vari tipi regionali di sari, raccontandone le caratteristiche, l'uso e note storiche, spesso con un esempio del drappeggio tradizionale dell'area di provenienza.
'Purtroppo' il tutto è in inglese.
Grazie di cuore a indiavideo.org!
...Enjoy!
Ho scoperto una piccola miniera di video su come indossare il sari in stili tradizionali regionali:
questa pagina su indiavideo.org!
(I video che iniziano per 'how to wear')
Questa pagina ospita anche molti altri video che presentano vari tipi regionali di sari, raccontandone le caratteristiche, l'uso e note storiche, spesso con un esempio del drappeggio tradizionale dell'area di provenienza.
'Purtroppo' il tutto è in inglese.
Grazie di cuore a indiavideo.org!
...Enjoy!
domenica 20 novembre 2011
corsetti e sari
Mi ha sempre intrigato l'idea di usare un corsetto come choli (top del sari) essendo io appassionata di entrambi.
Se ne sono visti alcuni esempi ma questo, di quel che ho visto io, mi sembra uno dei più riusciti.
Creazione di Malini Ramani vista qui.
Se ne sono visti alcuni esempi ma questo, di quel che ho visto io, mi sembra uno dei più riusciti.
Creazione di Malini Ramani vista qui.
martedì 23 novembre 2010
Vidya Balan su FHM Magazine
A settimane dall'uscita di questa foto...
...è ufficiale... la adoro!
Il sari, la foto, Vidya.
(All rights and credits to this photo are their respective owners')
...è ufficiale... la adoro!
Il sari, la foto, Vidya.
(All rights and credits to this photo are their respective owners')
mercoledì 10 novembre 2010
Sonia Gandhi ed Obama
Occupandomi sempre solo dell'abito (e del monaco, ma non in questo post :-) ) e non di politica in questo blog...
Ecco la nostra conterranea Sonia Gandhi in un'apparizione impeccabile e rappresentativa sia del suo Paese d'adozione che di quello d'origine (per la sobrietà, l'eleganza, la cura nella scelta degli elementi, l'adeguatezza al contesto).
Love it!
Foto da High Heel Confidential qui, copyright Viral Bhayani
Ecco la nostra conterranea Sonia Gandhi in un'apparizione impeccabile e rappresentativa sia del suo Paese d'adozione che di quello d'origine (per la sobrietà, l'eleganza, la cura nella scelta degli elementi, l'adeguatezza al contesto).
Love it!
Foto da High Heel Confidential qui, copyright Viral Bhayani
mercoledì 25 agosto 2010
Deepika
Non posto qui la stragrande maggioranza delle foto in sari o abbigliamento indiano che mi colpiscono,
ma ogni tanto un'eccezione si può fare...
Ecco Deepika Padukone in sari all' India International Jewelry Week 2010, ed in anarkali ad un backstage del suo tour di marchette a presentare il suo ultimo film ("missione" per la quale ha scelto di abbigliarsi sempre molto classic desi - a parte le Birkin!)
ma ogni tanto un'eccezione si può fare...
Ecco Deepika Padukone in sari all' India International Jewelry Week 2010, ed in anarkali ad un backstage del suo tour di marchette a presentare il suo ultimo film ("missione" per la quale ha scelto di abbigliarsi sempre molto classic desi - a parte le Birkin!)
...Certo che la Madre Divina quando si impegna le fa proprio bene certe creature (ok ok le fa tutte ugualmente bene, sì, era una battuta)... sono una fan estetica della Deepika nazionale...
anche se... della serie memento mori / cenere eri e cenere ritornerai... se guardate, si vede già come sarà a 50 anni e ci sono state 50enni più belle...
(pictures in this blog are their respective owners'; no ownership or rights thereon are claimed)
mercoledì 11 agosto 2010
Le occidentali ed il Sari
Sul web si è vastamente chiacchierato riguardo a se e come le occidentali riescano a portare il sari "bene": con un drappeggio corretto, con naturalezza, senza sembrare fuori luogo, e con il giusto stile nell'aspetto generale (scelta del pezzo, accessori, trucco...).
Tutti questi elementi sono dimensioni ortogonali secondo me, cioè aspetti diversi ed indipendenti che concorrono alla buona riuscita del look in sari.
Per il drappeggio corretto... utilizzate le numerose risorse online in inglese oppure Questo Blog che è Fatto Apposta! :-)
Per il giusto stile nell'aspetto generale intendo, prevalentemente, non sembrare abbigliate per carnevale o da sposa indiana. Questo si ottiene osservando la vecchia regola dell'eleganza: Less Is More.
Parte dei disastri che si vedono addosso alle occidentali vestite all'indiana sono dovuti alla compresenza di sari vistosi, grossi bindi, trucco pesante e tutti i gioielli della tradizione indiana (bangles, tika, cavigliere...) magari con tanto di campanellini. A parte l'eccessività in se per sè, l'effetto è cattivo anche perchè la donna in questione non può muoversi a proprio agio con tutta quella roba addosso, magari mai messa prima!
Le scarpe per il sari possono essere un argomento spinoso. D'estate non c'è problema coi sandali - anche se persino le indiane fanno dei pastrocci non indifferenti con gli abbinamenti. Diverso è il discorso d'inverno - consiglio una scarpa/stivale col tacco neutra, liscia e sobria.
Per non sembrare fuori luogo, innanzitutto valutate l'opportunità di mettervi o meno un sari.
Per una cena o festa indiana o almeno etnica è molto facile, la risposta è sì.
Ma in ufficio? Ad una normale cena con gli amici o a fare shopping con l'amica del cuore?
Questa valutazione sta a voi, ma vi conforterà sapere che ci sono occidentali che portano il sari anche in casa, in ufficio o nel tempo libero, ad esempio ma non solo:
le americane Sari Sisters (quelle di Sari Safari), due delle quali hanno anche fatto un giro in bici in sari (in foto),
e le ceche Sariholics
Date un'occhiata!
No, no, non voglio sentire commenti viperini sul fatto che "centro/nord-europee e americane non fanno testo quando si tratta di vestire"! ;-)
Una volta che avete deciso per i 5,5 metri di stoffa, commisurate colori, fantasie, decorazioni e luccichii vari all'occasione a cui andrete a partecipare. Tenete conto del fatto che un sari è già un abito lungo drappeggiato, fa "abito da sera" anche se usate un lenzuolo, quindi tenetevi sempre un passo indietro, anche due, con colori e decorazioni.
Ovviamente entriamo nel filosofico: se una si sente di indossare un sari di broccato fuxia con strass deve sentirsi libera di farlo.
Ok, ma secondo me dev'essere quel tipo di persona con talmente tanta personalità da riuscire a portare capi molto particolari con naturalezza e lo fa in modo abituale - quello che si dice "un tipo". In caso contrario, attenersi ad un capo "low key" in cui sentirsi a proprio agio.
Per avere naturalezza: tenetevi un sari "da prova" addosso in casa per qualche ora in diverse giornate prima di avventurarvi fuori casa.
Vi ricordate come avete fatto coi tacchi? Uguale :-)
Anzi, vi ricordate che ci sono voluti mesi se non anni per camminare coi tacchi alti come se fossero un'estensione dei vostri piedi? Quindi non demordete col sari!
Saree Dreams ha una piccola sezione di sari portati da occidentali, la Firangi Friday Saree Section. (Firangi vuol dire appunto "straniero", peraltro non in un'accezione benevola ma qui si scherza).
La foto all'inizio è della tennista russa Kournikova con un molto ben portato sari qui.
Tutti questi elementi sono dimensioni ortogonali secondo me, cioè aspetti diversi ed indipendenti che concorrono alla buona riuscita del look in sari.
Per il drappeggio corretto... utilizzate le numerose risorse online in inglese oppure Questo Blog che è Fatto Apposta! :-)
Per il giusto stile nell'aspetto generale intendo, prevalentemente, non sembrare abbigliate per carnevale o da sposa indiana. Questo si ottiene osservando la vecchia regola dell'eleganza: Less Is More.
Parte dei disastri che si vedono addosso alle occidentali vestite all'indiana sono dovuti alla compresenza di sari vistosi, grossi bindi, trucco pesante e tutti i gioielli della tradizione indiana (bangles, tika, cavigliere...) magari con tanto di campanellini. A parte l'eccessività in se per sè, l'effetto è cattivo anche perchè la donna in questione non può muoversi a proprio agio con tutta quella roba addosso, magari mai messa prima!
Le scarpe per il sari possono essere un argomento spinoso. D'estate non c'è problema coi sandali - anche se persino le indiane fanno dei pastrocci non indifferenti con gli abbinamenti. Diverso è il discorso d'inverno - consiglio una scarpa/stivale col tacco neutra, liscia e sobria.
Per non sembrare fuori luogo, innanzitutto valutate l'opportunità di mettervi o meno un sari.
Per una cena o festa indiana o almeno etnica è molto facile, la risposta è sì.
Ma in ufficio? Ad una normale cena con gli amici o a fare shopping con l'amica del cuore?
Questa valutazione sta a voi, ma vi conforterà sapere che ci sono occidentali che portano il sari anche in casa, in ufficio o nel tempo libero, ad esempio ma non solo:
le americane Sari Sisters (quelle di Sari Safari), due delle quali hanno anche fatto un giro in bici in sari (in foto),
e le ceche Sariholics
Date un'occhiata!
No, no, non voglio sentire commenti viperini sul fatto che "centro/nord-europee e americane non fanno testo quando si tratta di vestire"! ;-)
Una volta che avete deciso per i 5,5 metri di stoffa, commisurate colori, fantasie, decorazioni e luccichii vari all'occasione a cui andrete a partecipare. Tenete conto del fatto che un sari è già un abito lungo drappeggiato, fa "abito da sera" anche se usate un lenzuolo, quindi tenetevi sempre un passo indietro, anche due, con colori e decorazioni.
Ovviamente entriamo nel filosofico: se una si sente di indossare un sari di broccato fuxia con strass deve sentirsi libera di farlo.
Ok, ma secondo me dev'essere quel tipo di persona con talmente tanta personalità da riuscire a portare capi molto particolari con naturalezza e lo fa in modo abituale - quello che si dice "un tipo". In caso contrario, attenersi ad un capo "low key" in cui sentirsi a proprio agio.
Per avere naturalezza: tenetevi un sari "da prova" addosso in casa per qualche ora in diverse giornate prima di avventurarvi fuori casa.
Vi ricordate come avete fatto coi tacchi? Uguale :-)
Anzi, vi ricordate che ci sono voluti mesi se non anni per camminare coi tacchi alti come se fossero un'estensione dei vostri piedi? Quindi non demordete col sari!
Saree Dreams ha una piccola sezione di sari portati da occidentali, la Firangi Friday Saree Section. (Firangi vuol dire appunto "straniero", peraltro non in un'accezione benevola ma qui si scherza).
La foto all'inizio è della tennista russa Kournikova con un molto ben portato sari qui.
venerdì 30 luglio 2010
La ragazza (e i drappeggi) dell'era Vijayangara
Sari Safari riporta il link alle pagine di Lakshmi Amman,
nome d'arte di una giovane nordamericana che fa parte della SCA India, sezione indiana della Società per l'Anacronismo Creativo - da quello che ho capito, si tratta di cultori della materia che amano ricreare oggetti, ambientazioni e abitudini di una certa epoca storica (profondo attaccamento ad un'incarnazione precedente immagino).
Lakshmi è una danzatrice del sud dell'India del XVI secolo, che vive sotto l'impero Vijaynara - l'ultimo grande impero induista prima del sopravvento degli stranieri Moghul.
Questa fanciulla ci propone istruzioni illustrate per due stili di drappeggio d'epoca Vijayangara.
Presumendo che voi, come me, non abbiate intenzione di mettervi ad indossare sari vijayangari - o che, se volete farlo, sappiate abbastanza inglese da seguire le istruzioni in originale, non traduco fase per fase qui ma mi limito a segnalare i link. Se avete bisogno di una traduzione però, fatevi avanti nei commenti!
Uno stile è quello "a sirena" ("fishtail" - lascio così ma come traduzione non mi piace, per quanto sia la traduzione standard in ambito sartoriale... altre idee?), un drappeggio a pantalone comune per le danzatrici dell'epoca.
Si chiama così perchè il pallu cade, ripiegato, sul davanti tra le gambe, creando una "coda di sirena".
La versione "estesa" del fishtail è lo stile che Lakshmi chiama semplicemente "di era Vijayangara" poichè compare solo nei dipinti di quell'era - mentre il fishtail è comune in tutta l'epoca medievale indiana.
Il Vijayangara è un'evoluzione del drappeggio a sirena in quanto si fa con sari da 9 yarde, mantenendo come drappeggio sulla parte inferiore del corpo il fishtail, ed utilizzando i 3 metri rimanenti per il drappeggio sul torso.
Da notare che Lakshmi ha elaborato il drappeggio da sola sulla base dei dipinti dell'epoca e di poche informazioni in letteratura!
Come consiglia Lakshmi, stoffe leggere e che cadano bene, ma non troppo scivolose (ad es. chiffon) sono ideali per questi drappeggi.
Tutto ciò sarà, anche per voi, un immediato rimando al drappeggio kashta di cui abbiamo già parlato: è a pantalone, si può fare con il sari di lunghezza standard solo sulla parte inferiore del corpo, o drappeggiare anche sul torso con il sari da 9 yarde.
Grazie Lakshmi, keep it up!
nome d'arte di una giovane nordamericana che fa parte della SCA India, sezione indiana della Società per l'Anacronismo Creativo - da quello che ho capito, si tratta di cultori della materia che amano ricreare oggetti, ambientazioni e abitudini di una certa epoca storica (profondo attaccamento ad un'incarnazione precedente immagino).
Lakshmi è una danzatrice del sud dell'India del XVI secolo, che vive sotto l'impero Vijaynara - l'ultimo grande impero induista prima del sopravvento degli stranieri Moghul.
Questa fanciulla ci propone istruzioni illustrate per due stili di drappeggio d'epoca Vijayangara.
Presumendo che voi, come me, non abbiate intenzione di mettervi ad indossare sari vijayangari - o che, se volete farlo, sappiate abbastanza inglese da seguire le istruzioni in originale, non traduco fase per fase qui ma mi limito a segnalare i link. Se avete bisogno di una traduzione però, fatevi avanti nei commenti!
Uno stile è quello "a sirena" ("fishtail" - lascio così ma come traduzione non mi piace, per quanto sia la traduzione standard in ambito sartoriale... altre idee?), un drappeggio a pantalone comune per le danzatrici dell'epoca.
Si chiama così perchè il pallu cade, ripiegato, sul davanti tra le gambe, creando una "coda di sirena".
La versione "estesa" del fishtail è lo stile che Lakshmi chiama semplicemente "di era Vijayangara" poichè compare solo nei dipinti di quell'era - mentre il fishtail è comune in tutta l'epoca medievale indiana.
Il Vijayangara è un'evoluzione del drappeggio a sirena in quanto si fa con sari da 9 yarde, mantenendo come drappeggio sulla parte inferiore del corpo il fishtail, ed utilizzando i 3 metri rimanenti per il drappeggio sul torso.
Da notare che Lakshmi ha elaborato il drappeggio da sola sulla base dei dipinti dell'epoca e di poche informazioni in letteratura!
Come consiglia Lakshmi, stoffe leggere e che cadano bene, ma non troppo scivolose (ad es. chiffon) sono ideali per questi drappeggi.
Tutto ciò sarà, anche per voi, un immediato rimando al drappeggio kashta di cui abbiamo già parlato: è a pantalone, si può fare con il sari di lunghezza standard solo sulla parte inferiore del corpo, o drappeggiare anche sul torso con il sari da 9 yarde.
Grazie Lakshmi, keep it up!
domenica 27 giugno 2010
splendido sari di georgette rosa
Mi sono imbattuta oggi, su Saree Times, in queste foto di Kaja Agarwal in un sari rosa di georgette, semplice ed allegro ma con una componente dolce e fantasiosa, che ha incontrato molto il mio gusto ed il mio modo di essere - non quello più serio e spirituale a cui cerco di tendere, ma quello più spontaneo e sbarazzino.
In fondo, una parte di me non ha mai compiuto 16 anni...
In fondo, una parte di me non ha mai compiuto 16 anni...
lunedì 31 maggio 2010
Sari Chikan
Il ricamo chikan (a volte nel divertente mis-spelling "chicken") è tipico della città di Lucknow, nel centro-nord del Paese.
Questa lavorazione viene tradizionalmente eseguita con filo bianco su tessuto colorato, spesso di colori pastello (cotone leggerissimo, o, più di recente, fluenti georgettes).
Il chikan ha origini antiche, ma vede la sua fioritura nel periodo della dominazione Moghul, in particolare grazie alla grande passione della regina Nur Jehan per queste decorazioni.
Il chikan non è usato solo per decorare sari, ma anche su salwar kameez, kurtas, kurta pajamas, biancheria per la casa ed altro ancora.
Questa lavorazione viene tradizionalmente eseguita con filo bianco su tessuto colorato, spesso di colori pastello (cotone leggerissimo, o, più di recente, fluenti georgettes).
Il chikan ha origini antiche, ma vede la sua fioritura nel periodo della dominazione Moghul, in particolare grazie alla grande passione della regina Nur Jehan per queste decorazioni.
Il chikan non è usato solo per decorare sari, ma anche su salwar kameez, kurtas, kurta pajamas, biancheria per la casa ed altro ancora.
(immagini di pezzi venduti su sarimagic.com)
mercoledì 19 maggio 2010
Sari: dal requiem alla cresta dell'onda
Traduco qui un articolo abbastanza vecchio, del 2003, ma molto interessante per comprendere i processi attraversati dalla moda indiana (che, come in ogni nazione, è un riflesso dell'evoluzione culturale e sociale) recentemente.
L'articolo è di quando il salwar ha inizato ad affermarsi come serio concorrente del sari, ma la gran parte di quello che viene detto qui è ancora vero.
Beh, prima che vi deprimiate, vi dico subito che la paventata morte del sari è stata largamente evitata, come riprendo a fine articolo e come è evidente dalla situazione attuale.
L'articolo è di OutlookIndia, qui. Le mie note sono in parentesi quadre.Per eventuali errori di traduzione, la sto facendo al volo e con febbre (motivo per cui sono a casa con tempo per farla) - le correzioni sono benvenute, scrivete pure nei commenti e modificherò.
"Garry Newman, consulente australiano per la catena di abbigliamento Westside, ha dato il colpo di grazia al nostro ultimo miracolo culturale l'altro giorno. "Il sari sta morendo", ha dichiarato Newman ad una riunione di esperti di moda allo scorso Festival Internazionale della Moda a Delhi. "E' stato uno shock" ricorda Vinod Kaul della Commissione Indiana per lo Sviluppo della Moda, "perchè ha scosso la nostra presunzione che il sari sarebbe rimasto per sempre e non avrebbe mai fatto la fine del kimono". Essendo sopravvissuto ad avversari dagli invasori islamici ai colonizzatori europei, elegantemente svolazzando sopra un mare virtuale di occidentalizzazione che ha inondato il resto dell'asia, il sari è arrivato ai suoi ultimi cinque metri?
I segni purtroppo sono ovunque, da Calcutta ad Ahmedabad, da Amritsar a Kochi, nei piccoli centri e nelle metropoli ma soprattutto in quello che era, fino a pochi anni fa, la sua ultima roccaforte, l'India del sud. "La fine del sari è più evidente nell'India del sud, dove le donne hanno continuato ad indossarlo per tanti secoli", dice Harmeet Bajaj dell'Istituto Nazionale della Tecnologia della Moda di Delhi.
"Non è inusuale andare in un qualsiasi villaggio e trovare la madre in sari e la figlia in salwar kameez", dice Laila Tyebji, co-fondatrice della Handikraft Society, di Datskar. "Il salwar kameez è oggi visto, persino nei villaggi del sud dell'India, come l'abito della donna istruita e progressista".
Negli ultimi anni, la domanda di sari sul mercato ha subito un costante declino", dice Sameer Sharma, membro della Commissione dell'Andhra Pradesh per i Tessuti industriali e fatti a mano. Il colpo più duro di questa rivoluzione sartoriale lo hanno ricevuto i tessitori a mano. Già messi in ginocchio dall'invasione di tessuti sintetici industriali a basso prezzo, i tessitori incolpano la popolarità dei completi salwar per aver cancellato i loro sari dal mercato. In una recente rilevazione condotta dall'Istituto Nazionale per la Tecnologia della Moda (NIFT) di Hyderabad, ad esempio, l'80% delle cooperative di tessitori a mano volevano smettere del tutto di tessere sari. Cosa non sorprendente, considerando l'enorme quantitativo di sari invenduti rimasti nei magazzini della cooperativa dei tessitori manuali dell'Andhra Pradesh (APCO), cosa che ha portato ad un'ondata di suicidi tra gli associati. Il solo distretto di Nalgonda, famoso per i suoi sari Ikat di Pochampally, ha un quantitativo di sari invenduti pari a 20 crore di rupie [=200mila rupie, circa 3 miliardi e mezzo di euro].
Anche i sari prodotti industrialmente non se la passano molto bene. "Quasi la metà dei negozi di abbigliamento nell'Andhra Pradesh vendono oggi completi salwar invece dei sari", dice V. Sreeramulu della divisione tessile del NIFT, il cui hobby è osservare, lungo le strade di qualsiasi città in cui gli capiti di trovarsi, cosa indossano le persone.
Similmente, nel Karnataka e nel Tamil Nadu [sud], sempre più donne stanno abbandonando i sari che hanno indossato per almeno 2000 anni senza fare una piega, a favore della facilità di movimento e comodità dei salwar kameez. Persino in Kerala, dove il sari ha meno di 100 anni [come ricordate, tradizionalmente nel Kerala si portava il Mundu Set, un tipo di "mezzo sari", non il sari] la nuova moda tra le giovani sono dei completi salwar fatti con i tradizionali tessuti di cotone fatti a mano, precedentemente utilizzati per i loro "mezzi sari".
Ad Hyderabad [capitale dell'Andhra Pradesh], mentre i negozi che vendono salwar kameez sono spuntati in ogni mercato di quartiere, i negozi di sari si stanno riducendo. "Voglio sbarazzarmi di tutti i sari nel mio negozio tramite prezzi scontati, e tenere solo completi salwar", dice Simran Jaggi, proprietaria di una boutique, Jagruti, nelle Banjara Hills. "Le giovani sono completamente passati all'abbigliamento occidentale", lamenta "e le più mature vogliono solo completi salwar di questi tempi".
Potrebbe non essere proprio la morte del sari, ma è certo che il sari sta venendo confinato ad un mercato di nicchia nel ruolo di "abbigliamento etnico", più adatto per matrimoni ed altre occasioni formali che per l'uso quotidiano", spiega il direttore dell'NIFT N.V.R. Nathan. "Le donne sotto i 40 raramente portano il sari al giorno d'oggi, e le donne sotto i 35, mai".
"Il passaggio dai sari ai salwar kameez non è una scelta estetica ma una questione di facilità di movimento e funzionalità", sottolinea la studiosa della storia dei tessuti Rita Kumar Chishti. "Le donne che devono ricorrere frequentemente all'autobus o ad altre forme di trasporto pubblico non lo possono fare altrettanto agilmente in sari", concorda Konamaneni Lakshmi, 37 anni, che lavora alla Vysya Bank ad Hyderabad. "Tutte le donne nella mia banca che hanno meno di 35 anni hanno smesso di indossare il sari al lavoro. I sari sono così scomodi, specialmente se guidi un mezzo a due ruote". Non che le donne in sari non venissero a lavorare in scooter qualche anno fa; è solo che, per dirla con Lakshmi, "visto che sempre più donne stanno passando dai sari ai salwar kameez, a nessuno dispiace se non vieni al lavoro in sari".
[Il sari veniva considerato, in passato, un abito "dignificante" ed appropriato per il lavoro ed i contesti formali, mentre il salwar kameez veniva guardato come più informale se non poco dignitoso, almeno dagli induisti - ricordo che il salwar è di origine musulmana ed i due non vanno d'accordo]
Il cinema e la TV possono anche avere delle responsabilità nell'erosione dell'immagine del sari come capo adatto alla vita moderna, dice la Chishti. "C'è una chiara linea di demarcazione tra le star che portano i sari e le giovani che portano raramente il sari a meno che non si tratti di un'occasione molto formale". Tyebji concorda: "I curatori d'immagine hanno la maggiore responsabilità per questa tendenza. Nelle pubblicità, su cui la maggior parte degli indiani si basano per stabilite cos'è di moda e cosa no, le sole donne in sari sono le obbedienti nuore che friggono croccanti puris, o le suocere che pretendono un gabinetto Sani-fresh, o la ragazzetta con problemi di acne, sudore o alito cattivo. Il messaggio è chiaro: solo le sfigate e le tonte portano i sari".
Non stupisce dunque che persino le donne che avevano compreso i cinque metri di stoffa nei loro voti matrimoniali stiano oggi flirtando con i completi salwar. Quando Rajini Reddy si era sposata, a 21 anni, era sottointeso che da quel momento avrebbe portato solo sari. E così fece, fino ad un paio di anni fa. Per Rajini, che oggi ha 39 anni, la tentazione di liberarsi dal tradizionale sari non era nè questione di scomodità nè i costi della lavanderia (paga il suo domestico 5 rupie per stirare un sari, più del doppio di quanto le chiede per un completo salwar di 3 pezzi). "Era piuttosto la varietà di salwar kameez nei negozi", confessa. Annoiata dalla similitudine dei sari che si sentiva in dovere di indossare, bombardata in ogni film e telefilm da immagini di donne in completi salwar, con i negozi di sari che diminuivano e, con essi, i sarti che confezionavano i top per i sari (cartelli come questo in una fiorente sartoria a Panjagutta, una frazione di Hyderabad, "A causa di un calo di domanda, non si accettano ordini per top di sari", non sono rari), e con i negozi di salwar kameez che spuntano come funghi in tutta la città, non ci è voluto molto perchè Rajini cedesse alla tentazione. Ebbe la sua occasione quando andò in viaggio a Singapore. Rajini si fece un guardaroba di completi salwar col pretesto che erano più facili da lavare, indossare e portare in viaggio dei sari. Quando è tornata dalle sue due settimane di vacanza, Rajini ha abbandonato il sari - per l'uso quotidiano, almeno.
Per anni, ci siamo sentite orgogliose - per usare la frase piuttosto emotiva di Chishti - "della capacità del sari di reinterpretare la tradizione culturale in modi sempre nuovi". Ma ironicamente, è stata proprio questa reinvenzione che può star portando all'abbandono del sari. Gli storici dicono che il sari, anticamente, aveva poco a che fare con l'aspetto dell'abito attuale che porta lo stesso nome. Il sari d'altri tempi era poco più di un drappo avvolto in modo diafano attorno alla metà inferiore del corpo, lasciando il torso scoperto. Ma ogni incursione di dominatori dal Nord e dall'Ovest ha aggiunto un nuovo strato al rudimentale dhoti [che rappresenta la versione maschile del sari, usata ancora oggi, e risulta in una specie di pantalone; una volta il sari era come il dhoti], iniziando dal top e dalla sottogonna, fino all'ingombrante sari moderno inventato nell'Ottocento per soddisfare la bigotteria vittoriana. "Il sari è il più scomodo abito da indossare", lamenta la pediatra Asha Benkappa, che insegna alla facoltà di medicina di Bangalore [metropoli del sud dell'India, capitale del Karnataka].
Un segno dei tempi che cambiano è "Fazal e figli", un popolare negozio in via Commerciale, a Bangalore. Solo negli ultimi anni, lo spazio dedicato ai sari si è ridotto a meno di un piano, metre il resto dei tre piani del negozio è dedicato ai completi salwar. Di fatto, la generazione in jeans di Bangalore, così come i suoi colleghi di Chennai e Hyderabad, sta reinventando il concetto di abbigliamento formale. "Alle ragazze piacciono solo i vestiti occidentali [notate che il salwar kameez rientra nella categoria, pur essendo considerato etnico]. Portano il salwar kameez alle occasioni formali come i matrimoni,"spiega il dott. Asha, "dà loro la possibilità di vestirsi in maniera etnica". Visto che possono portare un bindi, fiori nei capelli, braccialetti [bangles/churia] e mehndi [tutti "accessori" obbligatori alle cerimonie induiste] anche con un salwar kameez, si risparmiano la seccatura di portare un sari persino alle occasioni formali, spiega. Tyebji concorda "La donna post-indipendenza [dopo il 1947], anche se disposta a sperimentare con le variazioni regionali dell'abito, non voleva rinunciare alla sua indianità, ma la generazione successiva aspira ad un'immagine diversa, che guarda all'Occidente".
E' interessante notare che nella lotta tra abbigliamento occidentale e tradizionale, in cui i giovani si oppongono agli anziani, il completo salwar di ispirazione islamica sta avendo un ruolo intrigante.
"Il salwar kameez si sta comportando da cuscinetto ammortizzatore contro la potente onda d'urto dell'occidentalizzazione", sottolinea Chishti. Questo si è reso evidente un paio d'anni fa, quando il Christ College di Bangalore ha imposto nuove regole per l'abbigliamento agli studenti. Jeans e gonne sono stati banditi ed alle ragazze è stato ordinato di presentarsi solo in salwar kameez. Ma persino un rigido regolamento può non essere capace di tenere le ragazze lontane dall'abbigliamento occidentale. Come sottolinea Mohanjeet Grewal, uno stilista che lavora a Parigi, "Il salwar kameez è solo il primo passo nell'occidentalizzazione del nostro abbigliamento. Non si ferma mai al salwar kameez, come si può vedere nei nostri film".
Comunque, i tradizionalisti come Tyebji insistono sul fatto che il sari tornerà a nuova vita. "Penso che quando il salwar kameez ha iniziato ad essere venduto in massa, in mercati come Lajpat Nagar [a Delhi, il più grande mercato di abbigliamento femminile nel sud dell'asia], le persone alla moda hanno riscoperto il sari come fashion statement". Tyebji dice che la tendenza è diventata percettibile a Dastkar qualche anno fa. "Nessuno comprava i nostri sari negli anni '90 e abbiamo dovuto passare a vendere salwar kameez. Ma pochi anni dopo, il sari è riapparso, stavolta come abbigliamento formale".
Gli stilisti hanno subito iniziato a cavalcare l'onda, reinventando il sari come abito ibrido, con l'attrattiva dell'ombelico scoperto dei tempi antichi, ma con la silhouette e le scollature dei vestiti da sera occidentali. Yves St Laurent disse una volta che il suo unico rimpianto era di non ever inventato il sari. Le sue controparti indiane non condividono questo rimpianto. Per esempio, Shaina N.C., giovane stilista di Bombay, rivendica di non aver soltanto inventato 30 nuove maniere di drappeggiare il sari, ma anche di aver dato al sari una silhouette, trasformandolo da un noioso cliché ad un sexy abito da sera. "Sono la sola stilista al mondo ad aver reso il sari un abbigliamento formale", sostiene Shaina. "Con le mie innovazioni di top sartoriali pronti e persino corsetti, i sari stanno diventando il massimo della moda se si vuol essere eleganti per 2-3 ore".
Il sari è morto. Lunga vita al sari!"
Come si diceva, il sari è tutt'altro che morto, ma ha fatto esattamente quello che dicevano gli stilisti negli ultimi 2 paragrafi. E' diventato un abito da sera o di tendenza. I top (choli) degli stilisti sono diventati sempre più simili a reggiseni o bustini ricoperti di strass e paillettes.
E, recuperandolo le dive, il sari tornerà sulle televisioni delle indiane non come un abito da sfigate e popolane, ma come abito delle "arrivate" e delle femmes fatales, assicurandosi lunga vita in tutto il territorio indiano. O almeno così spero.
Abiti indiani e caste
Potreste pensare che i meravigliosi sari siano ciò che le indiane indossano alle feste o nelle occasioni formali, e che il salwar kameez sia l'abbigliamento quotidiano.
Questo è vero per le classi medie, ma non lo è per le classi inferiori, inclusi i cosiddetti intoccabili.
Le donne di casta inferiore portano il sari ogni singolo giorno. Lavorano in sari nei campi, nei poveri laboratori artigiani ed anche nei cantieri stradali o edilizi.
A noi verrebbe da pensare che fare un lavoro pesante in sari implichi che l'abito sia a) di semplice cotone da tutti i giorni e b) molto sporco.
Nessuna delle due condizioni è necessariamente vera, anzi. In una qualche magica maniera, i sari sono puliti e abbastanza spesso decorati (ad esempio, con i bordi dorati) - il che è ancora più sorprendente se si pensa che la maggior parte del bucato viene ancora fatto, sia in campagna che in città, come mia nonna lava i sacchi ed i teli che usa nell'orto, cioè sugli appositi lavatoi in cemento o pietra sulla riva del fiume/canale.
Le caste medio-basse e medio-alte generalmente portano il salwar kameez, poichè questa forma di abbigliamento è considerata più moderna e progressista - segno di emancipazione, in un certo senso.
Ai matrimoni ed ad altre occasioni formali, però, le donne sfoggiano i loro sari, nelle versioni eleganti e luccicose, magari con diverse collane ed una moltitudine di braccialetti (quelli sottili e rigidi, i bangles, inglese, o churia, hindi) su entrambe le braccia.
Le caste superiori vestono all'occidentale, spesso con un kurta* abbinato a dei jeans. Ma anche loro, per le occasioni formali ed eleganti, portano i sari - magari pregiati pezzi tramandati da madre in figlia.
I ricconi, alle occasioni mondane, portano quello che potete vedere addosso ai bollywoodiani sulle continuamente aggiornate e sociologicamente interessanti pagine del modaiolo High Heel Confidential
*Kameez o kurti o kurta, sono tutti nomi per indicare le tipiche tuniche indiane. Di solito si usa dire kurti o kurta se il pezzo è da solo, da portare con i jeans o altri pantaloni, e kameez se è in completo con un salwar o churidar. Poprio per questa differenza di utilizzo, di solito il kurta è più corto del kameez)
venerdì 7 maggio 2010
Sari Tie-Dye (Bandhini e Leheriya)
Un post veloce sui sari tie dye - cioè quelle fantasie ottenute piegando e legando, o annodando, una stoffa (bianca o già colorata) e mettendola a bagno in una tintura. In questo modo l'interno delle pieghe o del nodo non si intinge di colore e resta del colore originale, creando la fantasia per contrasto.
Il tie-dye era una decorazione molto popolare sugli abiti dei "figli dei fiori".
Nei sari indiani tradizionali, il tie-dye è più elegante ed elaborato che sulle magliette degli hippies.
Il Leheriya o Lehariya è una semplicissima fantasia a righe diagonali che si ripete su tutto il sari, ottenuta ripiegando ed arrotolando il sari prima del bagno di tintura.
Se la procedura è poi ripetuta nella direzione opposta, creando un pattern a quadretti/rombi, si chiama Mothra.
Il Bandhini o Bandhani o Bandhej è una tecnica di tie-dye originaria del Rajasthan ed aree limitrofe.
Nel Bandhini si fanno piccoli nodini legando la stoffa col filo attorno a perline o simili.
Si fanno nodini in serie, in "file" per creare fantasie anche elaborate. Il pattern finale risulta così composto di una serie di cerchietti abbastanza irregolari che delineano la fantasia.
Una coppia di foto recentemente comparsa su High Heel Confidential vi mostra i due tipi di sari, Leheriya e Bandhani, nelle loro versioni lusso.
(Shilpa Shetty in Leheriya e Raima Sen in Bandhini, qui)
Il tie-dye era una decorazione molto popolare sugli abiti dei "figli dei fiori".
Nei sari indiani tradizionali, il tie-dye è più elegante ed elaborato che sulle magliette degli hippies.
Il Leheriya o Lehariya è una semplicissima fantasia a righe diagonali che si ripete su tutto il sari, ottenuta ripiegando ed arrotolando il sari prima del bagno di tintura.
Se la procedura è poi ripetuta nella direzione opposta, creando un pattern a quadretti/rombi, si chiama Mothra.
Il Bandhini o Bandhani o Bandhej è una tecnica di tie-dye originaria del Rajasthan ed aree limitrofe.
Nel Bandhini si fanno piccoli nodini legando la stoffa col filo attorno a perline o simili.
Si fanno nodini in serie, in "file" per creare fantasie anche elaborate. Il pattern finale risulta così composto di una serie di cerchietti abbastanza irregolari che delineano la fantasia.
Una coppia di foto recentemente comparsa su High Heel Confidential vi mostra i due tipi di sari, Leheriya e Bandhani, nelle loro versioni lusso.
(Shilpa Shetty in Leheriya e Raima Sen in Bandhini, qui)
venerdì 9 aprile 2010
La naturalità delle stampe Kalamkari
Il Kalamkari è un tipo di lavorazione tipica dell'Andhra Pradesh.
Esistono due tipi di Kalamkaari:
- Il Srikalahasti prevede il disegno a penna e la pittura a mano su stoffa, con diciassette dettagliati passaggi. Le immagini sono solitamente relative a scene dei poemi epico-religiosi indiani.
Esistono rari capi d'abbigliamento in cui viene usato questo tipo di decorazione, riservata però solitamente a pezzi più piccoli da appendere come quadri.
Nella foto, un sari dipinto a mano creato da noti stilisti.
- Il Machilipatnam (dall'omonima città) prevede l'uso della stampa a mano con appositi blocchi di legno intagliati.
Il motivo viene stampato in piccole aree in maniera consecutiva lungo la stoffa, creando la fantasia complessiva.
Colori diversi vengono applicati in fasi di stampa successive in una stessa fantasia, e l'allineamento non è sempre perfetto: la leggera sfasatura delle stampe dei vari colori fa parte della bellezza del capo.
Questa tecnica ha conosciuto il suo apice nel medioevo e gli strumenti ed i materiali sono cambiati poco.
A tutt'oggi, il Kalamkari vero viene eseguito con tinture vegetali o composti minerali del tutto naturali.
Anche il cotone utilizzato per la base è una morbida mussolina non sbiancata (o più raramente seta grezza), quindi ecru come colore.
Questo processo risulta in fantasie dai tipici toni caldi e moderati, come potete vedere nelle immagini.
I colori tipici sono giallo ocra, nero, blu indiano, verde oliva, marrone e rosso mattone.
Il comfort di questi tessuti è sopraffino, la vostra pelle ringrazierà del contatto con materiali così naturali!
(sari nella foto: cortesia di Sari Safari)
Sfortunatamente, il Kalamkari ormai si fa anche con tessuti sbiancati o colorati, con pitture sintetiche e forse anche con stampe automatizzate.
Il prezzo non fa fede: anche il kalamkari "vero" è molto economico; cercate piuttosto un venditore serio e osservate l'aspetto del tessuto: se i colori sono troppo sgargianti o l'allineamento e l'unformità della fantasia sono troppo buoni, abbiate i vostri sospetti.
In Kalamkari si stampano sari, salwar kameez, kurtas/kurtis (tuniche), stole (dupattas), copriletti e copridivani, etc.
La pagina dedicata del SariShop di Sari Safari è una fonte garantita di veri Kalamkari;
Personalmente, mi sono fatta fare un eccellente salwar kameez in vero Kalamkari per 15 euro dall'ormai noto VadaaMalar, anche se non tiene spesso questo materiale.
Esistono due tipi di Kalamkaari:
- Il Srikalahasti prevede il disegno a penna e la pittura a mano su stoffa, con diciassette dettagliati passaggi. Le immagini sono solitamente relative a scene dei poemi epico-religiosi indiani.
Esistono rari capi d'abbigliamento in cui viene usato questo tipo di decorazione, riservata però solitamente a pezzi più piccoli da appendere come quadri.
Nella foto, un sari dipinto a mano creato da noti stilisti.
- Il Machilipatnam (dall'omonima città) prevede l'uso della stampa a mano con appositi blocchi di legno intagliati.
Il motivo viene stampato in piccole aree in maniera consecutiva lungo la stoffa, creando la fantasia complessiva.
Colori diversi vengono applicati in fasi di stampa successive in una stessa fantasia, e l'allineamento non è sempre perfetto: la leggera sfasatura delle stampe dei vari colori fa parte della bellezza del capo.
Questa tecnica ha conosciuto il suo apice nel medioevo e gli strumenti ed i materiali sono cambiati poco.
A tutt'oggi, il Kalamkari vero viene eseguito con tinture vegetali o composti minerali del tutto naturali.
Anche il cotone utilizzato per la base è una morbida mussolina non sbiancata (o più raramente seta grezza), quindi ecru come colore.
Questo processo risulta in fantasie dai tipici toni caldi e moderati, come potete vedere nelle immagini.
I colori tipici sono giallo ocra, nero, blu indiano, verde oliva, marrone e rosso mattone.
Il comfort di questi tessuti è sopraffino, la vostra pelle ringrazierà del contatto con materiali così naturali!
(sari nella foto: cortesia di Sari Safari)
Sfortunatamente, il Kalamkari ormai si fa anche con tessuti sbiancati o colorati, con pitture sintetiche e forse anche con stampe automatizzate.
Il prezzo non fa fede: anche il kalamkari "vero" è molto economico; cercate piuttosto un venditore serio e osservate l'aspetto del tessuto: se i colori sono troppo sgargianti o l'allineamento e l'unformità della fantasia sono troppo buoni, abbiate i vostri sospetti.
In Kalamkari si stampano sari, salwar kameez, kurtas/kurtis (tuniche), stole (dupattas), copriletti e copridivani, etc.
La pagina dedicata del SariShop di Sari Safari è una fonte garantita di veri Kalamkari;
Personalmente, mi sono fatta fare un eccellente salwar kameez in vero Kalamkari per 15 euro dall'ormai noto VadaaMalar, anche se non tiene spesso questo materiale.
Il 'mezzo sari' o Pavada Dhavani
Nel Sud dell'India, l'abbigliamento tradizionale per le fanciulle non ancora sposate è il completo di gonna (pavada o pavadai) e "mezzo sari" (dhavani o davani o thavani), ovviamente con blusa (choli).Nell'Hinglish odierno il completo è comunemente detto "half saree".
Nella foto in rosa, l'attrice Bhoomika Chawla.
Il pavada è un gonnellone a pieghe, che mi ricorda molto le divise dei collegi o le gonne delle nonne, ma lungo fino ai piedi.
Il davani è una specie di grande stola che mima la parte terminale del sari, con tanto di pallu (parte terminale decorata).
Si infila in vita, davanti, e si fa girare attorno ai fianchi, per poi portalo sulla spalla, esattamente come fareste con un sari.
Spesso pavada e choli (gonna e top) sono coordinati, mentre il dhavani è in colore coordinato ma contrastante. In altri casi, dhavani e pavadai possono essere dello stesso colore, o ci possono essere altre combinazioni di colore tra i tre elementi del completo.
Nell'immagine, da SareeTimes, un pezzo dagli stilisti Swapna e Seema comparso ad una recente sfilata.
Personalmente trovo che il pavada dhavani non stia bene a nessuno sopra la taglia 40, non per il dhavani ma per l'impietoso effetto del plissé del pavadai (cfr. immagini).
Se notate, Swapna&Seema hanno eliminato il plissé ed utilizzato stoffe molto molto fluide per riuscire a far stare bene il loro completo.
Particolarmente sfortunato, esteticamente parlando, trovo sia il caso in cui pavada e dhavani sono di colori contrastanti, perchè la figura pare ancora più tozza.
mercoledì 10 marzo 2010
Decorare la fronte: Bindi, Sindoor e Tikka
Il Bindi è l'ornamento indiano che si applica alla fronte, tra le sopracciglia.
Simbolo di appartenenza religiosa induista, era considerato parte integrante dell'abbigliamento della donna fino a non molto tempo fa (solo per le donne sposate nel Nord, per tutte nel Sud).
Tradizionalmente il bindi è fatto con una polvere colorata che si applica con le dita, ma si sono poi aggiunte le versioni commerciali adesive, di ogni colore e forma, con elementi dorati e pietruzze.
Il web è pieno di pagine sulla storia del bindi, non farò un doppione qui.
Quello che forse può essere utile sapere è che il bindi non si mette in mezzo alla fronte, come fanno tante occidentali neo-hippy o danzatrici del ventre, ma tra le sopracciglia (un po' più in alto o un po' più in basso a seconda delle tradizioni locali).
Questo mal-posizionamento occidentale deriva probabilmente dal fatto che le nostrane fanciulle sentono dire che il bindi segna il terzo occhio, che immaginano in mezzo alla fronte, e lì piazzano il bindi.
In realtà, volendo entrare in dettagli tecnici, ecco dove sta la storia nascosta, riportatami da un colto signore di Calcutta (un collega pranic healer di un certo livello).
Premessa:
Sulla fronte non ci sta un solo chakra (centro energetico) ma due.
Un chakra è quello della fronte vero e proprio e sta un po' più giù dell'attaccatura dei capelli, e presiede alla chiaroveggenza (e, fisiologicamente, contribuisce a controllare ed energizzare il sistema nervoso centrale).
Un altro chakra è l'ajna, che si trova appunto dove si applica il bindi, ed è il centro della volontà e dell'intelligenza astratta (e, fisiologicamente, contribuisce a controllare ed energizzare SNC, occhi e ipofisi).
Queste info sui chakra sono parte degli insegnamenti di Master Choa (fondatore del moderno Pranic Healing).
Il bindi, nella sua funzione energetica, nasce un sacco di tempo fa come strumento maschile a protezione del chakra ajna - il discernimento, la volontà - da influenze indebite.
Per influenze indebite intendo il fatto che qualcuno cerchi di dominare mentalmente la persona, convincerla ad esempio a comprare qualcosa che non vuole comprare, instillare cattivi consigli etc.
Questa origine, molto più credibile del fatto di "segnare il terzo occhio", rende ovvio il fatto che il bindi fosse applicato sull'ajna e non sul chakra della fronte.
Questa versione è confermata dalle note storiche di surfindia qui.
Seconda info utile, il bindi come accessorio abituale sta andando sempre più in disuso in India - molto più del sari.
Al proposito, non crediate che serva mettere il bindi col sari.
Anzi, se mettete sia bindi che sari, a meno che non stiate andando ad una cerimonia induista di un certo peso, avrete un look molto "arretrato" per i gusti giovani contemporanei.
Nessuno vi vieta di farlo, ma avrete un aspetto molto tradizionale (tradizionale come opposto a giovane e contemporaneo, come se vi vestiste qui come vostra nonna)
Dimostrazione di questa tendenza è il fatto che se guardate le foto delle attrici bollywoodiane (lo specchio dei modelli culturali attuali) ai vari eventi mondani, ne trovate pochissime con sari e bindi, mentre abbondano le foto con sari senza bindi.
Aishwarya li porta più spesso, ma lei ha una nota inclinazione per il look tradizionale.
In foto, quella splendida creatura della Deepika Padukone.
Potete utilizzare il kumkum (polvere rossa apposita) per disegnarvi con la punta del dito un bel cerchio rosso, oppure acquistare i bindi adesivi online.
Per l'acquisto dei bindi adesivi, eBay è sempre una grande fonte!
Ottimo è anche il sito Fancy Bindi, prezzi e scelta meglio che su eBay, ma accetta solo ordini minimi di 18 dollari.
Ovunque li compriate, tenete a mente che per dei bindi abbastanza semplici (non quelli da cerimonia), qualsiasi prezzo di più di 2 euro a confezione è un furto.
Altra cosa è il sindoor, polvere rossa come il kumkum (composizione chimica diversa però) che si applica nella riga in mezzo dei capelli.
Si mette il sindoor in un solo punto all'attaccatura dei capelli oppure per alcuni centimetri lungo la riga, fino all'attaccatura dei capelli.
Il sindoor è un simbolo dello status di donna sposata, ma ormai lo usano solo le donne anziane, o in ambiti rurali, o nelle cerimonie nuziali a tutt'oggi (lo sposo applica il sindoor alla sposa).
(foto di Aish qui)
Altro ancora è il tikka o tika o mang tika, un gioiello che si porta sempre nella riga in mezzo dei capelli.
Il tikka consiste in una catenella che si fissa ai capelli con un piccolo uncino, metra all'altra estremità vi è un pendente che, stavolta sì, segna il terzo occhio.
Il tikka è per la cerimonia del matrimonio e per le neo-spose - indossato ad eventi speciali per il primo anno di matrimonio circa.
Si può portare con o senza bindi.
Simbolo di appartenenza religiosa induista, era considerato parte integrante dell'abbigliamento della donna fino a non molto tempo fa (solo per le donne sposate nel Nord, per tutte nel Sud).
Tradizionalmente il bindi è fatto con una polvere colorata che si applica con le dita, ma si sono poi aggiunte le versioni commerciali adesive, di ogni colore e forma, con elementi dorati e pietruzze.
Il web è pieno di pagine sulla storia del bindi, non farò un doppione qui.
Quello che forse può essere utile sapere è che il bindi non si mette in mezzo alla fronte, come fanno tante occidentali neo-hippy o danzatrici del ventre, ma tra le sopracciglia (un po' più in alto o un po' più in basso a seconda delle tradizioni locali).
Questo mal-posizionamento occidentale deriva probabilmente dal fatto che le nostrane fanciulle sentono dire che il bindi segna il terzo occhio, che immaginano in mezzo alla fronte, e lì piazzano il bindi.
In realtà, volendo entrare in dettagli tecnici, ecco dove sta la storia nascosta, riportatami da un colto signore di Calcutta (un collega pranic healer di un certo livello).
Premessa:
Sulla fronte non ci sta un solo chakra (centro energetico) ma due.
Un chakra è quello della fronte vero e proprio e sta un po' più giù dell'attaccatura dei capelli, e presiede alla chiaroveggenza (e, fisiologicamente, contribuisce a controllare ed energizzare il sistema nervoso centrale).
Un altro chakra è l'ajna, che si trova appunto dove si applica il bindi, ed è il centro della volontà e dell'intelligenza astratta (e, fisiologicamente, contribuisce a controllare ed energizzare SNC, occhi e ipofisi).
Queste info sui chakra sono parte degli insegnamenti di Master Choa (fondatore del moderno Pranic Healing).
Il bindi, nella sua funzione energetica, nasce un sacco di tempo fa come strumento maschile a protezione del chakra ajna - il discernimento, la volontà - da influenze indebite.
Per influenze indebite intendo il fatto che qualcuno cerchi di dominare mentalmente la persona, convincerla ad esempio a comprare qualcosa che non vuole comprare, instillare cattivi consigli etc.
Questa origine, molto più credibile del fatto di "segnare il terzo occhio", rende ovvio il fatto che il bindi fosse applicato sull'ajna e non sul chakra della fronte.
Questa versione è confermata dalle note storiche di surfindia qui.
Seconda info utile, il bindi come accessorio abituale sta andando sempre più in disuso in India - molto più del sari.
Al proposito, non crediate che serva mettere il bindi col sari.
Anzi, se mettete sia bindi che sari, a meno che non stiate andando ad una cerimonia induista di un certo peso, avrete un look molto "arretrato" per i gusti giovani contemporanei.
Nessuno vi vieta di farlo, ma avrete un aspetto molto tradizionale (tradizionale come opposto a giovane e contemporaneo, come se vi vestiste qui come vostra nonna)
Dimostrazione di questa tendenza è il fatto che se guardate le foto delle attrici bollywoodiane (lo specchio dei modelli culturali attuali) ai vari eventi mondani, ne trovate pochissime con sari e bindi, mentre abbondano le foto con sari senza bindi.
Aishwarya li porta più spesso, ma lei ha una nota inclinazione per il look tradizionale.
In foto, quella splendida creatura della Deepika Padukone.
Potete utilizzare il kumkum (polvere rossa apposita) per disegnarvi con la punta del dito un bel cerchio rosso, oppure acquistare i bindi adesivi online.
Per l'acquisto dei bindi adesivi, eBay è sempre una grande fonte!
Ottimo è anche il sito Fancy Bindi, prezzi e scelta meglio che su eBay, ma accetta solo ordini minimi di 18 dollari.
Ovunque li compriate, tenete a mente che per dei bindi abbastanza semplici (non quelli da cerimonia), qualsiasi prezzo di più di 2 euro a confezione è un furto.
Altra cosa è il sindoor, polvere rossa come il kumkum (composizione chimica diversa però) che si applica nella riga in mezzo dei capelli.
Si mette il sindoor in un solo punto all'attaccatura dei capelli oppure per alcuni centimetri lungo la riga, fino all'attaccatura dei capelli.
(foto di Aish qui)
Altro ancora è il tikka o tika o mang tika, un gioiello che si porta sempre nella riga in mezzo dei capelli.
Il tikka consiste in una catenella che si fissa ai capelli con un piccolo uncino, metra all'altra estremità vi è un pendente che, stavolta sì, segna il terzo occhio.
Il tikka è per la cerimonia del matrimonio e per le neo-spose - indossato ad eventi speciali per il primo anno di matrimonio circa.
Si può portare con o senza bindi.
Altra cosa è il tilak, da non condondersi col bindi anche se l'origine è comune.
Il tilak è un segno fatto sulla fronte con le dita, utilizzando una polvere colorata. Questa polvere può essere kumkum - rosso, polvere di sandalo - beige, curcuma - gialla, cenere, argilla o altro.
Il tilak è portato da donne e uomini nelle festività religiose, o da alcuni anche ogni giorno, secondo le tradizioni locali. Inoltre, un sacerdote applica il tilak a chi entra in un tempio come segno di benedizione della divinità.
Il tilak ha solo significato religioso, non ha nulla a che fare con abbigliamento ed accessori femminili.
Ha una specifica forma diversa a seconda della tradizione induista di riferimento.
(non ho resistito a mettere questa immagine di Sita Mata, religiosa indiana che imbocca con commovente intimità il suo orfano cucciolo di scimmia)
giovedì 4 marzo 2010
Sari del Kerala
Dopo aver sognato le palme del Kerala col nostro dolce di latte di cocco e riso, siamo di nuovo nella regione per parlare dei sari tradizionali.
Le Keralite, per le festività religiose più importanti come l'Onam, vestono tradizionalmente un completo simile al sari ma fatto di due parti, il Mundum Neriyathum (o Mundu Set).
(foto da qui)
Questo completo è di antica derivazione storica, essendo l'ultimo discendente dell'antico sari che copriva solo la parte inferiore del corpo, ora rappresentato dal Mundi, il pezzo inferiore del completo.
Il Neriyathum, il "pezzo sopra" si è aggiunto dopo, storicamente.
Completa il quadro il top (choli), di origine ancora più recente - essenzialmente con la dominazione inglese - e che richiama i colori dei bordi del sari. Se i bordi sono in oro a tinta unita, il top può essere nel colore del corpo del sari, ma spesso anche in verde o bordeaux.
Una versione a sari intero (non in due pezzi) del mundu set è il set-sari o Kasavu sari, che per estetica assomiglia molto al mundu set.
(foto da qui)
Riconoscere il mundu set dal set-sari:
col mundu vedete un bordo verticale colorato lungo la coscia e niente pieghe, mentre il sari è portato con le classiche pieghe dello stile nivi.
Sari keraliti particolarmente pregiati sono prodotti nel distretto di Balarampuram, con video qui ed intera sezione dedicata nel Sari Shop di Sari Safari qui.
Le Keralite, per le festività religiose più importanti come l'Onam, vestono tradizionalmente un completo simile al sari ma fatto di due parti, il Mundum Neriyathum (o Mundu Set).
(foto da qui)
Il corpo del mundu set è in seta o cotone, in tessitura leggerissima ma di notevole qualità e resistenza.
I colori tipici sono bianco, naturale (cotone non sbiancato) e sandalo (beige rosato).
I bordi dei sari del Kerala sono detti Kasavu e sono solitamente lavorati in zari, filo argentato bagnato in oro. Ovviamente lo zari può essere "vero" e costosissimo, o "commerciale" e più economico.
Il bordo può essere in oro semplice o abbinato a motivi in colori come il verde o il bordeaux.
(foto da qui)
Questo completo è di antica derivazione storica, essendo l'ultimo discendente dell'antico sari che copriva solo la parte inferiore del corpo, ora rappresentato dal Mundi, il pezzo inferiore del completo.
Il Neriyathum, il "pezzo sopra" si è aggiunto dopo, storicamente.
Completa il quadro il top (choli), di origine ancora più recente - essenzialmente con la dominazione inglese - e che richiama i colori dei bordi del sari. Se i bordi sono in oro a tinta unita, il top può essere nel colore del corpo del sari, ma spesso anche in verde o bordeaux.
Una versione a sari intero (non in due pezzi) del mundu set è il set-sari o Kasavu sari, che per estetica assomiglia molto al mundu set.
(foto da qui)
Riconoscere il mundu set dal set-sari:
col mundu vedete un bordo verticale colorato lungo la coscia e niente pieghe, mentre il sari è portato con le classiche pieghe dello stile nivi.
Sari keraliti particolarmente pregiati sono prodotti nel distretto di Balarampuram, con video qui ed intera sezione dedicata nel Sari Shop di Sari Safari qui.
mercoledì 3 marzo 2010
Sari del Bengala
Nel Bengala - occidentale ed orientale, quest'ultimo oggi Bangladesh - si producono splendidi sari.
Abbiamo già visto i pregiati Baluchari nell'apposito post.
I sari Jamdani sono tessuti in cotone leggerissimo ed arioso;
nella loro trama è "incastrato" del filo per fare delle specie di ricami.
Il filo del ricamo non è passato con l'ago sul tessuto finito, come nel normale ricamo, ma inserito in fase di tessitura; le code del filo così incastrato rimangono "volanti" ma resistono benissimo anche alla lavatrice, provare per credere.
I disegni del ricamo sono anche elaborati ma più spesso semplici e geometrici.
Gli Jamdani sono tessuti in diverse lavorazioni specifiche.
Un tipo di Jamdani molto diffuso è il Tangail o Tengail, economico e caratterizzato da una lavorazione con una decorazione a fili alternati in tessitura.
Il Dhakai è un tipo di Jamdani particolarmente pregiato, che si distingue per la maniera più complessa di gestire i fili che arricchiscono trama ed ordito di base.
I sari Tant si distinguono dagli Jamdani per il fatto di avere le fantasie effettuate interamente con i fili di tessitura, cioè senza aggiunta di altri fili "a ricamo".
Il corpo del sari è solitamente di cotone leggerissimo mentre bordi e pallu risultano più pesanti per le lavorazioni decorative, che possono essere anche in zari (filo metallico).
Immagini da sari Magic eccetto che per l'ultima foto, qui
Abbiamo già visto i pregiati Baluchari nell'apposito post.
I sari Jamdani sono tessuti in cotone leggerissimo ed arioso;
nella loro trama è "incastrato" del filo per fare delle specie di ricami.
Il filo del ricamo non è passato con l'ago sul tessuto finito, come nel normale ricamo, ma inserito in fase di tessitura; le code del filo così incastrato rimangono "volanti" ma resistono benissimo anche alla lavatrice, provare per credere.
I disegni del ricamo sono anche elaborati ma più spesso semplici e geometrici.
Gli Jamdani sono tessuti in diverse lavorazioni specifiche.
Un tipo di Jamdani molto diffuso è il Tangail o Tengail, economico e caratterizzato da una lavorazione con una decorazione a fili alternati in tessitura.
Il Dhakai è un tipo di Jamdani particolarmente pregiato, che si distingue per la maniera più complessa di gestire i fili che arricchiscono trama ed ordito di base.
I sari Tant si distinguono dagli Jamdani per il fatto di avere le fantasie effettuate interamente con i fili di tessitura, cioè senza aggiunta di altri fili "a ricamo".
Il corpo del sari è solitamente di cotone leggerissimo mentre bordi e pallu risultano più pesanti per le lavorazioni decorative, che possono essere anche in zari (filo metallico).
Immagini da sari Magic eccetto che per l'ultima foto, qui
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