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giovedì 4 ottobre 2012
Un nuovo contenitore e generatore di Benessere
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lunedì 14 novembre 2011
"what the bleep do we know", la dipendenza emotiva ed il 'pensiero positivo'
Ho visto di recente "what the bleep do we know" "ma che beep ne sappiamo veramente", un film grossomodo sulla scia di "the secret" ma più sul collegamento tra fisica quantistica, filosofia e spiritualità.
chi me l'ha fatto vedere puntava sulla parte in cui, tramite le recenti teorie della fisica, si afferma che la realtà come la vediamo "si crea" nel cervello ed è indistinguibile da un ponte ologrammi, e che le leggi newtoniane funzionano solo ad un livello molto grossolano che è quello della nostra esperienza quotidiana - in pratica, la dimostrazione scientifica di maya. ottimo.
un'altra parte molto interessante, in particolare per chi è appassionato di neuroscienze e psicologia, riguarda la dipendenza chimica emotiva.
riducendo all'osso: per ogni stato d'animo, tendenza o tipo di pensiero prevalente c'è un neuropeptide specifico. un neuropeptide è un messaggero chimico prodotto nel cervello.
ad ogni esperienza del certo tipo produciamo gli specifici neuropeptidi. nel lungo periodo, più facciamo una certa esperienza e più produciamo anche recettori per quel neuropeptide. ma ai recettori non piace stare vuoti. così noi diventiamo dipendenti dai neuropeptidi che produciamo. ad esempio, dal senso di colpa.
questo spiega a livello biochimico dei fenomeni noti e fondamentali per la psicologia, l'evoluzione, la vita:
-la nostra tendenza a reagire in una certa maniera 'simile' alle situazioni nuove che ci arrivano, indipendentemente da quale sia la reazione più appropriata (così ad esempio quando reagiamo con senso di colpa ad una situazione x, ci facciamo una dose di neuropeptidi di colpa) - avrete notato che persone diverse hanno specifiche reazioni 'tipiche' - c'è chi si scusa, chi si arrabbia, chi si deprime...
-perchè ricreiamo sempre le stesse situazioni nella vita
-corrispondentemente, perchè non riusciamo a cambiare: inconsciamente temiamo una sindrome d'astinenza. infatti chi esce da una serie di storie 'sbagliate' e finalmente trova un compagno/a che offre un rapporto sano, spesso non resiste perchè ci 'sta male'; chi si mette a dieta con tutte le buone intenzioni spesso poi scivola indietro perchè inizia ad andare in astinenza dall'autocommiserarsi e sentirsi brutto, grasso, rifiutato ... ecco, la difficoltà ad essere migliori e più felici è anche astinenza da emozioni negative.
-l'importanza delle esperienze precoci (imprinting dei genitori) e del condizionamento ambientale sul carattere e sul 'destino'
il fenomeno della dipendenza emotiva ha implicazioni notevoli per il miglioramento personale ed in terapia.
dire alla gente 'fa' quel che ti senti' è sempre stato sbagliato per certi versi, soprattutto se portato all'estremo come negli ultimi decenni, perchè le persone non sono libere. sono condizionate dall'interno e dall'esterno da numerosi fattori. con la teoria della dipendenza emotiva capiamo ora che quando si vuole cambiare in meglio non è solo necessario essere obiettivi (e non andare dietro alle proprie 'inclinazioni' che sono inaffidabili fino all'illuminazione), ma anche analizzare le proprie dipendenze emotive ed essere pronti a stringere i denti e passare la sindrome d'astinenza. di solito, quando si è coscienti di qualcosa, è anche molto più facile affrontarlo.
per il resto del film... alcuni concetti molto veri annegati e distorti in americanate e brodaglia new age.
hanno ripetuto all'infinito che questo è il mondo delle possibilità e che è la mente che 'ferma', 'cristallizza', 'crea' una delle infinite possibilità che ha il reale mentre non ne sono cosciente, mentre guardo altrove.
da qui, la grande teoria del pensiero positivo.
tutto questo è verissimo ma la persona media cosa se ne fa di questo concetto: niente. a parte sentirsi forse in colpa perchè non è in grado di 'pensare abbastanza positivo' da creare la vita che vorrebbe o impedire un frontale a cui gli capita di assistere. solo uno degli esperti consultati ha fatto il commento più utile e rilevante: il 'pensiero positivo' new age è una patina di pensiero positivo sopra una massa di pensiero negativo inconscio, o quantomeno di pensiero condizionato in una certa direzione (ad esempio le leggi della fisica senza andare sul personale). per non parlare della massa dell'inconscio collettivo anche una volta che uno per sè abbia decondizionato il proprio inconscio (ma è poi fattibile? sì ma ad un grado di evoluzione spirituale molto, molto al di là del target di questo film).
poi certo, come ci insegna Master Choa un po' di lavoro è possibile farlo, è possibile aiutare le persone, o aiutarsi, entro un certo grado, ed è buona cosa. ma non dimentichiamo i limiti che ci sono.
e per fortuna che i limiti ci sono! ma ve lo immaginate se tutti materializzassero ciò che desiderano? intanto non ci staccheremmo mai più da maya e sarebbe un enorme problema. IL problema, visto che il nostro scopo fondamentale è tornare a Dio. per non parlare degli altri inconvenienti.
infine... mi chiedevo chi fosse la bionda con i modi da capitano Kirk della prima serie, un ego gigantesco ed alcune 'misconceptions' di base accanto ad altre buone idee... e ai titoli di coda ho capito perchè 'a pelle' i libri di Ramtha non mi avevano mai attirato, anzi, mi avevano sempre insospettito.
chi me l'ha fatto vedere puntava sulla parte in cui, tramite le recenti teorie della fisica, si afferma che la realtà come la vediamo "si crea" nel cervello ed è indistinguibile da un ponte ologrammi, e che le leggi newtoniane funzionano solo ad un livello molto grossolano che è quello della nostra esperienza quotidiana - in pratica, la dimostrazione scientifica di maya. ottimo.
un'altra parte molto interessante, in particolare per chi è appassionato di neuroscienze e psicologia, riguarda la dipendenza chimica emotiva.
riducendo all'osso: per ogni stato d'animo, tendenza o tipo di pensiero prevalente c'è un neuropeptide specifico. un neuropeptide è un messaggero chimico prodotto nel cervello.
ad ogni esperienza del certo tipo produciamo gli specifici neuropeptidi. nel lungo periodo, più facciamo una certa esperienza e più produciamo anche recettori per quel neuropeptide. ma ai recettori non piace stare vuoti. così noi diventiamo dipendenti dai neuropeptidi che produciamo. ad esempio, dal senso di colpa.
questo spiega a livello biochimico dei fenomeni noti e fondamentali per la psicologia, l'evoluzione, la vita:
-la nostra tendenza a reagire in una certa maniera 'simile' alle situazioni nuove che ci arrivano, indipendentemente da quale sia la reazione più appropriata (così ad esempio quando reagiamo con senso di colpa ad una situazione x, ci facciamo una dose di neuropeptidi di colpa) - avrete notato che persone diverse hanno specifiche reazioni 'tipiche' - c'è chi si scusa, chi si arrabbia, chi si deprime...
-perchè ricreiamo sempre le stesse situazioni nella vita
-corrispondentemente, perchè non riusciamo a cambiare: inconsciamente temiamo una sindrome d'astinenza. infatti chi esce da una serie di storie 'sbagliate' e finalmente trova un compagno/a che offre un rapporto sano, spesso non resiste perchè ci 'sta male'; chi si mette a dieta con tutte le buone intenzioni spesso poi scivola indietro perchè inizia ad andare in astinenza dall'autocommiserarsi e sentirsi brutto, grasso, rifiutato ... ecco, la difficoltà ad essere migliori e più felici è anche astinenza da emozioni negative.
-l'importanza delle esperienze precoci (imprinting dei genitori) e del condizionamento ambientale sul carattere e sul 'destino'
il fenomeno della dipendenza emotiva ha implicazioni notevoli per il miglioramento personale ed in terapia.
dire alla gente 'fa' quel che ti senti' è sempre stato sbagliato per certi versi, soprattutto se portato all'estremo come negli ultimi decenni, perchè le persone non sono libere. sono condizionate dall'interno e dall'esterno da numerosi fattori. con la teoria della dipendenza emotiva capiamo ora che quando si vuole cambiare in meglio non è solo necessario essere obiettivi (e non andare dietro alle proprie 'inclinazioni' che sono inaffidabili fino all'illuminazione), ma anche analizzare le proprie dipendenze emotive ed essere pronti a stringere i denti e passare la sindrome d'astinenza. di solito, quando si è coscienti di qualcosa, è anche molto più facile affrontarlo.
per il resto del film... alcuni concetti molto veri annegati e distorti in americanate e brodaglia new age.
hanno ripetuto all'infinito che questo è il mondo delle possibilità e che è la mente che 'ferma', 'cristallizza', 'crea' una delle infinite possibilità che ha il reale mentre non ne sono cosciente, mentre guardo altrove.
da qui, la grande teoria del pensiero positivo.
tutto questo è verissimo ma la persona media cosa se ne fa di questo concetto: niente. a parte sentirsi forse in colpa perchè non è in grado di 'pensare abbastanza positivo' da creare la vita che vorrebbe o impedire un frontale a cui gli capita di assistere. solo uno degli esperti consultati ha fatto il commento più utile e rilevante: il 'pensiero positivo' new age è una patina di pensiero positivo sopra una massa di pensiero negativo inconscio, o quantomeno di pensiero condizionato in una certa direzione (ad esempio le leggi della fisica senza andare sul personale). per non parlare della massa dell'inconscio collettivo anche una volta che uno per sè abbia decondizionato il proprio inconscio (ma è poi fattibile? sì ma ad un grado di evoluzione spirituale molto, molto al di là del target di questo film).
poi certo, come ci insegna Master Choa un po' di lavoro è possibile farlo, è possibile aiutare le persone, o aiutarsi, entro un certo grado, ed è buona cosa. ma non dimentichiamo i limiti che ci sono.
e per fortuna che i limiti ci sono! ma ve lo immaginate se tutti materializzassero ciò che desiderano? intanto non ci staccheremmo mai più da maya e sarebbe un enorme problema. IL problema, visto che il nostro scopo fondamentale è tornare a Dio. per non parlare degli altri inconvenienti.
infine... mi chiedevo chi fosse la bionda con i modi da capitano Kirk della prima serie, un ego gigantesco ed alcune 'misconceptions' di base accanto ad altre buone idee... e ai titoli di coda ho capito perchè 'a pelle' i libri di Ramtha non mi avevano mai attirato, anzi, mi avevano sempre insospettito.
domenica 26 dicembre 2010
...si morrebbe, non di spavento ma d'amore...
...Scusate il periodo d'assenza ma ero impegnata a superare l'esame di Stato...
Natale, tempo di "ritiro di comunità educativa" nella nostra scuola (cattolica).
Non sono cattolica ma mi piace lavorare coi cattolici per una serie di buoni motivi di cui magari parlerò più avanti.
Quest'anno è venuto a proporre un intervento niente meno che il vescovo.
Discorso "alto", da facoltà di teologia, non privo di spunti profondi e toccanti.
Tutto il discorso era imperniato sul ruolo della "parola di Dio" per la comunità educativa, cosa molto importante per i cristiani che, nelle parole del vescovo riprese da quelle di Gesù, "vivono di parola di Dio".
[non entro ora nella discussione dell'errore di fondo nell'interpretazione ecclesiastica di questo sacro concetto e conseguenti notevoli ricadute pratiche... dico solo... om!]
Il discorso proseguiva essenzialmente sul fatto che gli educatori devono rendersi portatori della parola di Dio, essere educatori su quella base.
Nel dibattito a fine discorso qualcuno aveva portato la difficoltà a mettere in pratica la Parola, sia nel senso del saper agire "sul momento" in un'infinità di casi specifici traducendo il generale nel particolare, sia nel senso di riuscire ad essere all'altezza di quanto dice il Vangelo.
Altri avevano condiviso di essere stati stimolati una volta di più a riflettere sul fatto che "non si insegna ciò che si sa, ma ciò che si è". Grande verità.
Non sono intervenuta, ma avrei voluto dire che la risposta a chi aveva condiviso la propria difficoltà poteva venire proprio collegandosi a chi aveva evidenziato che non si insegna ciò che si sa ma ciò che si è.
Pensare di applicare istantaneamente dal generale al particolare ed in modo perfetto ciò che dicono i Vangeli nelle centinaia di occasioni di una giornata, magari in una scuola con ragazzi difficili, non credo sia cosa da potersi chiedere ad un essere umano. Crea solo sensi di colpa inutili, come se i poveri cattolici non ne avessero già abbastanza.
Quello che secondo me ha senso fare per essere educatori, e persone in generale, "portatori della parola di Dio" è esserne informati - non nel senso di esserne a conoscenza, ma nel senso etimologico di in-formare, cioè farla entrare nella nostra forma, farci forgiare da essa.
Ma non si deve intendere solo come ascolto, per quanto col cuore, del Vangelo, che pure va bene, ma come accoglienza della Parola, del Verbo (vibrazione cosmica, OM) dentro di noi tramite la meditazione. Sì ok anche la preghiera e la lettura delle scritture fa questo ma va così piano!!
Se si cambia la nostra struttura vibrazionale facendosi in-formare dal Verbo, allora saremo persone diverse, ci comporteremo e parleremo in modo diverso, trasmetteremo ed insegneremo cose diverse. Senza alambiccarsi il cervello e patire stress infami cercando di arrivare con la mente umana al di là di se stessa.
Come diceva Einstein, "nessun problema può essere risolto usando lo stesso livello di coscienza che lo ha creato". Motivo per cui bisogna meditare :-)
Parlando ancora del fatto che non tutto si può o si deve capire con la mente umana perchè ciò che la trascende è infinitamente di più di ciò che essa può comprendere...
Non ricordo come il vescovo sia arrivato a questa citazione - non come l'ho poi collegata io - ma l'ho trovata meravigliosa. Non avrei scritto tutto l'articolo, che in fondo sono quattro ovvietà (chiedo scusa), se non avessi avuto la citazione da attaccare alla fine.
Citazione di san Giovanni Maria Vianney, aka il curato d'Ars, patrono dei sacerdoti.
GMV parlava del sacerdote, ma estendo il concetto a tutti.
"se si potesse comprendere il mistero [della creazione] si morrebbe... non di spavento, ma d'amore"
E' talmente bella che ve la lascio così, da assaporare, da meditare, senza aggiungere commenti....
Natale, tempo di "ritiro di comunità educativa" nella nostra scuola (cattolica).
Non sono cattolica ma mi piace lavorare coi cattolici per una serie di buoni motivi di cui magari parlerò più avanti.
Quest'anno è venuto a proporre un intervento niente meno che il vescovo.
Discorso "alto", da facoltà di teologia, non privo di spunti profondi e toccanti.
Tutto il discorso era imperniato sul ruolo della "parola di Dio" per la comunità educativa, cosa molto importante per i cristiani che, nelle parole del vescovo riprese da quelle di Gesù, "vivono di parola di Dio".
[non entro ora nella discussione dell'errore di fondo nell'interpretazione ecclesiastica di questo sacro concetto e conseguenti notevoli ricadute pratiche... dico solo... om!]
Il discorso proseguiva essenzialmente sul fatto che gli educatori devono rendersi portatori della parola di Dio, essere educatori su quella base.
Nel dibattito a fine discorso qualcuno aveva portato la difficoltà a mettere in pratica la Parola, sia nel senso del saper agire "sul momento" in un'infinità di casi specifici traducendo il generale nel particolare, sia nel senso di riuscire ad essere all'altezza di quanto dice il Vangelo.
Altri avevano condiviso di essere stati stimolati una volta di più a riflettere sul fatto che "non si insegna ciò che si sa, ma ciò che si è". Grande verità.
Non sono intervenuta, ma avrei voluto dire che la risposta a chi aveva condiviso la propria difficoltà poteva venire proprio collegandosi a chi aveva evidenziato che non si insegna ciò che si sa ma ciò che si è.
Pensare di applicare istantaneamente dal generale al particolare ed in modo perfetto ciò che dicono i Vangeli nelle centinaia di occasioni di una giornata, magari in una scuola con ragazzi difficili, non credo sia cosa da potersi chiedere ad un essere umano. Crea solo sensi di colpa inutili, come se i poveri cattolici non ne avessero già abbastanza.
Quello che secondo me ha senso fare per essere educatori, e persone in generale, "portatori della parola di Dio" è esserne informati - non nel senso di esserne a conoscenza, ma nel senso etimologico di in-formare, cioè farla entrare nella nostra forma, farci forgiare da essa.
Ma non si deve intendere solo come ascolto, per quanto col cuore, del Vangelo, che pure va bene, ma come accoglienza della Parola, del Verbo (vibrazione cosmica, OM) dentro di noi tramite la meditazione. Sì ok anche la preghiera e la lettura delle scritture fa questo ma va così piano!!
Se si cambia la nostra struttura vibrazionale facendosi in-formare dal Verbo, allora saremo persone diverse, ci comporteremo e parleremo in modo diverso, trasmetteremo ed insegneremo cose diverse. Senza alambiccarsi il cervello e patire stress infami cercando di arrivare con la mente umana al di là di se stessa.
Come diceva Einstein, "nessun problema può essere risolto usando lo stesso livello di coscienza che lo ha creato". Motivo per cui bisogna meditare :-)
Parlando ancora del fatto che non tutto si può o si deve capire con la mente umana perchè ciò che la trascende è infinitamente di più di ciò che essa può comprendere...
Non ricordo come il vescovo sia arrivato a questa citazione - non come l'ho poi collegata io - ma l'ho trovata meravigliosa. Non avrei scritto tutto l'articolo, che in fondo sono quattro ovvietà (chiedo scusa), se non avessi avuto la citazione da attaccare alla fine.
Citazione di san Giovanni Maria Vianney, aka il curato d'Ars, patrono dei sacerdoti.
GMV parlava del sacerdote, ma estendo il concetto a tutti.
"se si potesse comprendere il mistero [della creazione] si morrebbe... non di spavento, ma d'amore"
E' talmente bella che ve la lascio così, da assaporare, da meditare, senza aggiungere commenti....
venerdì 26 novembre 2010
Sull'amore incondizionato
L'amore incondizionato è molto inflazionato al giorno d'oggi.
Piccola introduzione tanto per metterci d'accordo su ciò di cui si parla:
L'amore incondizionato come concetto ci arriva dalla psicologia, dalle teorie delle relazioni oggettuali (ad es. Bowlby), e si oppone all'amore condizionato che è una strategia tipica della larga maggiornaza dei genitori.
L'amore condizionato è quello per cui "ti voglio bene se ... a b c..." e "non ti voglio bene se ... x y z ...", e visto che l'amore del genitore è la cosa fondamentale per un bambino, il bambino farà ciò a cui il genitore condiziona il proprio amore - e mi fermo qui senza entrare nei libri che sono stati scritti sulle implicazioni di questo.
L'amore incondizionato è quello per cui "io ti voglio bene comunque" senza "se"; se c'è un comportamento sbagliato o qualcosa che non va bene, si mette in discussione il comportamento e non la persona - e ad ogni modo non si ritrae il proprio amore per la persona in sè.
L'amore incondizionato è molto di moda nelle varie correnti "New Age".
Se ne parla molto, forse molti credono di praticarlo, ma ci sono alcune fondamentali domande a riguardo, che probabilmente molti neanche si pongono:
Come si mette in pratica l'amore incondizionato? Ne siamo effettivamente in grado?
Come posso essere sicuro/a che il mio amore incondizionato non sia amore condizionato travestito da incondizionato?
Come posso essere sicuro che il mio concetto di amore incondizionato non sia condizionato (scusate il gioco di parole ma ci sta) dal mio orizzonte intellettuale-storico-culturale?
Le mie personali risposte alle prime due domande sono:
provo a fare del mio meglio, ma in fondo non lo so, ed anzi ho forti riserve su come me la cavo su quel fronte - io e l'essere umano in generale
La mia risposta alla terza domanda (da psicologa socioculturale quale sono) è:
impossibile, anzi, sono ragionevolmente sicura dell'opposto
Non vado oltre qui, solo un po' di food for thought...
Continuate le riflessioni voi per voi...
Umiltà intellettuale... svegliamoci la mattina e ricordiamoci dell'umiltà intellettuale... altrimenti, come sempre nelle correnti spirituali, tutti bravi a sentirsi tanto avanti, tanto buoni e tanto nel giusto...
[L'idea del post mi era venuta pensando a tutte le volte in cui un certo americano mi ha parlato di amore incondizionato... tutto il rispetto per gli Stati Uniti, ma benedetti, proprio mancano di insight culturale (cioè: pensano che come vedono loro le cose sia l'unico modo giusto, vedono un assoluto invece di un relativo - ve ne accorgete anche dalla loro politica estera no?). Per questa persona, aggiungete, al background americano, un amore condizionato travestito da amore incondizionato per mancanza di insight personale (nonostante le sue numerose altre doti)... ed il risultato è talmente disastroso che rasenta il comico...]
Piccola introduzione tanto per metterci d'accordo su ciò di cui si parla:
L'amore incondizionato come concetto ci arriva dalla psicologia, dalle teorie delle relazioni oggettuali (ad es. Bowlby), e si oppone all'amore condizionato che è una strategia tipica della larga maggiornaza dei genitori.
L'amore condizionato è quello per cui "ti voglio bene se ... a b c..." e "non ti voglio bene se ... x y z ...", e visto che l'amore del genitore è la cosa fondamentale per un bambino, il bambino farà ciò a cui il genitore condiziona il proprio amore - e mi fermo qui senza entrare nei libri che sono stati scritti sulle implicazioni di questo.
L'amore incondizionato è quello per cui "io ti voglio bene comunque" senza "se"; se c'è un comportamento sbagliato o qualcosa che non va bene, si mette in discussione il comportamento e non la persona - e ad ogni modo non si ritrae il proprio amore per la persona in sè.
L'amore incondizionato è molto di moda nelle varie correnti "New Age".
Se ne parla molto, forse molti credono di praticarlo, ma ci sono alcune fondamentali domande a riguardo, che probabilmente molti neanche si pongono:
Come si mette in pratica l'amore incondizionato? Ne siamo effettivamente in grado?
Come posso essere sicuro/a che il mio amore incondizionato non sia amore condizionato travestito da incondizionato?
Come posso essere sicuro che il mio concetto di amore incondizionato non sia condizionato (scusate il gioco di parole ma ci sta) dal mio orizzonte intellettuale-storico-culturale?
Le mie personali risposte alle prime due domande sono:
provo a fare del mio meglio, ma in fondo non lo so, ed anzi ho forti riserve su come me la cavo su quel fronte - io e l'essere umano in generale
La mia risposta alla terza domanda (da psicologa socioculturale quale sono) è:
impossibile, anzi, sono ragionevolmente sicura dell'opposto
Non vado oltre qui, solo un po' di food for thought...
Continuate le riflessioni voi per voi...
Umiltà intellettuale... svegliamoci la mattina e ricordiamoci dell'umiltà intellettuale... altrimenti, come sempre nelle correnti spirituali, tutti bravi a sentirsi tanto avanti, tanto buoni e tanto nel giusto...
[L'idea del post mi era venuta pensando a tutte le volte in cui un certo americano mi ha parlato di amore incondizionato... tutto il rispetto per gli Stati Uniti, ma benedetti, proprio mancano di insight culturale (cioè: pensano che come vedono loro le cose sia l'unico modo giusto, vedono un assoluto invece di un relativo - ve ne accorgete anche dalla loro politica estera no?). Per questa persona, aggiungete, al background americano, un amore condizionato travestito da amore incondizionato per mancanza di insight personale (nonostante le sue numerose altre doti)... ed il risultato è talmente disastroso che rasenta il comico...]
sabato 30 ottobre 2010
Vita notturna
Ieri ho ricevuto un istruttivo tour in un mondo fino ad allora a me sconosciuto: un night ed un locale di lap dance.
Come diceva MCKS riguardo a posti come Las Vegas, è bene andarci almeno una volta, per osservare ed imparare qualcosa di più sul mondo - e per esercitarsi a non avere pregiudizi, non giudicare, e stare bene in qualsiasi contesto.
Avevo detto di no a più di una proposta di andare a Vegas quand'ero in California, ma stavolta ho accettato (anche se per visitare ben meno di Vegas).
Immaginate una come me - che negli ultimi 10 anni si è abituata, in parte per circostanze, in parte per necessità, in parte per scelta, a non andare quasi mai per locali di alcun genere, neanche "normali" - che una sera viene tuffata, a mo' di bustina di tè, nel mondo della vita notturna. Che sbalzo!
Ora, ho avuto modo di osservare che uno dei moltissimi modi in cui si possono suddividere le persone sul percorso spirituale è in base al loro atteggiamento verso ciò che non è "spirituale".
C'è chi, per ortodossia o per cautela, sta ben lontano da tutto ciò e tutti coloro che non sono "spirituali".
Poi c'è chi, pur seguendo abitualmente la propria scelta di vita, non ha problemi a relazionarsi con chiunque e ad andare da qualsiasi parte.
In realtà queste due posizioni sono poli di un continuum e la grande maggioranza delle persone (me compresa) si trova in qualche punto tra i due poli, e la stessa persona può attraversare fasi diverse o reagire in maniera diversa in momenti diversi.
Comunque, chi conosce il blog sa che non sono con gli ultraortodossi ma con gli elastici. Riconosco che la mia è una posizione non unanime e forse neanche prevalente tra le persone sul percorso spirituale, ed ammetto la possibilità che siamo noi "elastici" a sbagliare.
Tornando a ieri, l'esperienza è stata davvero interessante e diversa da come me l'aspettavo.
Come diceva l'amico che mi ha accompagnata, le persone che non sono mai andate in locali del genere pensano che si tratti di luoghi infernali di perdizione con scene alla Bosch (il pittore, non la ditta), mentre in realtà sono addirittura più "sani" di tante discoteche.
Ora, i miei ricordi delle discoteche sono lontani negli anni, e forse nel frattempo è cambiato qualcosa, ma per quel che ricordo io confrontato con quello che ho visto ieri sera, l'amico ha ragione. Nel senso che non c'è "casino" (passatemi il termine, ma nel contesto è anzi azzeccato), tutti sono molto composti, l'unica cosa diversa da un qualsiasi locale è la presenza di ragazze quasi nude.
Prima di partire mi chiedevo se avrei trovato un ambiente soffocantemente pesante, se avrei trovato semplicemente persone moleste o che si comportavano male, mi immaginavo diversi scenari possibili, compreso quello che avrei finito per reagire splittando il comportamento esterno (adeguatamente sociale) da quello interno (preghiera).
Niente di tutto ciò.
Ok, tamas è tamas, che il posto fosse energeticamente buio era scontato. Ma non c'era niente di molesto, niente di soffocante, da nessun punto di vista.
Sarà che, se iniziate a onorare Dio in ogni luogo, in ogni momento ed in ogni persona, è difficile che qualsiasi ambiente, evento o persona vi risulti eccessivamente pesante o intollerabile. Provate, è una buona cosa.
Comunque, ad un certo punto mi sono trovata a sorridere perchè invece di tutto quello che avevo immaginato, quello che c'era era... una pausa.
Il locale era una specie di non-luogo, in cui sembrava che il tempo si fosse fermato, che tutto fosse in un'atmosfera sospesa, come una specie di pausa dell'Orient Express in mezzo al nulla. Come se il resto del mondo andasse avanti, e quella fosse una "bolla". La cosa mi ha colpito.
Mi sono chiesta perchè fosse così e la risposta che mi sembrava avesse senso è che lì le anime stanno ferme. Non c'è niente di evolutivo in quello che fanno. Non imparano nulla di nuovo, non si attivano, non si mettono alla prova - fosse anche per fare qualcosa di sbagliato.
Prendete uno svago fisicamente quasi immobile come la pesca da posta. Evolutivamente è dinamico, perchè uno studia, ragiona, si mette alla prova, esercita pazienza e perseveranza... Ma in un night apparentemente non si fa niente che apporti un qualsiasi valore aggiunto.
L'unica "energia dinamica" era quella delle ragazze, che sono lì temporaneamente per farsi i soldi per i loro progetti (chi per aprirsi un bar qui, chi per farsi la casa nel proprio Paese etc), e quella dei gestori.
Quindi, ero lì, serena, osservavo questa "deformazione spaziotemporale"... questa specie di parco-giochi in mezzo al niente lungo i binari dell'Orient Express... ed ho pensato "Madre, ripartirà il loro treno". E' sempre solo una questione di tempo.
Come diceva MCKS, non si può chiedere al grano di crescere più in fretta; se tirate la pianta per farla allungare, al massimo la strappate.
Comunque, l'esperienza l'ho fatta, e adesso... mai più!
Come diceva MCKS riguardo a posti come Las Vegas, è bene andarci almeno una volta, per osservare ed imparare qualcosa di più sul mondo - e per esercitarsi a non avere pregiudizi, non giudicare, e stare bene in qualsiasi contesto.
Avevo detto di no a più di una proposta di andare a Vegas quand'ero in California, ma stavolta ho accettato (anche se per visitare ben meno di Vegas).
Immaginate una come me - che negli ultimi 10 anni si è abituata, in parte per circostanze, in parte per necessità, in parte per scelta, a non andare quasi mai per locali di alcun genere, neanche "normali" - che una sera viene tuffata, a mo' di bustina di tè, nel mondo della vita notturna. Che sbalzo!
Ora, ho avuto modo di osservare che uno dei moltissimi modi in cui si possono suddividere le persone sul percorso spirituale è in base al loro atteggiamento verso ciò che non è "spirituale".
C'è chi, per ortodossia o per cautela, sta ben lontano da tutto ciò e tutti coloro che non sono "spirituali".
Poi c'è chi, pur seguendo abitualmente la propria scelta di vita, non ha problemi a relazionarsi con chiunque e ad andare da qualsiasi parte.
In realtà queste due posizioni sono poli di un continuum e la grande maggioranza delle persone (me compresa) si trova in qualche punto tra i due poli, e la stessa persona può attraversare fasi diverse o reagire in maniera diversa in momenti diversi.
Comunque, chi conosce il blog sa che non sono con gli ultraortodossi ma con gli elastici. Riconosco che la mia è una posizione non unanime e forse neanche prevalente tra le persone sul percorso spirituale, ed ammetto la possibilità che siamo noi "elastici" a sbagliare.
Tornando a ieri, l'esperienza è stata davvero interessante e diversa da come me l'aspettavo.
Come diceva l'amico che mi ha accompagnata, le persone che non sono mai andate in locali del genere pensano che si tratti di luoghi infernali di perdizione con scene alla Bosch (il pittore, non la ditta), mentre in realtà sono addirittura più "sani" di tante discoteche.
Ora, i miei ricordi delle discoteche sono lontani negli anni, e forse nel frattempo è cambiato qualcosa, ma per quel che ricordo io confrontato con quello che ho visto ieri sera, l'amico ha ragione. Nel senso che non c'è "casino" (passatemi il termine, ma nel contesto è anzi azzeccato), tutti sono molto composti, l'unica cosa diversa da un qualsiasi locale è la presenza di ragazze quasi nude.
Prima di partire mi chiedevo se avrei trovato un ambiente soffocantemente pesante, se avrei trovato semplicemente persone moleste o che si comportavano male, mi immaginavo diversi scenari possibili, compreso quello che avrei finito per reagire splittando il comportamento esterno (adeguatamente sociale) da quello interno (preghiera).
Niente di tutto ciò.
Ok, tamas è tamas, che il posto fosse energeticamente buio era scontato. Ma non c'era niente di molesto, niente di soffocante, da nessun punto di vista.
Sarà che, se iniziate a onorare Dio in ogni luogo, in ogni momento ed in ogni persona, è difficile che qualsiasi ambiente, evento o persona vi risulti eccessivamente pesante o intollerabile. Provate, è una buona cosa.
Comunque, ad un certo punto mi sono trovata a sorridere perchè invece di tutto quello che avevo immaginato, quello che c'era era... una pausa.
Il locale era una specie di non-luogo, in cui sembrava che il tempo si fosse fermato, che tutto fosse in un'atmosfera sospesa, come una specie di pausa dell'Orient Express in mezzo al nulla. Come se il resto del mondo andasse avanti, e quella fosse una "bolla". La cosa mi ha colpito.
Mi sono chiesta perchè fosse così e la risposta che mi sembrava avesse senso è che lì le anime stanno ferme. Non c'è niente di evolutivo in quello che fanno. Non imparano nulla di nuovo, non si attivano, non si mettono alla prova - fosse anche per fare qualcosa di sbagliato.
Prendete uno svago fisicamente quasi immobile come la pesca da posta. Evolutivamente è dinamico, perchè uno studia, ragiona, si mette alla prova, esercita pazienza e perseveranza... Ma in un night apparentemente non si fa niente che apporti un qualsiasi valore aggiunto.
L'unica "energia dinamica" era quella delle ragazze, che sono lì temporaneamente per farsi i soldi per i loro progetti (chi per aprirsi un bar qui, chi per farsi la casa nel proprio Paese etc), e quella dei gestori.
Quindi, ero lì, serena, osservavo questa "deformazione spaziotemporale"... questa specie di parco-giochi in mezzo al niente lungo i binari dell'Orient Express... ed ho pensato "Madre, ripartirà il loro treno". E' sempre solo una questione di tempo.
Come diceva MCKS, non si può chiedere al grano di crescere più in fretta; se tirate la pianta per farla allungare, al massimo la strappate.
Comunque, l'esperienza l'ho fatta, e adesso... mai più!
venerdì 29 ottobre 2010
Il santo tessitore
Ce l'ha fatta! Un libro che non fosse un regalo è riuscito ad introdursi nella mia biblioteca dopo tanto tempo di "no, prima devo mandare giù la pila di quelli che già mi aspettano"!!
E' nientemeno che i Canti di Kabir in edizione Sellerio (avrei voluto l'edizione inglese tradotta da Tagore, ma zio Rabindranath ha un inglese troppo ricco ed antiquato per le mie modeste capacità da americano contemporaneo... anzi avrei preferito Kabir stesso... a capire l'hindi medievale... sigh...)
Mi sono comprata online un libro che mi serviva per l'esame di stato ed ho fatto una piccola aggiunta personale all'ordine... avevo appena letto una citazione di Kabir sull'altra new entry, God Alone di Gyanamata (non ho neanche parole per quel libro... ma non mi stupirei a vederlo levitare nella stanza da quanto è in alto :-D )... e non ho resistito...
I Canti di Kabir sono un libro che si vede spesso in mano ai monaci SRF, tenuto con un misto di reverenza ed amore che si riserverebbe ad un neonato figlio di re, e viene spesso citato da Yogananda.
Kabir, un grande illuminato dei secoli bui, umile tessitore,
il santo dell'unità delle religioni, "figlio di Allah e di Rama",
santo della trascendenza e dell'amore di Dio e per Dio,
della quintessenziale bhakti (devozione)
santo dell'esperienza diretta di Dio,
e quindi della meditazione e del brahmachariato,
cioè del praticare la presenza di Dio in ogni momento,
al di là dei dogmi, degli intellettualismi e delle forme della religione.
Senza fare doppioni sulla rete, vi rimando alla gradevole e puntuale introduzione scritta da Lakshmi (non quella della SCA Vijayangara, un'altra) per Qui e Ora.
Vi consiglio di leggerla, absolutely!
Qui vi traduco al volo un poemetto che si trova online su http://www.poemhunter.com/kabir/
Vi consiglio questa fonte (hindi + inglese) per una consistente selezione dei Canti.
Mi stai cercando? Sono sulla sedia accanto alla tua.
La mia spalla poggia contro la tua.
Non mi troverai negli stupas, nè nelle stanze di templi indiani,
Nè in sinagoghe, nè in cattedrali;
Non in messe, nè in kirtan; non in gambe che si torcono
Attorno al tuo stesso collo, nè nel mangiare null'altro che vegetali.
Quando mi cerchi veramente, mi vedrai istantaneamente -
Mi vedrai nella più infinitesima casa del tempo.
Kabir dice: Studente, dimmi, cos'è Dio?
Egli è il respiro dentro il respiro.
E' nientemeno che i Canti di Kabir in edizione Sellerio (avrei voluto l'edizione inglese tradotta da Tagore, ma zio Rabindranath ha un inglese troppo ricco ed antiquato per le mie modeste capacità da americano contemporaneo... anzi avrei preferito Kabir stesso... a capire l'hindi medievale... sigh...)
Mi sono comprata online un libro che mi serviva per l'esame di stato ed ho fatto una piccola aggiunta personale all'ordine... avevo appena letto una citazione di Kabir sull'altra new entry, God Alone di Gyanamata (non ho neanche parole per quel libro... ma non mi stupirei a vederlo levitare nella stanza da quanto è in alto :-D )... e non ho resistito...
I Canti di Kabir sono un libro che si vede spesso in mano ai monaci SRF, tenuto con un misto di reverenza ed amore che si riserverebbe ad un neonato figlio di re, e viene spesso citato da Yogananda.
Kabir, un grande illuminato dei secoli bui, umile tessitore,
il santo dell'unità delle religioni, "figlio di Allah e di Rama",
santo della trascendenza e dell'amore di Dio e per Dio,
della quintessenziale bhakti (devozione)
santo dell'esperienza diretta di Dio,
e quindi della meditazione e del brahmachariato,
cioè del praticare la presenza di Dio in ogni momento,
al di là dei dogmi, degli intellettualismi e delle forme della religione.
Senza fare doppioni sulla rete, vi rimando alla gradevole e puntuale introduzione scritta da Lakshmi (non quella della SCA Vijayangara, un'altra) per Qui e Ora.
Vi consiglio di leggerla, absolutely!
Qui vi traduco al volo un poemetto che si trova online su http://www.poemhunter.com/kabir/
Vi consiglio questa fonte (hindi + inglese) per una consistente selezione dei Canti.
Mi stai cercando? Sono sulla sedia accanto alla tua.
La mia spalla poggia contro la tua.
Non mi troverai negli stupas, nè nelle stanze di templi indiani,
Nè in sinagoghe, nè in cattedrali;
Non in messe, nè in kirtan; non in gambe che si torcono
Attorno al tuo stesso collo, nè nel mangiare null'altro che vegetali.
Quando mi cerchi veramente, mi vedrai istantaneamente -
Mi vedrai nella più infinitesima casa del tempo.
Kabir dice: Studente, dimmi, cos'è Dio?
Egli è il respiro dentro il respiro.
lunedì 20 settembre 2010
Crisi vegetariana e ritorno
La mia vita è sempre corsa molto veloce... faccio fatica a starle dietro... in termini di lezioni, cose nuove, cambiamenti. A volte ho l'impressione di vivere, compresse in una sola, le lezioni e le esperienze di 3-5 incarnazioni normali. Finora è andata "verso l'alto" la maggior parte delle volte, ed io bene o male "tengo botta", quindi va bene...
Ma vi racconto l'ultima, con un copia-incolla da FB.
(nihil novum per chi mi legge su facebook quindi)
(Tanto per chiarire sono ancora, e continuerò ad essere, latto-ovo-vegetariana. Ma francamente penso che il mio cucchiaio di tonno non mi abbia fatto, karmicamente/ energeticamente/ chimicament
Ma vi racconto l'ultima, con un copia-incolla da FB.
(nihil novum per chi mi legge su facebook quindi)
Un'improvvisa epifania ha messo alla prova il mio vegetarianesimo: la Madre Divina è esattamente nella verdura quanto nella carne quanto in tutto il resto del creato. Quando mangiamo, non mangiamo nient'altro che Lei/Lui, così come non vediamo, tocchiamo e respiriamo neint'altro, poichè Lei/Lui è Tutto. Morale della favola: venerdì pasta col tonno.
Appena postato questo su FB, un amico "ortodosso" mi ha subito cazziata dicendo che il vegetarianesimo non è uno stile di vita ma un mezzo per raggiungere determinati obiettivi.
Io mi diverto con gli ortodossi, perchè è sempre una forma di schiavitù, di rigidità, per quanto di rigidità verso "il puro".
Al che risposi....
Eh già, è più o meno quello che dico a quelli che mi chiedono perchè lo sono (e continuerò ad esserlo). Ma un cambio di prospettiva, una ristrutturazione cognitiva, un insight ogni tanto sono salutari. Proprio GMCKS metteva in guardia dalla rigidità mentale. Ma per me non è stata una sorta di "scusa" o cosa mentale, ho proprio avuto un momento (ne ho avuti diversi nell'ultimo anno ma questo era il primo in cui ho pensato al cibo) in cui tutto, tutto, dentro e fuori, era la Madre Divina. mangiare, inspirare, espirare, aprire gli occhi, chiuderli, solo un flusso di forme diverse dell'unica Sostanza, della sua infinita intelligenza, del suo amore incondizionato.
Poi ho postato anche...
(Tanto per chiarire sono ancora, e continuerò ad essere, latto-ovo-vegetariana. Ma francamente penso che il mio cucchiaio di tonno non mi abbia fatto, karmicamente/ energeticamente/ chimicament e, più male dei pensieri negativi che ho, mio malgrado, inviato a me stessa o al prossimo a vario titolo nell'ultima settimana...
E' facile diventare farisei nei percorsi spirituali. uno medita, è vegetariano, e magari facilmente sorvola sulle proprie ipocrisie, o lo stress, o i propri errori e non-ahimsa ad altro titolo, o il fatto che mangiando vegetariano ma industriale si contribuisce alla sofferenza di madre terra e si mangia cacca non di meno...)
martedì 15 giugno 2010
Madre teresa disse... (2)
Mi sono annotata alcune massime che mi risuonavano particolarmente da "Per amore di Gesù", un libro di brevi citazioni di Madre Teresa di Calcutta. Spero di non violare alcun copyright copiandole qui.
Dona [a Dio] ciò che ti costa di più; proprio per questo ha valore di fronte a Dio e prova il tuo amore per lui.
Se Dio non ti dà i mezzi, vuol dire che non attende da te quel particolare lavoro. Se vuole che sia fatto, egli darà anche i mezzi. Perciò è inutile preoccuparsi.
Non possiamo prendere la decisione di farci sante senza un grande sforzo di rinuncia, senza tentazioni, lotte, persecuzioni e sacrifici di ogni genere. Non si può amare Dio che a proprie spese.
Si dice che l’umiltà è verità e che Gesù è la Verità. Per conseguenza l’unico modo di somigliare a Cristo è praticare l’umiltà. Ma non crediamo che l’umiltà si pratichi nascondendo i doni di Dio: dobbiamo fare uso di tutti i doni che Dio ci ha dato.
Spesso, sotto il pretesto dell’umiltà, della fiducia, dell’abbandono, ci dimentichiamo di utilizzare la nostra volontà. Tutto dipende da queste parole: “Voglio” o “Non voglio”. Nell’espressione “voglio” devo riversare tutta la mia energia.
mercoledì 28 aprile 2010
La sfinge, gli evangelisti ed i maghi
Esce quest'anno il primo libro postumo di Master Choa Kok Sui, fondatore del moderno Pranic Healing, chiamato "La Sfinge". Credo per ora sia disponibile solo in inglese.
La sfinge è un animale composito: torso di bue, testa d'uomo, zampe di leone, ali d'aquila.
Gli stessi animali sono simbolo degli evangelisti, e compaiono anche nella quadriga della visione del profeta Ezechiele - da cui la tradizione cristiana ha dedotto che il vangelo sarebbe stato la guida del mondo.
A dire il vero, l'attribuzione dei quattro esseri viventi a simboli dei quattro vangeli è molto stiracchiata (come l'etimologia del nome Diavolo, cfr. post su "chi è maya" nelle etichette qui a dx).
La copio dalla pagina del sito CorsoDiReligione.it
La sfinge è un animale composito: torso di bue, testa d'uomo, zampe di leone, ali d'aquila.
Gli stessi animali sono simbolo degli evangelisti, e compaiono anche nella quadriga della visione del profeta Ezechiele - da cui la tradizione cristiana ha dedotto che il vangelo sarebbe stato la guida del mondo.
A dire il vero, l'attribuzione dei quattro esseri viventi a simboli dei quattro vangeli è molto stiracchiata (come l'etimologia del nome Diavolo, cfr. post su "chi è maya" nelle etichette qui a dx).
La copio dalla pagina del sito CorsoDiReligione.it
È la Sacra Quadriga, il misterioso cocchio di Dio, condotto - secondo una visione del profeta Ezechiele, ripresa dall'Apocalisse - da quattro "esseri viventi" che avevano sembianza di uomo, di leone, di bove e di aquila. Gli antichi autori cristiani applicarono agli evangelisti le simboliche sembianze della profezia, riconoscendo nel Vangelo il nuovo trono di Dio.
Matteo fu simboleggiato nell'uomo alato (o angelo), perché il suo Vangelo inizia con l'elenco degli uomini antenati di Gesù Messia.
Marco fu simboleggiato nel leone, perché il suo Vangelo comincia con la predicazione di Giovanni Battista nel deserto, dove c'erano anche bestie selvatiche.
Luca fu simboleggiato nel bove, perché il suo Vangelo comincia con la visione di Zaccaria nel tempio, ove si sacrificavano animali come buoi e pecore.
Giovanni fu simboleggiato nell'aquila, l'occhio che fissa il sole, perché il suo Vangelo si apre con la contemplazione di Gesù-Dio: "In principio era il Verbo..." (Gv 1,1).
Un po' tirata come attribuzione no?
Per capire perchè i quattro evangelisti abbiano quei simboli, perchè il cocchio di Dio li avesse come esseri trainanti, e perchè la sfinge ne sia composta, bisogna capire cosa significano.
Una famosa massima rosacruciana (ma anche della tradizione magico-alchemica occidentale) dice "conoscere, volere, osare, tacere".
Conoscere: uomo/angelo, volere: toro/bue; osare: leone; tacere: aquila.
Fiumi di inchiostro sono stati spesi, nella tradizione magico-alchemica, nello spiegare cosa volesse dire questa massima, associata appunto alla sfinge, in termini pratici e di indicazioni per l'esoterista.
Se lanciate una ricerca su google per "to know, to will, to dare, to keep silent" trovate svariate pagine di interpretazioni da studiosi di quell'ambiente - oltre che di Wicca.
Ora, dovete sapere che una volta, molto tempo fa, la tradizione esoterica occidentale (magico-alchemica) aveva una grossa quantità di insegnamenti alti e validi. Era un percorso spirituale-iniziatico a tutti gli effetti.
Poi i "maghi" iniziarono ad usare quelle conoscenze a servizio del proprio ego e sostanzialmente a fare danni, a sè stessi innanzitutto ma non solo, dal punto di vista del piano divino.
Cosa succede in quei casi - la conoscenza viene loro tolta - o meglio, cadendo in basso se la tolgono da soli per "demerito karmico" e perchè le onde su cui viaggiano non sono più compatibili con la via spirituale.
Hanno i principi, i simboli, i testi di antica tradizione, ma non li comprendono nel loro significato superiore, ma solo in termini inferiori.
Ho un amico alto rappresentante della tradizione alchemica (specificamente spagirica), e ogni tanto mi viene da ridere perchè lo sento parlare di, o citare, materiale con alto significato spirituale-esoterico del tutto lampante, eppure lui lo capisce solo in termini di elementi ed opere, per dirla con Nietsche, "umane, troppo umane" - o meglio magiche, relative ad archetipi ed elementi etc etc.
Vabbe', contenti loro...
Comunque, la sfinge, ed il vero significato (spirituale-iniziatico) della massima di cui sopra viene spiegato da Master Choa nel suo libro.
Come in ogni libro di Master Choa, le cose sono presentate in termini semplici, sintetici, chiari e con applicazioni utili e assolutamente praticabili per chiunque nella vita di tutti i giorni.
Vi traduco l'estratto della prefazione:
Svegliati!
Pensa prima di reagire emotivamente!
Pensa prima di parlare!
Pensa prima di agire!
Pensa prima di comprare!
Pensa prima di unirti ad un gruppo!
Pensa prima di cedere alle pressioni di gruppo!
Pensa prima di investire!
Pensa al tuo scopo nella vita!
Svegliati!
Vivere la vita senza uno scopo
E' passare la vita su uno yacht
... alla deriva
giovedì 1 aprile 2010
Fare o non fare? Pigrizia e presunzione
Si incontrano, di tanto in tanto, persone convinte di non voler "muovere energia", cioè di non voler fare più nulla che crei karma, ovvero qualsiasi azione che produca un qualsiasi effetto a questo mondo, al fine di raggiungere la liberazione e non doversi incarnare di nuovo.
Invero, il ragionamento fa falle ovunque, ed il principio è una distorsione della effettiva legge esoterica che ci sta dietro.
Ma partiamo con un paio di esempi.
Quello più estremo è di un certo amico di un amico. Questo aveva una moglie ed una figlia piccola e diceva di seguire l'insegnamento di un certo autore spirituale orientale.
Lui passava la giornata a leggere testi religiosi, e non aveva un lavoro. La moglie lavorava, vedeva della bambina, e si occupava di tutta la parte domestica.
(Lasciamo stare, qui, l'evidente necessità della signora di fare un percorso, riprendere in mano se stessa e tutelare il futuro della bambina).
Questo signore faceva il saggio, distribuiva consigli e lezioni spiritual-filosofiche, e dichiarava di "non voler muovere energia" più o meno con le parole che ho usato sopra.
Penso che sia abbastanza evidente a tutti che una persona che agisce così si crei un debito karmico enorme a passo accelerato, e che sia molto lontana dall'illuminazione se non vede quello che sta facendo (i danni innanzitutto, oltre al debito).
La psicologia umana è però tutt'altro che trasparente, ed è facile per le persone ingannare se stesse. Anzi, è una cosa molto frequente - anche se solitamente non con inganni della stessa entità del signore di cui sopra.
Un altro esempio, in scala molto più piccola, è la diffusa credenza di certe persone sul percorso spirituale, che credono che a loro non serva fare i lavori domestici o cose "basse" simili giacchè si occupano di cose elevate.
La legge spirituale che regola questa materia (cioè cosa si sia tenuti a fare nel mondo materiale) è la seguente. La potete ritrovare in numerose tradizioni spirituali. E' esposta anche nelle parole del sacro leone dell'India, Sri Yukteswar, riportate nell'autobiografia del suo discepolo Yogananda.
Ora non trovo il passo specifico nell'Autobiografia, ma suonava più o meno così:
"Fin tanto che per vivere hai bisogno di respirare la libera aria del mondo, devi darti da fare per guadagnartela. Solo quando avrai il pieno controllo dell'energia vitale, cioè quando non avrai più bisogno del respiro per rimanere in vita, potrai sentirti chiamato fuori dai doveri di questo mondo"
Questo non è un paradosso o un modo artistico di intendere "dovrai lavorare sempre", ma si riferisce al fatto che esiste effettivamente un livello di evoluzione spirituale in cui lo yogi o il santo non ha più necessità di respirare e lì è al di là delle leggi del mondo, e cessa di accumulare karma.
Se qualcuno che ha ancora bisogno di mangiare, bere, dormire e respirare per rimanere in vita vi dice che ha smesso di accumulare karma, non c'è motivo di credergli.
Certo, solitamente i grandi illuminati fanno queste cose (mangiare etc) per non dare troppo nell'occhio (non fare i "fenomeni") e per stabilire un esempio non irraggiungibile per i loro allievi. Ci sono anche altre ragioni tecniche ma non entriamo in dettagli. Al bisogno ed in certe condizioni, però, sono perfettamente capaci di stare senza respirare e tutto il resto, per tutto il tempo che desiderano.
Invero, il ragionamento fa falle ovunque, ed il principio è una distorsione della effettiva legge esoterica che ci sta dietro.
Ma partiamo con un paio di esempi.
Quello più estremo è di un certo amico di un amico. Questo aveva una moglie ed una figlia piccola e diceva di seguire l'insegnamento di un certo autore spirituale orientale.
Lui passava la giornata a leggere testi religiosi, e non aveva un lavoro. La moglie lavorava, vedeva della bambina, e si occupava di tutta la parte domestica.
(Lasciamo stare, qui, l'evidente necessità della signora di fare un percorso, riprendere in mano se stessa e tutelare il futuro della bambina).
Questo signore faceva il saggio, distribuiva consigli e lezioni spiritual-filosofiche, e dichiarava di "non voler muovere energia" più o meno con le parole che ho usato sopra.
Penso che sia abbastanza evidente a tutti che una persona che agisce così si crei un debito karmico enorme a passo accelerato, e che sia molto lontana dall'illuminazione se non vede quello che sta facendo (i danni innanzitutto, oltre al debito).
La psicologia umana è però tutt'altro che trasparente, ed è facile per le persone ingannare se stesse. Anzi, è una cosa molto frequente - anche se solitamente non con inganni della stessa entità del signore di cui sopra.
Un altro esempio, in scala molto più piccola, è la diffusa credenza di certe persone sul percorso spirituale, che credono che a loro non serva fare i lavori domestici o cose "basse" simili giacchè si occupano di cose elevate.
La legge spirituale che regola questa materia (cioè cosa si sia tenuti a fare nel mondo materiale) è la seguente. La potete ritrovare in numerose tradizioni spirituali. E' esposta anche nelle parole del sacro leone dell'India, Sri Yukteswar, riportate nell'autobiografia del suo discepolo Yogananda.
Ora non trovo il passo specifico nell'Autobiografia, ma suonava più o meno così:
"Fin tanto che per vivere hai bisogno di respirare la libera aria del mondo, devi darti da fare per guadagnartela. Solo quando avrai il pieno controllo dell'energia vitale, cioè quando non avrai più bisogno del respiro per rimanere in vita, potrai sentirti chiamato fuori dai doveri di questo mondo"
Questo non è un paradosso o un modo artistico di intendere "dovrai lavorare sempre", ma si riferisce al fatto che esiste effettivamente un livello di evoluzione spirituale in cui lo yogi o il santo non ha più necessità di respirare e lì è al di là delle leggi del mondo, e cessa di accumulare karma.
Se qualcuno che ha ancora bisogno di mangiare, bere, dormire e respirare per rimanere in vita vi dice che ha smesso di accumulare karma, non c'è motivo di credergli.
Certo, solitamente i grandi illuminati fanno queste cose (mangiare etc) per non dare troppo nell'occhio (non fare i "fenomeni") e per stabilire un esempio non irraggiungibile per i loro allievi. Ci sono anche altre ragioni tecniche ma non entriamo in dettagli. Al bisogno ed in certe condizioni, però, sono perfettamente capaci di stare senza respirare e tutto il resto, per tutto il tempo che desiderano.
lunedì 8 marzo 2010
Mahasamadhi
La Mahasamadhi (letteralmente grande estasi) è l'uscita cosciente dal corpo di un grande yogi o santo.
Swamiji Paramahansa Yogananda ed il suo Guru Swami Sri Yukteswar hanno abbandonato così il loro corpo fisico rispettivamente il 7 marzo 1952 ed il 9 marzo 1936.
In questa giornata a metà strada tra i due anniversari, onoro la loro memoria anche sul blog, con una sezione di una delle rare foto che li ritraggono insieme - questa è del 1935.
Swamiji Paramahansa Yogananda ed il suo Guru Swami Sri Yukteswar hanno abbandonato così il loro corpo fisico rispettivamente il 7 marzo 1952 ed il 9 marzo 1936.
In questa giornata a metà strada tra i due anniversari, onoro la loro memoria anche sul blog, con una sezione di una delle rare foto che li ritraggono insieme - questa è del 1935.
La foto sotto è stata scattata a Yogananda poche ore prima della sua Mahasamadhi, avvenuta poi in quello stesso punto (era una cena ufficiale).
giovedì 21 gennaio 2010
Il discepolo chiese al Maestro...
"Maestro, esiste l'inferno?"
"Figliolo, dove credi di essere adesso?"
Madre Teresa disse
Le persone sono spesso irragionevoli ed egocentriche.
Perdonale comunque.
Se sei gentile, la gente potrebbe accusarti di avere secondi fini.
Sii comunque gentile.
Se sei onesto, le persone potrebbero tradirti.
Sii comunque onesto.
Se trovi la felicità, le persone potrebbero essere gelose.
Sii comunque felice.
Il bene che fai oggi potrebbe essere dimenticato domani.
Fai comunque del bene.
Dai al mondo il meglio che hai e potrebbe non essere mai abbastanza.
Dai comunque il meglio di te.
Poichè vedi, alla fine dei conti, è una cosa tra te e Dio.
Non è comunque mai stata una cosa tra te e loro.
Madre Teresa
Perdonale comunque.
Se sei gentile, la gente potrebbe accusarti di avere secondi fini.
Sii comunque gentile.
Se sei onesto, le persone potrebbero tradirti.
Sii comunque onesto.
Se trovi la felicità, le persone potrebbero essere gelose.
Sii comunque felice.
Il bene che fai oggi potrebbe essere dimenticato domani.
Fai comunque del bene.
Dai al mondo il meglio che hai e potrebbe non essere mai abbastanza.
Dai comunque il meglio di te.
Poichè vedi, alla fine dei conti, è una cosa tra te e Dio.
Non è comunque mai stata una cosa tra te e loro.
Madre Teresa
mercoledì 20 gennaio 2010
chi è maya? - post per non addetti ai lavori
"chi è maya?"
...si domanderanno alcuni che magari arrivano su questo blog guardando la ricetta della torta alle castagne, fanno un giretto nel blog, e si imbattono nei post più esoterici...
Avete presente il film Matrix?
(se no, guardatelo, assolutamente!)
Ecco, maya è la nostra matrix.
Mi attengo ad una definizione breve, descrittiva e da glossario, come questo post intende essere. Rimando ai testi ed ai Maestri della tradizione indiana per tutte le ulteriori discussioni a riguardo.
Nella tradizione induista, la realtà come noi la percepiamo non sarebbe altro che un film cosmico che Dio "sogna" o immagina, e che l'unica cosa realmente esistente, al di là di questo illusorio film, sarebbe Dio.
Così come noi sognamo di notte cose non reali, Dio sogna universi (come Shakespeare ben sapeva).
Il termine maya è sanscrito e significa "il misuratore", il separatore.
Dicesi maya l'"illusione cosmica", quella matrix che fa sì che l'Uno sembri molti, che fa sì che noi percepiamo spazio e tempo, oggetti, persone e luoghi, la dualità io/altro, ed altri inganni.
Maya, la molteplicità, rende possibile che noi proviamo attaccamento, orgoglio, umiliazione, rabbia, dolore, desiderio, delusione, fame, sete, la transitorietà delle cose belle, l'attaccare la nostra felicità a condizioni esterne, e tutte quelle "delizie" che costellano la nostra vita.
Digressione di religione comparata:
E' interessante che il termine diavolo derivi dal greco diabolos - dal verbo diaballein, gettarsi in mezzo - "colui che crea divisione" (evidentemente, divisione in ciò che altrimenti sarebbe uno).
Solitamente le etimologie in ambito cristiano usano un significato derivato, figurato, di dià-ballein che è "calunniare", ma chiamare il massimo essere del male solo calunniatore non ha senso, no? ne ha molto di più chiamarlo separatore... che è in effetti ciò che fa nella vita... il massimo male possibile, far sì che l'Uno sembri molti, tenere i figli di Dio illusoriamente separati dal Padre nella "matrix", in hac lacrimarum valle, incarnazione dopo incarnazione.
Tranquilli, ci si libera da maya. Non è questione di se, è solo questione di quando.
La liberazione definitiva da maya è detta illuminazione (beh, questo almeno è uno dei significati del complesso concetto di illuminazione).
Ci si capisce qualcosa?
Spero di sì... non è facile riassumere uno dei concetti più rilevanti di questo mondo in poche righe... Contributi e commenti sono benvenuti!
...si domanderanno alcuni che magari arrivano su questo blog guardando la ricetta della torta alle castagne, fanno un giretto nel blog, e si imbattono nei post più esoterici...
Avete presente il film Matrix?
(se no, guardatelo, assolutamente!)
Mi attengo ad una definizione breve, descrittiva e da glossario, come questo post intende essere. Rimando ai testi ed ai Maestri della tradizione indiana per tutte le ulteriori discussioni a riguardo.
Nella tradizione induista, la realtà come noi la percepiamo non sarebbe altro che un film cosmico che Dio "sogna" o immagina, e che l'unica cosa realmente esistente, al di là di questo illusorio film, sarebbe Dio.
Così come noi sognamo di notte cose non reali, Dio sogna universi (come Shakespeare ben sapeva).
Il termine maya è sanscrito e significa "il misuratore", il separatore.
Dicesi maya l'"illusione cosmica", quella matrix che fa sì che l'Uno sembri molti, che fa sì che noi percepiamo spazio e tempo, oggetti, persone e luoghi, la dualità io/altro, ed altri inganni.
Maya, la molteplicità, rende possibile che noi proviamo attaccamento, orgoglio, umiliazione, rabbia, dolore, desiderio, delusione, fame, sete, la transitorietà delle cose belle, l'attaccare la nostra felicità a condizioni esterne, e tutte quelle "delizie" che costellano la nostra vita.
Digressione di religione comparata:
E' interessante che il termine diavolo derivi dal greco diabolos - dal verbo diaballein, gettarsi in mezzo - "colui che crea divisione" (evidentemente, divisione in ciò che altrimenti sarebbe uno).
Solitamente le etimologie in ambito cristiano usano un significato derivato, figurato, di dià-ballein che è "calunniare", ma chiamare il massimo essere del male solo calunniatore non ha senso, no? ne ha molto di più chiamarlo separatore... che è in effetti ciò che fa nella vita... il massimo male possibile, far sì che l'Uno sembri molti, tenere i figli di Dio illusoriamente separati dal Padre nella "matrix", in hac lacrimarum valle, incarnazione dopo incarnazione.
Tranquilli, ci si libera da maya. Non è questione di se, è solo questione di quando.
La liberazione definitiva da maya è detta illuminazione (beh, questo almeno è uno dei significati del complesso concetto di illuminazione).
Ci si capisce qualcosa?
Spero di sì... non è facile riassumere uno dei concetti più rilevanti di questo mondo in poche righe... Contributi e commenti sono benvenuti!
Raffreddore e spiritualità
Tra 4 giorni di raffreddore e i primi 4 giorni di operazione per l'appendicite, o di slogatura della caviglia, preferisco le seconde opzioni.
Niente peggio del raffreddore, per me.
Adesso che sto abbastanza bene e che le febbri sono scese, vi racconto queste utili osservazioni.
Siete insonni alle 3 di notte torturati/e dall'apice del raffreddore e dalle manifestazioni collaterali.
Cosa fate?
(Innanzitutto state lontani da quelle porcherie farmaceutiche che intossicano il fegato.)
Persuadetevi invece che questo è solo uno delle migliaia di raffreddori che avete avuto tra questo e i precedenti corpi che avete abitato, che non siete il corpo (verità la cui affermazione interiore aiuta a non sentire dolore, fame e freddo), e che ve la siete sempre cavata, e che dura una notte soltanto.
Questo mi ha fatto dormire (vabbe', un'ora alla volta, poi la coscienza coroprea mi svegliava di nuovo coi suoi fastidi, ma volete mettere?).
Una cosa molto interessante ed utile è che il raffreddore, per un piccolo periodo, annulla i sapori.
Questo accade poichè rende la vita molto dura ai neuroni olfattivi della mucosa nasale, che sono i responsabili della percezione degli aromi nei cibi (sentiamo solo i sapori di base con la lingua - meno il salato/acido, nel raffreddore).
Ho trovato questa cosa una fantastica occasione!
Dunque, nell'aldilà non c'è cibo. Le persone si reincarnano perchè hanno attaccamenti, desideri insoddisfatti o progetti incompiuti, e nell'aldilà proprio non c'è maniera di avere queste esperienze, per cui l'anima del defunto si fa un giretto nei mondi astrali, conferisce con dei saggi tizi, e torna presto giù attratta da ciò che le manca (sesso, cibo, fumo, alcol, la famiglia, i soldi, la comodità del suo letto, quel viaggio che avrebbe voluto fare, quella laurea che non ha preso...).
Quindi, se vogliamo smetterla di essere ancorati a maya e tornare qui ancora e ancora, è meglio che ci abituiamo a stare senza le sue attrattive. Una cosa è godere delle buone cose di questo mondo come godiamo di un buon libro o di un bel film (ciò che maya è), un'altra cosa è averne bisogno, esserne dipendenti, o credere che esse abbiano realtà intrinseca al di fuori del Sognatore cosmico.
Un giorno senza il sapore del cibo è un'interessante esperienza, che insegna cose un po' diverse da quelle di un giorno di semplice digiuno.
Non so ancora esattamente quale sia la differenza tra raffreddore e digiuno in questo senso, e francamente ho talmente tante cose da recuperare per il tempo perso con l'influenza, che non credo elaborerò molto il concetto, ma rimango con un senso di soddisfazione...
Niente peggio del raffreddore, per me.
Adesso che sto abbastanza bene e che le febbri sono scese, vi racconto queste utili osservazioni.
Siete insonni alle 3 di notte torturati/e dall'apice del raffreddore e dalle manifestazioni collaterali.
Cosa fate?
(Innanzitutto state lontani da quelle porcherie farmaceutiche che intossicano il fegato.)
Persuadetevi invece che questo è solo uno delle migliaia di raffreddori che avete avuto tra questo e i precedenti corpi che avete abitato, che non siete il corpo (verità la cui affermazione interiore aiuta a non sentire dolore, fame e freddo), e che ve la siete sempre cavata, e che dura una notte soltanto.
Questo mi ha fatto dormire (vabbe', un'ora alla volta, poi la coscienza coroprea mi svegliava di nuovo coi suoi fastidi, ma volete mettere?).
Una cosa molto interessante ed utile è che il raffreddore, per un piccolo periodo, annulla i sapori.
Questo accade poichè rende la vita molto dura ai neuroni olfattivi della mucosa nasale, che sono i responsabili della percezione degli aromi nei cibi (sentiamo solo i sapori di base con la lingua - meno il salato/acido, nel raffreddore).
Ho trovato questa cosa una fantastica occasione!
Dunque, nell'aldilà non c'è cibo. Le persone si reincarnano perchè hanno attaccamenti, desideri insoddisfatti o progetti incompiuti, e nell'aldilà proprio non c'è maniera di avere queste esperienze, per cui l'anima del defunto si fa un giretto nei mondi astrali, conferisce con dei saggi tizi, e torna presto giù attratta da ciò che le manca (sesso, cibo, fumo, alcol, la famiglia, i soldi, la comodità del suo letto, quel viaggio che avrebbe voluto fare, quella laurea che non ha preso...).
Quindi, se vogliamo smetterla di essere ancorati a maya e tornare qui ancora e ancora, è meglio che ci abituiamo a stare senza le sue attrattive. Una cosa è godere delle buone cose di questo mondo come godiamo di un buon libro o di un bel film (ciò che maya è), un'altra cosa è averne bisogno, esserne dipendenti, o credere che esse abbiano realtà intrinseca al di fuori del Sognatore cosmico.
Un giorno senza il sapore del cibo è un'interessante esperienza, che insegna cose un po' diverse da quelle di un giorno di semplice digiuno.
Non so ancora esattamente quale sia la differenza tra raffreddore e digiuno in questo senso, e francamente ho talmente tante cose da recuperare per il tempo perso con l'influenza, che non credo elaborerò molto il concetto, ma rimango con un senso di soddisfazione...
mercoledì 30 dicembre 2009
I magi
Sir Edward Burne-Jones, uno dei miei artisti preferiti.
The adoration of the Magi, 1887. Arazzo dal precedente acquerello The Star of Bethlehem.
Fonti altamente affidabili dicono che i re Magi fossero le di allora incarnazioni di grandi Maestri dell'India parte della linea dei guru del Kriya Yoga.
The adoration of the Magi, 1887. Arazzo dal precedente acquerello The Star of Bethlehem.
Fonti altamente affidabili dicono che i re Magi fossero le di allora incarnazioni di grandi Maestri dell'India parte della linea dei guru del Kriya Yoga.
Di veglie e di silenzio
La sera della vigilia di Natale, dopo un incontro di meditazione sono andata in una vicina chiesa (santuario, tecnicamente) per la veglia che si teneva prima della messa.
La veglia si è rivelata inaspettatamente notevole, ed aveva come tema il Silenzio, quello spazio che serve fare dentro di sè almeno ogni tanto per lasciar entrare Dio (si chiama meditazione, ma i Cattolici sembrano aver bisogno di parafrasi perchè "meditazione" è una parola tabù, ricorda i "sentieri di perdizione" della New Age).
Constava di letture da ascoltare, e di preghiere da cantare a versetti alternati tra l'officiante e l'assemblea. Le letture erano tratte dal fior fiore della teologia cristiana moderna di taglio mistico ed intimo, mentre le "preghiere" in forma poetica (orationes psalmicae e salmodie) arrivavano ad includere persino Kierkegaard.
Mi sono domandata quante persone dell'assemblea capissero certi passaggi che richiedevano una notevole dimestichezza con filosofia e teologia - qualcosa è sfuggito anche a me, che a volte mi distraggo quando la cosa diventa troppo astratta -, ma credo che l'energia e la solennità del momento compensassero.
Di un'ora programmata per la veglia, 50 minuti sono passati in questa nobile lettura.
Alla fine, mentre già da qualche minuto era iniziato l'afflusso di massa (essendo quella una delle principali chiese del capoluogo) per la messa della Notte di Natale, il prete è arrivato a quella che per me era la vera "trippa per gatti" e indispensabile coronamento del percorso appena fatto: la meditazione, il silenzio di cui si era parlato per quasi un'ora.
Già verso metà veglia, facendo una stima del tempo necessario per arrivare alla fine della dispensina delle letture, avevo osservato con vivo interesse sociologico come la meditazione faccia così poco parte della tradizione cattolica che gli sarebbero stati riservati solo dieci minuti in coda alla funzione, invece che almeno il doppio inseriti a scrigno tra una testa ed una coda ...ma mi attendeva la ciliegina sulla torta.
"Ed ora fratelli e sorelle raccogliamoci per alcuni minuti..." ma la voce del parroco a malapena si sentiva nel brusio, rumore di tacchi e fruscio di ombrelli e giacche.
La stragrande maggioranze delle persone, anche quelle presenti alla veglia, hanno interpretato le parole dell'officiante come "Riposo! Tra dieci minuti iniziamo messa" ...e tutti a chiacchierare.
Avrei voluto ridere, ma mi sono utilmente trattenuta per motivi sociali e per non togliere ancora tempo alla breve meditazione.
Io, il caro amico "prete mancato" che mi accompagnava e poche suore che ci erano capitate attorno, avevamo creato una mini-isola di silenzio.
Riaperti gli occhi dopo la piccola meditazione, diverse paia di occhi ci guardavano come ufo.
La veglia si è rivelata inaspettatamente notevole, ed aveva come tema il Silenzio, quello spazio che serve fare dentro di sè almeno ogni tanto per lasciar entrare Dio (si chiama meditazione, ma i Cattolici sembrano aver bisogno di parafrasi perchè "meditazione" è una parola tabù, ricorda i "sentieri di perdizione" della New Age).
Constava di letture da ascoltare, e di preghiere da cantare a versetti alternati tra l'officiante e l'assemblea. Le letture erano tratte dal fior fiore della teologia cristiana moderna di taglio mistico ed intimo, mentre le "preghiere" in forma poetica (orationes psalmicae e salmodie) arrivavano ad includere persino Kierkegaard.
Mi sono domandata quante persone dell'assemblea capissero certi passaggi che richiedevano una notevole dimestichezza con filosofia e teologia - qualcosa è sfuggito anche a me, che a volte mi distraggo quando la cosa diventa troppo astratta -, ma credo che l'energia e la solennità del momento compensassero.
Di un'ora programmata per la veglia, 50 minuti sono passati in questa nobile lettura.
Alla fine, mentre già da qualche minuto era iniziato l'afflusso di massa (essendo quella una delle principali chiese del capoluogo) per la messa della Notte di Natale, il prete è arrivato a quella che per me era la vera "trippa per gatti" e indispensabile coronamento del percorso appena fatto: la meditazione, il silenzio di cui si era parlato per quasi un'ora.
Già verso metà veglia, facendo una stima del tempo necessario per arrivare alla fine della dispensina delle letture, avevo osservato con vivo interesse sociologico come la meditazione faccia così poco parte della tradizione cattolica che gli sarebbero stati riservati solo dieci minuti in coda alla funzione, invece che almeno il doppio inseriti a scrigno tra una testa ed una coda ...ma mi attendeva la ciliegina sulla torta.
"Ed ora fratelli e sorelle raccogliamoci per alcuni minuti..." ma la voce del parroco a malapena si sentiva nel brusio, rumore di tacchi e fruscio di ombrelli e giacche.
La stragrande maggioranze delle persone, anche quelle presenti alla veglia, hanno interpretato le parole dell'officiante come "Riposo! Tra dieci minuti iniziamo messa" ...e tutti a chiacchierare.
Avrei voluto ridere, ma mi sono utilmente trattenuta per motivi sociali e per non togliere ancora tempo alla breve meditazione.
Io, il caro amico "prete mancato" che mi accompagnava e poche suore che ci erano capitate attorno, avevamo creato una mini-isola di silenzio.
Riaperti gli occhi dopo la piccola meditazione, diverse paia di occhi ci guardavano come ufo.
martedì 29 dicembre 2009
Superbrain Yoga: aumentare l'intelligenza e migliorare l'equilibrio psicologico con un semplice esercizio
Master Choa, il fondatore del moderno Pranic Healing, ha spaziato con i suoi studi e conseguenti insegnamenti in buona parte delle aree importanti per la vita delle persone.
Il SuperBrain Yoga è una delle formidabili tecniche messe a punto dal Maestro e si basa sulla riscoperta ed ulteriore raffinamento di antiche tecniche yogiche per il potenziamento cerebrale.
Il risultato è un esercizio fisico di semplice e rapida esecuzione ma dai sorprendenti effetti.
La tecnica è stata sperimentata a livello clinico con adulti e bambini iperattivi, autistici, con sindrome di Down, a basso rendimento scolastico ed altri, ed i successi sono stati clamorosi. Le sperimentazioni proseguono e possono essere seguite su superbrainyoga.org.
Tutte le spiegazioni, il background, le sperimentazioni e le istruzioni per eseguire la tecnica sono riportate nell'omonimo libro di Master Choa, ma c'è anche una ragazza (allieva diretta del Maestro e figlia della presidentessa di una delle principali organizzazioni di Pranic Healing in Italia) che ci ha fatto una tesi di laurea che segnalo volentieri - anche perchè, dato il mio background universitario, la cosa è proprio pane per i miei denti. La tesi si può scaricare in versione integrale qui, accompagnata da una bella presentazione.
Il SuperBrain Yoga è una delle formidabili tecniche messe a punto dal Maestro e si basa sulla riscoperta ed ulteriore raffinamento di antiche tecniche yogiche per il potenziamento cerebrale.Il risultato è un esercizio fisico di semplice e rapida esecuzione ma dai sorprendenti effetti.
La tecnica è stata sperimentata a livello clinico con adulti e bambini iperattivi, autistici, con sindrome di Down, a basso rendimento scolastico ed altri, ed i successi sono stati clamorosi. Le sperimentazioni proseguono e possono essere seguite su superbrainyoga.org.
Tutte le spiegazioni, il background, le sperimentazioni e le istruzioni per eseguire la tecnica sono riportate nell'omonimo libro di Master Choa, ma c'è anche una ragazza (allieva diretta del Maestro e figlia della presidentessa di una delle principali organizzazioni di Pranic Healing in Italia) che ci ha fatto una tesi di laurea che segnalo volentieri - anche perchè, dato il mio background universitario, la cosa è proprio pane per i miei denti. La tesi si può scaricare in versione integrale qui, accompagnata da una bella presentazione.
Agricoltura Pranica (Pranacoltura)
In questo blog il sig. Mohan presenta i risultati ed i protocolli relativi alle sue sperimentazioni su piante da consumo coltivate con l'applicazione del Pranic Healing.
Il Pranic Healing è una disciplina della famiglia della pranoterapia (link al principale sito italiano qui). Il Pranic Healing è altamente strutturato e di stampo scientifico, ma tutti lo possono imparare; in esso si utilizza il prana o energia vitale per trattare disturbi fisici e psicologici propri o altrui.
Dal ruolo di disciplina terapeutica per le persone, il Pranic Healing è stato esteso con grande successo all'applicazione su animali e piante, oltre che per altri utilizzi tra cui il miglioramento dell'efficienza dei carburanti.
Il fatto che il Pranic Healing sia stato applicato con grande ed inequivocabile successo (con controllo sperimentale) su piante, animali, carburanti, acqua, colture cellulari ed altro di non-umano, ha il notevole merito di escludere definitivamente l'ipotesi dell'effetto placebo anche per quanto riguarda gli effetti sulla salute umana.
I coltivatori - Pranic Healers che hanno collaborato col sig. Mohan in varie parti dell'India hanno osservato un aumento di quantità (circa il 33%) e qualità del raccolto, rispetto ai "normali" parametri di controllo. Le piante risultano inoltre più grandi, fino al doppio dello standard della specie.
Questi risultati sono coerenti con quanto ottenuto da sperimentazioni analoghe condotte dal dott. Krell in Europa.
Sono stati inoltre sviluppati efficaci protocolli per specifici problemi che l'agricoltore può incontrare.
Per quanto riguarda l'utilizzo in agricoltura, le implicazioni pratiche sono veramente notevoli. Se il Pranic Healing potesse essere diffuso su larga scala tra gli agricoltori dei Paesi in via di sviluppo, si otterrebbero una serie di vantaggi per la popolazione locale e per il pianeta.
La pranacoltura permette di ridurre l'uso di pesticidi e di rendere il processo di coltivazione più efficiente, in modo tale da ridurre i costi. L'aumento di resa e qualità del prodotto inoltre equivale all'avere i vantaggi degli OGM senza i pericoli, i costi e gli abusi ad essi associati.
lunedì 14 dicembre 2009
La mia piccola bibliografia spirituale
Sono stati versati fiumi d'inchiostro su vari temi di spiritualità e discipline energetiche ed esoteriche.
Tutti sono liberi di scrivere ciò che vogliono e questo, sebbene sia un sacrosanto diritto, dà anche adito ad una jungla immensa in cui è difficile districarsi.
Sono ignorante e non ho letto molto (affermazione che fa sempre ridere i miei amici ma è vero), ma ho avuto il privilegio di essere sin da giovane sotto ottime guide, e di apprendere strumenti di discernimento e valutazione per non perdere tempo.
Consiglio fortemente i seguenti libri/autori - selezione apparentemente piccola, ma basterebbe per diverse incarnazioni:
Tutti sono liberi di scrivere ciò che vogliono e questo, sebbene sia un sacrosanto diritto, dà anche adito ad una jungla immensa in cui è difficile districarsi.
Sono ignorante e non ho letto molto (affermazione che fa sempre ridere i miei amici ma è vero), ma ho avuto il privilegio di essere sin da giovane sotto ottime guide, e di apprendere strumenti di discernimento e valutazione per non perdere tempo.
Consiglio fortemente i seguenti libri/autori - selezione apparentemente piccola, ma basterebbe per diverse incarnazioni:
- Master Choa Kok Sui (moderno fondatore del Pranic Healing ed Arhatic Yoga). A volte la traduzione non è bella, ma è facile ignorarlo con così preziosi contenuti in campi così diversi.
- Paramahansa Yogananda (edito dalla Self Realization Fellowship negli USA ed in Italia edito da Astrolabio - cioè, ciò che è stato portato avanti dalla SRF che lui ha fondato, e non da altri auto-proclamati prosecutori che pubblicano attraverso altre case editrici).
- Altri libri della Self Realization Fellowship, sempre al link di cui sopra
- Teosofia (Bailey, Leadbeater, Powell, Blavatsky)
- I Rosacroce
- San Giovanni della Croce
- Madre Teresa
- Bhagavad Gita
- Beh, chiamatemi antiquata, ma sotto il mio cuscino ci sono sempre 2-3 libri, tra cui non manca mai il Vangelo o la Bibbia. L'Ecclesiaste, il Siracide, il vangelo di Giovanni... leggete la Bibbia, è un bel libro :-), anche se ormai mostra i segni di secoli di manipolazioni, ed in certe parti è molto più storico che spirituale. In certi passi lo si capisce meglio avendo una base di formazione "alternativa".
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