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giovedì 4 ottobre 2012

Un nuovo contenitore e generatore di Benessere


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lunedì 14 novembre 2011

"what the bleep do we know", la dipendenza emotiva ed il 'pensiero positivo'

Ho visto di recente "what the bleep do we know" "ma che beep ne sappiamo veramente", un film grossomodo sulla scia di "the secret" ma più sul collegamento tra fisica quantistica, filosofia e spiritualità.

chi me l'ha fatto vedere puntava sulla parte in cui, tramite le recenti teorie della fisica, si afferma che la realtà come la vediamo "si crea" nel cervello ed è indistinguibile da un ponte ologrammi, e che le leggi newtoniane funzionano solo ad un livello molto grossolano che è quello della nostra esperienza quotidiana - in pratica, la dimostrazione scientifica di maya. ottimo.

un'altra parte molto interessante, in particolare per chi è appassionato di neuroscienze e psicologia, riguarda la dipendenza chimica emotiva.
riducendo all'osso: per ogni stato d'animo, tendenza o tipo di pensiero prevalente c'è un neuropeptide specifico. un neuropeptide è un messaggero chimico prodotto nel cervello.
ad ogni esperienza del certo tipo produciamo gli specifici neuropeptidi. nel lungo periodo, più facciamo una certa esperienza e più produciamo anche recettori per quel neuropeptide. ma ai recettori non piace stare vuoti. così noi diventiamo dipendenti dai neuropeptidi che produciamo. ad esempio, dal senso di colpa.
questo spiega a livello biochimico dei fenomeni noti e fondamentali per la psicologia, l'evoluzione, la vita:
-la nostra tendenza a reagire in una certa maniera 'simile' alle situazioni nuove che ci arrivano, indipendentemente da quale sia la reazione più appropriata (così ad esempio quando reagiamo con senso di colpa ad una situazione x, ci facciamo una dose di neuropeptidi di colpa) - avrete notato che persone diverse hanno specifiche reazioni 'tipiche' - c'è chi si scusa, chi si arrabbia, chi si deprime...
-perchè ricreiamo sempre le stesse situazioni nella vita
-corrispondentemente, perchè non riusciamo a cambiare: inconsciamente temiamo una sindrome d'astinenza. infatti chi esce da una serie di storie 'sbagliate' e finalmente trova un compagno/a che offre un rapporto sano, spesso non resiste perchè ci 'sta male'; chi si mette a dieta con tutte le buone intenzioni spesso poi scivola indietro perchè inizia ad andare in astinenza dall'autocommiserarsi e sentirsi brutto, grasso, rifiutato ... ecco, la difficoltà ad essere migliori e più felici è anche astinenza da emozioni negative.
-l'importanza delle esperienze precoci (imprinting dei genitori) e del condizionamento ambientale sul carattere e sul 'destino'
il fenomeno della dipendenza emotiva ha implicazioni notevoli per il miglioramento personale ed in terapia. 
dire alla gente 'fa' quel che ti senti' è sempre stato sbagliato per certi versi, soprattutto se portato all'estremo come negli ultimi decenni, perchè le persone non sono libere. sono condizionate dall'interno e dall'esterno da numerosi fattori. con la teoria della dipendenza emotiva capiamo ora che quando si vuole cambiare in meglio non è solo necessario essere obiettivi (e non andare dietro alle proprie 'inclinazioni' che sono inaffidabili fino all'illuminazione), ma anche analizzare le proprie dipendenze emotive ed essere pronti a stringere i denti e passare la sindrome d'astinenza. di solito, quando si è coscienti di qualcosa, è anche molto più facile affrontarlo.


per il resto del film... alcuni concetti molto veri annegati e distorti in americanate e brodaglia new age.
hanno ripetuto all'infinito che questo è il mondo delle possibilità e che è la mente che 'ferma', 'cristallizza', 'crea' una delle infinite possibilità che ha il reale mentre non ne sono cosciente, mentre guardo altrove. 
da qui, la grande teoria del pensiero positivo. 
tutto questo è verissimo ma la persona media cosa se ne fa di questo concetto: niente. a parte sentirsi forse in colpa perchè non è in grado di 'pensare abbastanza positivo' da creare la vita che vorrebbe o impedire un frontale a cui gli capita di assistere. solo uno degli esperti consultati ha fatto il commento più utile e rilevante: il 'pensiero positivo' new age è una patina di pensiero positivo sopra una massa di pensiero negativo inconscio, o quantomeno di pensiero condizionato in una certa direzione (ad esempio le leggi della fisica senza andare sul personale). per non parlare della massa dell'inconscio collettivo anche una volta che uno per sè abbia decondizionato il proprio inconscio (ma è poi fattibile? sì ma ad un grado di evoluzione spirituale molto, molto al di là del target di questo film).
poi certo, come ci insegna Master Choa un po' di lavoro è possibile farlo, è possibile aiutare le persone, o aiutarsi, entro un certo grado, ed è buona cosa. ma non dimentichiamo i limiti che ci sono.
e per fortuna che i limiti ci sono! ma ve lo immaginate se tutti materializzassero ciò che desiderano? intanto non ci staccheremmo mai più da maya e sarebbe un enorme problema. IL problema, visto che il nostro scopo fondamentale è tornare a Dio. per non parlare degli altri inconvenienti.


infine... mi chiedevo chi fosse la bionda con i modi da capitano Kirk della prima serie, un ego gigantesco ed alcune 'misconceptions' di base accanto ad altre buone idee... e ai titoli di coda ho capito perchè 'a pelle' i libri di Ramtha non mi avevano mai attirato, anzi, mi avevano sempre insospettito.

domenica 26 dicembre 2010

...si morrebbe, non di spavento ma d'amore...

...Scusate il periodo d'assenza ma ero impegnata a superare l'esame di Stato...

Natale, tempo di "ritiro di comunità educativa" nella nostra scuola (cattolica).
Non sono cattolica ma mi piace lavorare coi cattolici per una serie di buoni motivi di cui magari parlerò più avanti.

Quest'anno è venuto a proporre un intervento niente meno che il vescovo.
Discorso "alto", da facoltà di teologia, non privo di spunti profondi e toccanti.

Tutto il discorso era imperniato sul ruolo della "parola di Dio" per la comunità educativa, cosa molto importante per i cristiani che, nelle parole del vescovo riprese da quelle di Gesù, "vivono di parola di Dio".
[non entro ora nella discussione dell'errore di fondo nell'interpretazione ecclesiastica di questo sacro concetto e conseguenti notevoli ricadute pratiche... dico solo... om!]

Il discorso proseguiva essenzialmente sul fatto che gli educatori devono rendersi portatori della parola di Dio, essere educatori su quella base.

Nel dibattito a fine discorso qualcuno aveva portato la difficoltà a mettere in pratica la Parola, sia nel senso del saper agire "sul momento" in un'infinità di casi specifici traducendo il generale nel particolare, sia nel senso di riuscire ad essere all'altezza di quanto dice il Vangelo.

Altri avevano condiviso di essere stati stimolati una volta di più a riflettere sul fatto che "non si insegna ciò che si sa, ma ciò che si è". Grande verità.

Non sono intervenuta, ma avrei voluto dire che la risposta a chi aveva condiviso la propria difficoltà poteva venire proprio collegandosi a chi aveva evidenziato che non si insegna ciò che si sa ma ciò che si è.
Pensare di applicare istantaneamente dal generale al particolare ed in modo perfetto ciò che dicono i Vangeli nelle centinaia di occasioni di una giornata, magari in una scuola con ragazzi difficili, non credo sia cosa da potersi chiedere ad un essere umano. Crea solo sensi di colpa inutili, come se i poveri cattolici non ne avessero già abbastanza.

Quello che secondo me ha senso fare per essere educatori, e persone in generale, "portatori della parola di Dio" è esserne informati - non nel senso di esserne a conoscenza, ma nel senso etimologico di in-formare, cioè farla entrare nella nostra forma, farci forgiare da essa.

Ma non si deve intendere solo come ascolto, per quanto col cuore, del Vangelo, che pure va bene, ma come accoglienza della Parola, del Verbo (vibrazione cosmica, OM) dentro di noi tramite la meditazione. Sì ok anche la preghiera e la lettura delle scritture fa questo ma va così piano!!

Se si cambia la nostra struttura vibrazionale facendosi in-formare dal Verbo, allora saremo persone diverse, ci comporteremo e parleremo in modo diverso, trasmetteremo ed insegneremo cose diverse. Senza alambiccarsi il cervello e patire stress infami cercando di arrivare con la mente umana al di là di se stessa.
Come diceva Einstein, "nessun problema può essere risolto usando lo stesso livello di coscienza che lo ha creato". Motivo per cui bisogna meditare :-)

Parlando ancora del fatto che non tutto si può o si deve capire con la mente umana perchè ciò che la trascende è infinitamente di più di ciò che essa può comprendere...
Non ricordo come il vescovo sia arrivato a questa citazione - non come l'ho poi collegata io - ma l'ho trovata meravigliosa. Non avrei scritto tutto l'articolo, che in fondo sono quattro ovvietà (chiedo scusa), se non avessi avuto la citazione da attaccare alla fine.
Citazione di san Giovanni Maria Vianney, aka il curato d'Ars, patrono dei sacerdoti.
GMV parlava del sacerdote, ma estendo il concetto a tutti.

"se si potesse comprendere il mistero [della creazione] si morrebbe... non di spavento, ma d'amore"

E' talmente bella che ve la lascio così, da assaporare, da meditare, senza aggiungere commenti....

venerdì 26 novembre 2010

Sull'amore incondizionato

L'amore incondizionato è molto inflazionato al giorno d'oggi.

Piccola introduzione tanto per metterci d'accordo su ciò di cui si parla:

L'amore incondizionato come concetto ci arriva dalla psicologia, dalle teorie delle relazioni oggettuali (ad es. Bowlby), e si oppone all'amore condizionato che è una strategia tipica della larga maggiornaza dei genitori.
L'amore condizionato è quello per cui "ti voglio bene se ... a b c..." e "non ti voglio bene se ... x y z ...", e visto che l'amore del genitore è la cosa fondamentale per un bambino, il bambino farà ciò a cui il genitore condiziona il proprio amore - e mi fermo qui senza entrare nei libri che sono stati scritti sulle implicazioni di questo.
L'amore incondizionato è quello per cui "io ti voglio bene comunque" senza "se"; se c'è un comportamento sbagliato o qualcosa che non va bene, si mette in discussione il comportamento e non la persona - e ad ogni modo non si ritrae il proprio amore per la persona in sè.

L'amore incondizionato è molto di moda nelle varie correnti "New Age".
Se ne parla molto, forse molti credono di praticarlo, ma ci sono alcune fondamentali domande a riguardo, che probabilmente molti neanche si pongono:

Come si mette in pratica l'amore incondizionato? Ne siamo effettivamente in grado?
Come posso essere sicuro/a che il mio amore incondizionato non sia amore condizionato travestito da incondizionato?
Come posso essere sicuro che il mio concetto di amore incondizionato non sia condizionato (scusate il gioco di parole ma ci sta) dal mio orizzonte intellettuale-storico-culturale?

Le mie personali risposte alle prime due domande sono:
provo a fare del mio meglio, ma in fondo non lo so, ed anzi ho forti riserve su come me la cavo su quel fronte - io e l'essere umano in generale

La mia risposta alla terza domanda (da psicologa socioculturale quale sono) è:
impossibile, anzi, sono ragionevolmente sicura dell'opposto

Non vado oltre qui, solo un po' di food for thought...
Continuate le riflessioni voi per voi...

Umiltà intellettuale... svegliamoci la mattina e ricordiamoci dell'umiltà intellettuale... altrimenti, come sempre nelle correnti spirituali, tutti bravi a sentirsi tanto avanti, tanto buoni e tanto nel giusto...

[L'idea del post mi era venuta pensando a tutte le volte in cui un certo americano mi ha parlato di amore incondizionato... tutto il rispetto per gli Stati Uniti, ma benedetti, proprio mancano di insight culturale (cioè: pensano che come vedono loro le cose sia l'unico modo giusto, vedono un assoluto invece di un relativo - ve ne accorgete anche dalla loro politica estera no?). Per questa persona, aggiungete, al background americano, un amore condizionato travestito da amore incondizionato per mancanza di insight personale (nonostante le sue numerose altre doti)... ed il risultato è talmente disastroso che rasenta il comico...]

sabato 30 ottobre 2010

Vita notturna

Ieri ho ricevuto un istruttivo tour in un mondo fino ad allora a me sconosciuto: un night ed un locale di lap dance. 


Come diceva MCKS riguardo a posti come Las Vegas, è bene andarci almeno una volta, per osservare ed imparare qualcosa di più sul mondo - e per esercitarsi a non avere pregiudizi, non giudicare, e stare bene in qualsiasi contesto. 


Avevo detto di no a più di una proposta di andare a Vegas quand'ero in California, ma stavolta ho accettato (anche se per visitare ben meno di Vegas).


Immaginate una come me - che negli ultimi 10 anni si è abituata, in parte per circostanze, in parte per necessità, in parte per scelta, a non andare quasi mai per locali di alcun genere, neanche "normali" - che una sera viene tuffata, a mo' di bustina di tè, nel mondo della vita notturna. Che sbalzo!


Ora, ho avuto modo di osservare che uno dei moltissimi modi in cui si possono suddividere le persone sul percorso spirituale è in base al loro atteggiamento verso ciò che non è "spirituale". 
C'è chi, per ortodossia o per cautela, sta ben lontano da tutto ciò e tutti coloro che non sono "spirituali". 
Poi c'è chi, pur seguendo abitualmente la propria scelta di vita, non ha problemi a relazionarsi con chiunque e ad andare da qualsiasi parte. 
In realtà queste due posizioni sono poli di un continuum e la grande maggioranza delle persone (me compresa) si trova in qualche punto tra i due poli, e la stessa persona può attraversare fasi diverse o reagire in maniera diversa in momenti diversi.
Comunque, chi conosce il blog sa che non sono con gli ultraortodossi ma con gli elastici. Riconosco che la mia è una posizione non unanime e forse neanche prevalente tra le persone sul percorso spirituale, ed ammetto la possibilità che siamo noi "elastici" a sbagliare.


Tornando a ieri, l'esperienza è stata davvero interessante e diversa da come me l'aspettavo.


Come diceva l'amico che mi ha accompagnata, le persone che non sono mai andate in locali del genere pensano che si tratti di luoghi infernali di perdizione con scene alla Bosch (il pittore, non la ditta), mentre in realtà sono addirittura più "sani" di tante discoteche.


Ora, i miei ricordi delle discoteche sono lontani negli anni, e forse nel frattempo è cambiato qualcosa, ma per quel che ricordo io confrontato con quello che ho visto ieri sera, l'amico ha ragione. Nel senso che non c'è "casino" (passatemi il termine, ma nel contesto è anzi azzeccato), tutti sono molto composti, l'unica cosa diversa da un qualsiasi locale è la presenza di ragazze quasi nude. 


Prima di partire mi chiedevo se avrei trovato un ambiente soffocantemente pesante, se avrei trovato semplicemente persone moleste o che si comportavano male, mi immaginavo diversi scenari possibili, compreso quello che avrei finito per reagire splittando il comportamento esterno (adeguatamente sociale) da quello interno (preghiera).


Niente di tutto ciò. 
Ok, tamas è tamas, che il posto fosse energeticamente buio era scontato. Ma non c'era niente di molesto, niente di soffocante, da nessun punto di vista.
Sarà che, se iniziate a onorare Dio in ogni luogo, in ogni momento ed in ogni persona, è difficile che qualsiasi ambiente, evento o persona vi risulti eccessivamente pesante o intollerabile. Provate, è una buona cosa.


Comunque, ad un certo punto mi sono trovata a sorridere perchè invece di tutto quello che avevo immaginato, quello che c'era era... una pausa.
Il locale era una specie di non-luogo, in cui sembrava che il tempo si fosse fermato, che tutto fosse in un'atmosfera sospesa, come una specie di pausa dell'Orient Express in mezzo al nulla. Come se il resto del mondo andasse avanti, e quella fosse una "bolla". La cosa mi ha colpito.


Mi sono chiesta perchè fosse così e la risposta che mi sembrava avesse senso è che lì le anime stanno ferme. Non c'è niente di evolutivo in quello che fanno. Non imparano nulla di nuovo, non si attivano, non si mettono alla prova - fosse anche per fare qualcosa di sbagliato.
Prendete uno svago fisicamente quasi immobile come la pesca da posta. Evolutivamente è dinamico, perchè uno studia, ragiona, si mette alla prova, esercita pazienza e perseveranza... Ma in un night apparentemente non si fa niente che apporti un qualsiasi valore aggiunto.


L'unica "energia dinamica" era quella delle ragazze, che sono lì temporaneamente per farsi i soldi per i loro progetti (chi per aprirsi un bar qui, chi per farsi la casa nel proprio Paese etc), e quella dei gestori.


Quindi, ero lì, serena, osservavo questa "deformazione spaziotemporale"... questa specie di parco-giochi in mezzo al niente lungo i binari dell'Orient Express... ed ho pensato "Madre, ripartirà il loro treno". E' sempre solo una questione di tempo.
Come diceva MCKS, non si può chiedere al grano di crescere più in fretta; se tirate la pianta per farla allungare, al massimo la strappate.


Comunque, l'esperienza l'ho fatta, e adesso... mai più! 

martedì 19 ottobre 2010

Politica, media e controllo dell'opinione pubblica

Mi è arrivato via mail un bel riassunto in italiano del modello della propaganda del grande zio Noam, che condivido volentieri.
Tutti i riferimenti originali su en.wikipedia.org/wiki/Propaganda_model

Ecco qui l'articolo:


La manipolazione mediatica ormai non ha confini. Il consenso politico e quello d'opinione è regolato attraverso ben precise strategie mediatiche che si appoggiano su 10 regole di base. Noam Chomsky ci aiuta a svelare l'inganno.


In questi giorni di forte instabilità politica si riaccendono i toni e si rimescolano i temi che hanno animato il calderone mediatico degli ultimi 15 anni: sicurezza, giustizia, economia, tradimento, sesso. Nel nostro Paese succede che molti ingenui continuino ad esempio a meravigliarsi delle boutade del presidente del Consiglio, limitandosi a bollare barzellette e proclami del premier brianzolo come uscite inammissibili, senza considerare quanta macchinazione logica stia dietro ad ogni singola affermazione. Un meccanismo ben oliato a cui fanno ricorso non solo uomini politici, ma esperti di marketing e uomini di potere in genere. Un noto studioso di linguistica come Noam Chomsky ha stilato una lista di 10 regole, che vengono utilizzate per drogare le menti, ammaliandole, confondendo in loro ogni percezione, rimescolando realtà e fantasia, evidenza e costruzione illusoria. Ecco quali sono:

1-La strategia della distrazione

L’elemento primordiale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche, attraverso la tecnica del diluvio o inondazioni di continue distrazioni e di informazioni insignificanti. La strategia della distrazione è anche indispensabile per impedire al pubblico di interessarsi alle conoscenze essenziali, nell’area della scienza, l’economia, la psicologia, la neurobiologia e la cibernetica. “Mantenere l’Attenzione del pubblico deviata dai veri problemi sociali, imprigionata da temi senza vera importanza. Mantenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza nessun tempo per pensare, di ritorno alla fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).

2- Creare problemi e poi offrire le soluzioni

Questo metodo è anche chiamato “problema- reazione- soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” prevista per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che si dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, o organizzare attentati sanguinosi, con lo scopo che il pubblico sia chi richiede le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito della libertà. O anche: creare una crisi economica per far accettare come un male necessario la retrocessione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.

3- La strategia della gradualità

Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, a contagocce, per anni consecutivi. E’ in questo modo che condizioni socio-economiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte durante i decenni degli anni 80 e 90: Stato minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione in massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.

4- La strategia del differire

Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria”, ottenendo l’accettazione pubblica, nel momento, per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro che un sacrificio immediato. Prima, perché lo sforzo non è quello impiegato immediatamente. Secondo, perché il pubblico, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. Questo dà più tempo al pubblico per abituarsi all’idea del cambiamento e per accettarlo rassegnato quando arriverà il momento.

5- Rivolgersi al pubblico come ai bambini

La maggior parte della pubblicità diretta al gran pubblico, usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, molte volte vicino alla debolezza, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente mentale. Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se avesse 12 anni o meno, allora, in base alla suggestionabilità, lei tenderà, con certa probabilità, ad una risposta o reazione anche sprovvista di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno (vedere “Armi silenziosi per guerre tranquille”).

6- Usare l’aspetto emotivo molto più della riflessione

Sfruttate l'emozione è una tecnica classica per provocare un corto circuito su un'analisi razionale e, infine, il senso critico dell'individuo. Inoltre, l'uso del registro emotivo permette di aprire la porta d’accesso all’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o indurre determinati comportamenti….

7- Mantenere il pubblico nell’ignoranza e nella mediocrità

Far si che il pubblico sia incapace di comprendere le tecnologie ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. “La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza dell’ignoranza che pianifica tra le classi inferiori e le classi superiori sia, e rimanga, impossibile da colmare dalle classi inferiori".

8- Stimolare il pubblico ad essere compiacente con la mediocrità

Spingere il pubblico a ritenere che è di moda essere stupidi, volgari e ignoranti...

9- Rafforzare l’auto-colpevolezza

Far credere all’individuo che è soltanto lui il colpevole della sua disgrazia, per causa della sua insufficiente intelligenza, delle sue capacità o dei suoi sforzi. Così, invece di ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e s’incolpa, cosa che crea a sua volta uno stato depressivo, uno dei cui effetti è l’inibizione della sua azione. E senza azione non c’è rivoluzione!

10- Conoscere gli individui meglio di quanto loro stessi si conoscano

Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno generato un divario crescente tra le conoscenze del pubblico e quelle possedute e utilizzate dalle élites dominanti. Grazie alla biologia, la neurobiologia, e la psicologia applicata, il “sistema” ha goduto di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia nella sua forma fisica che psichica. Il sistema è riuscito a conoscere meglio l’individuo comune di quanto egli stesso si conosca. Questo significa che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un controllo maggiore ed un gran potere sugli individui, maggiore di quello che lo stesso individuo esercita su sé stesso.

(da Res Marche)

lunedì 20 settembre 2010

Crisi vegetariana e ritorno

La mia vita è sempre corsa molto veloce... faccio fatica a starle dietro... in termini di lezioni, cose nuove, cambiamenti. A volte ho l'impressione di vivere, compresse in una sola, le lezioni e le esperienze di 3-5 incarnazioni normali. Finora è andata "verso l'alto" la maggior parte delle volte, ed io bene o male "tengo botta", quindi va bene...
Ma vi racconto l'ultima, con un copia-incolla da FB. 
(nihil novum per chi mi legge su facebook quindi)



Un'improvvisa epifania ha messo alla prova il mio vegetarianesimo: la Madre Divina è esattamente nella verdura quanto nella carne quanto in tutto il resto del creato. Quando mangiamo, non mangiamo nient'altro che Lei/Lui, così come non vediamo, tocchiamo e respiriamo neint'altro, poichè Lei/Lui è Tutto. Morale della favola: venerdì pasta col tonno.


Appena postato questo su FB, un amico "ortodosso" mi ha subito cazziata dicendo che il vegetarianesimo non è uno stile di vita ma un mezzo per raggiungere determinati obiettivi.
Io mi diverto con gli ortodossi, perchè è sempre una forma di schiavitù, di rigidità, per quanto di rigidità verso "il puro". 

Al che risposi....
Eh già, è più o meno quello che dico a quelli che mi chiedono perchè lo sono (e continuerò ad esserlo). Ma un cambio di prospettiva, una ristrutturazione cognitiva, un insight ogni tanto sono salutari. Proprio GMCKS metteva in guardia dalla rigidità mentale. Ma per me non è stata una sorta di "scusa" o cosa mentale, ho proprio avuto un momento (ne ho avuti diversi nell'ultimo anno ma questo era il primo in cui ho pensato al cibo) in cui tutto, tutto, dentro e fuori, era la Madre Divina. mangiare, inspirare, espirare, aprire gli occhi, chiuderli, solo un flusso di forme diverse dell'unica Sostanza, della sua infinita intelligenza, del suo amore incondizionato.

Poi ho postato anche...



(Tanto per chiarire sono ancora, e continuerò ad essere, latto-ovo-vegetariana. Ma francamente penso che il mio cucchiaio di tonno non mi abbia fatto, karmicamente/ energeticamente/ chimicamente, più male dei pensieri negativi che ho, mio malgrado, inviato a me stessa o al prossimo a vario titolo nell'ultima settimana...



E' facile diventare farisei nei percorsi spirituali. uno medita, è vegetariano, e magari facilmente sorvola sulle proprie ipocrisie, o lo stress, o i propri errori e non-ahimsa ad altro titolo, o il fatto che mangiando vegetariano ma industriale si contribuisce alla sofferenza di madre terra e si mangia cacca non di meno...)

giovedì 12 agosto 2010

Citazione al Volo

Un amico ha segnalato su facebook questo passo da un libro di Fabio Volo, "Esco a fare due passi".
E' delizioso e... vero.

"Lei era entrata in quella parte del cuore dove ci sono le cose più buone, quella simile ad una credenza dei  dolci dove c'è la Nutella, i biscotti, le merendine, la marmellata; quell'angolo di cuore dove quando uno ci entra, succeda quel che succeda, da lì non uscirà mai. Non c'entra l'amore. Ci sono persone che da quando le conosci non smetti mai di volergli bene."




giovedì 22 luglio 2010

La volpe del Piccolo Principe: amicizia e addomesticare

Ecco una delle pagine più belle che si possano leggere (qui ridotta per il blog).

Si può leggere Il Piccolo Principe di Exupéry cento volte senza mai finire di imparare qualcosa leggendolo.

Una recente esperienza di una bella persona che mi sarebbe piaciuto "addomesticare" un po', ma con cui ho fatto una frittata, mi ha ricordato in qualche modo della volpe di Exupéry.

Certo, la portata del discorso della volpe va molto al di là di quello che intendevo fare con questa persona - e molto al di là di come sono in generale, perchè Exupéry ci va pesante sulla dipendenza emotiva, che per me non è una base nei rapporti (di amicizia, coppia etc): non ci si può basare su un bisogno reciproco ma un dare reciproco di quello che si è. Come dico sempre "se uno ti dice che ha bisogno di te, scappa". Non si può avere un rapporto basato sul bisogno a meno che non si parli di bambini. Ma tra adulti, uno prima è, sta bene con se stesso almeno un po', stando bene può ascoltare l'altro e rispettarlo, e di quello che uno è ed ha, dà all'altro.

Ma la pagina della volpe rimane eccezionale...

Tornado a prima, le parole sul come si addomestica qualcuno o qualcosa (in rosa nel testo) sono quelle che mi erano venute in mente riguardo alla mia "frittata" e quello che forse avrei dovuto fare.

Invece di darmi tanto dell'idiota, aggiorno il blog... e non si sa mai che si riesca ancora a rimediare...


"Buon giorno", disse la volpe. 
"Buon giorno", rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.
"Sono qui", disse la voce, "sotto al melo..." 
"Chi sei?" domando' il piccolo principe, "sei molto carino..." 
"Sono una volpe", disse la volpe. 
"Vieni a giocare con me", le propose il piccolo principe, sono cosi' triste..." 
"Non posso giocare con te", disse la volpe, "non sono addomesticata". 
"Ah! scusa", fece il piccolo principe.
Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
"Che cosa vuol dire "addomesticare"?" 

[...]
“E’ una cosa da molto dimenticata. Vuol dire “creare dei legami…” 
“Creare dei legami?” 
“Certo”, disse la volpe. Tu, fino ad ora, per me, sei un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io saro' per te unica al mondo”. 
“Comincio a capire”, disse il piccolo principe. “C’e'un fiore … credo che mi abbia addomesticato…” 
“E’ possibile”, disse la volpe. “Capita di tutto sulla Terra…” 
“Oh! Non e' sulla Terra, disse il piccolo principe. 
La volpe sembro' perplessa: “Su un altro pianeta?" 
“Si'” 
(…) 
Ma la volpe ritorno' alla sua idea: “La mia vita e' monotona. Io do' la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio percio'. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sara' come illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri passi. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto la terra. Il tuo, mi fara' uscire dalla tana, come una musica. 
E poi, guarda! Vedi laggiu' in fondo dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me e' inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo e' triste! Ma tu hai dei capelli color dell’oro. Allora sara' meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano. 
La volpe tacque e guardo' a lungo il piccolo principe : "Per favore... addomesticami", disse. 
"Volentieri", rispose il piccolo principe, "ma non ho molto tempo, pero'. Ho da scoprire degli amici,e da conoscere molte cose". 
"Non si conoscono che le cose che si addomesticano", disse la volpe. 
"Gli uomini non hanno piu' tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose gia' fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno piu' amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!" 
"Che bisogna fare?" domando' il piccolo principe. 
"Bisogna essere molto pazienti", rispose la volpe. "In principio tu ti sederai un po’ lontano da me, cosi', nell’erba. Io ti guardero' con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ piu' vicino..." 
Il piccolo principe torno' l’indomani. 
"Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora", disse la volpe. 
"Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincero' ad essere felice. Col passare dell’ora aumentera' la mia felicita'. 
Quando saranno le quattro, incomincero' ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! 
Ma se tu vieni non si sa quando, io non sapro' mai a che ora prepararmi il cuore... Ci vogliono i riti". 
"Che cos'è un rito?" disse il piccolo principe. 
"Anche questa e' una cosa da tempo dimenticata", disse la volpe. 
"E’ quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un’ora dalle altre ore. C’e' un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedi' ballano con le ragazze del villaggio.
Allora il giovedi' e' un giorno meraviglioso ! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza". 
Cosi' il piccolo principe addomesticò la volpe. 
E quando l’ora della partenza fu vicina:  "Ah!" disse la volpe, "...piangerò". 
"La colpa e' tua", disse il piccolo principe, "io non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi..." 
"E’ vero", disse la volpe. 
"Ma piangerai!" disse il piccolo principe. 
"E’ certo", disse la volpe. 
"Ma allora che ci guadagni?" 
"Ci guadagno", disse la volpe, "il colore del grano".  
[...]

domenica 30 maggio 2010

Come fare presentazioni PowerPoint di qualità: la psicologia di PowerPoint

Questo post è per chi usa PowerPoint - insegnanti, studenti, dirigenti etc - e desidera farlo meglio.

Il problema è che la maggior parte delle persone utilizza male PPT, che è sfortunatamente un programma che si presta molto a questo genere di cattivi utilizzi.

Esistono una serie di regole, basate sui principi che regolano l'elaborazione dell'informazione da parte della mente umana, che vi permettono di fare presentazioni più efficaci.

Queste regole sono esposte in maniera riassuntiva, ma molto chiara e godibile, da Victor Chen in una presentazione che potete scaricare qui.
Visualizzatela in modalità "presentazione" così vi potete vedere gli effetti di tranzisione, che sono parte integrante della lezione.

Un'altra lezione (sempre in formato PPT) molto interessante sulla composizione ottimale di presentazioni PowerPoint e sugli errori da evitare è quella di Joe LaMontagne qui - noterete che i principi di base sono ripresi da Chen.

Il tutto è in inglese ma le presentazioni sono chiare e danno esempi visivi di quello di cui parlano - in ogni caso, resto a disposizione per eventuali necessità di traduzione.


La psicologia di PowerPoint

Molto è stato scritto su PowerPoint, programma inviso ai cognitivisti ed a chi ha effettivamente qualcosa da dire e non solo fumo da vendere.

PowerPoint nasce come strumento per il mondo degli affari e non per quello dell'istruzione. 
In altre parole, questo programma era stato creato per per impressionare e stupire il cliente/target con effetti speciali, transizioni, sfondi, suoni e colori, oscurare o "confondere le acque" riguardo ai punti più deboli o a certi fatti che non si desiderava sottolineare - e chiudere la vendita. 
Un altro utilizzo di destinazione di PPT era aiutare chi non aveva dati consistenti, o non aveva gran che da dire, o non aveva buone notizie, o non aveva doti oratorie, a fare comunque bella figura in azienda - facendo contento il proprio capo o la commissione o il consiglio d'amministrazione.

PPT è stato progettato per fare esattamente questo, ed ha una struttura tale (soprattutto se usate il wizard) che vi conduce facilmente a fare presentazioni qualitativamente scadenti per quanto graficamente impressionanti (tanto fumo e poco arrosto) persino quando effettivamente avete qualcosa di valido e consistente da dire.

Se desiderate saperne di più, ed usare PowerPoint con maggior efficacia, cognizione di causa e rispetto per il vostro pubblico, il web è pieno di risorse:

Vi consiglio di iniziare dal grande Tufte con l'articolo "The cognitive style of PowerPoint" (l'università statale della Louisiana ha generosamente, o incautamente, messo la scansione dell'articolo online - grazie, non costa poco comprarlo!)

Un riassunto dell'articolo, in formato presentazione PPT, è qui.

Joe LaMontagne ha una pagina con una serie di link di risorse sull'argomento.

Grazie a tutti quelli che contribuiranno ad una comunicazione più efficace e di migliore qualità seguendo questi studi.