Sari Safari riporta il link alle pagine di Lakshmi Amman,
nome d'arte di una giovane nordamericana che fa parte della SCA India, sezione indiana della Società per l'Anacronismo Creativo - da quello che ho capito, si tratta di cultori della materia che amano ricreare oggetti, ambientazioni e abitudini di una certa epoca storica (profondo attaccamento ad un'incarnazione precedente immagino).
Lakshmi è una danzatrice del sud dell'India del XVI secolo, che vive sotto l'impero Vijaynara - l'ultimo grande impero induista prima del sopravvento degli stranieri Moghul.
Questa fanciulla ci propone istruzioni illustrate per due stili di drappeggio d'epoca Vijayangara.
Presumendo che voi, come me, non abbiate intenzione di mettervi ad indossare sari vijayangari - o che, se volete farlo, sappiate abbastanza inglese da seguire le istruzioni in originale, non traduco fase per fase qui ma mi limito a segnalare i link. Se avete bisogno di una traduzione però, fatevi avanti nei commenti!
Uno stile è quello "a sirena" ("fishtail" - lascio così ma come traduzione non mi piace, per quanto sia la traduzione standard in ambito sartoriale... altre idee?), un drappeggio a pantalone comune per le danzatrici dell'epoca.
Si chiama così perchè il pallu cade, ripiegato, sul davanti tra le gambe, creando una "coda di sirena".
La versione "estesa" del fishtail è lo stile che Lakshmi chiama semplicemente "di era Vijayangara" poichè compare solo nei dipinti di quell'era - mentre il fishtail è comune in tutta l'epoca medievale indiana.
Il Vijayangara è un'evoluzione del drappeggio a sirena in quanto si fa con sari da 9 yarde, mantenendo come drappeggio sulla parte inferiore del corpo il fishtail, ed utilizzando i 3 metri rimanenti per il drappeggio sul torso.
Da notare che Lakshmi ha elaborato il drappeggio da sola sulla base dei dipinti dell'epoca e di poche informazioni in letteratura!
Come consiglia Lakshmi, stoffe leggere e che cadano bene, ma non troppo scivolose (ad es. chiffon) sono ideali per questi drappeggi.
Tutto ciò sarà, anche per voi, un immediato rimando al drappeggio kashta di cui abbiamo già parlato: è a pantalone, si può fare con il sari di lunghezza standard solo sulla parte inferiore del corpo, o drappeggiare anche sul torso con il sari da 9 yarde.
Grazie Lakshmi, keep it up!
Visualizzazione post con etichetta tipologia dei sari tradizionali. Mostra tutti i post
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venerdì 30 luglio 2010
lunedì 31 maggio 2010
Sari Chikan
Il ricamo chikan (a volte nel divertente mis-spelling "chicken") è tipico della città di Lucknow, nel centro-nord del Paese.
Questa lavorazione viene tradizionalmente eseguita con filo bianco su tessuto colorato, spesso di colori pastello (cotone leggerissimo, o, più di recente, fluenti georgettes).
Il chikan ha origini antiche, ma vede la sua fioritura nel periodo della dominazione Moghul, in particolare grazie alla grande passione della regina Nur Jehan per queste decorazioni.
Il chikan non è usato solo per decorare sari, ma anche su salwar kameez, kurtas, kurta pajamas, biancheria per la casa ed altro ancora.
Questa lavorazione viene tradizionalmente eseguita con filo bianco su tessuto colorato, spesso di colori pastello (cotone leggerissimo, o, più di recente, fluenti georgettes).
Il chikan ha origini antiche, ma vede la sua fioritura nel periodo della dominazione Moghul, in particolare grazie alla grande passione della regina Nur Jehan per queste decorazioni.
Il chikan non è usato solo per decorare sari, ma anche su salwar kameez, kurtas, kurta pajamas, biancheria per la casa ed altro ancora.
(immagini di pezzi venduti su sarimagic.com)
venerdì 7 maggio 2010
Sari Tie-Dye (Bandhini e Leheriya)
Un post veloce sui sari tie dye - cioè quelle fantasie ottenute piegando e legando, o annodando, una stoffa (bianca o già colorata) e mettendola a bagno in una tintura. In questo modo l'interno delle pieghe o del nodo non si intinge di colore e resta del colore originale, creando la fantasia per contrasto.
Il tie-dye era una decorazione molto popolare sugli abiti dei "figli dei fiori".
Nei sari indiani tradizionali, il tie-dye è più elegante ed elaborato che sulle magliette degli hippies.
Il Leheriya o Lehariya è una semplicissima fantasia a righe diagonali che si ripete su tutto il sari, ottenuta ripiegando ed arrotolando il sari prima del bagno di tintura.
Se la procedura è poi ripetuta nella direzione opposta, creando un pattern a quadretti/rombi, si chiama Mothra.
Il Bandhini o Bandhani o Bandhej è una tecnica di tie-dye originaria del Rajasthan ed aree limitrofe.
Nel Bandhini si fanno piccoli nodini legando la stoffa col filo attorno a perline o simili.
Si fanno nodini in serie, in "file" per creare fantasie anche elaborate. Il pattern finale risulta così composto di una serie di cerchietti abbastanza irregolari che delineano la fantasia.
Una coppia di foto recentemente comparsa su High Heel Confidential vi mostra i due tipi di sari, Leheriya e Bandhani, nelle loro versioni lusso.
(Shilpa Shetty in Leheriya e Raima Sen in Bandhini, qui)
Il tie-dye era una decorazione molto popolare sugli abiti dei "figli dei fiori".
Nei sari indiani tradizionali, il tie-dye è più elegante ed elaborato che sulle magliette degli hippies.
Il Leheriya o Lehariya è una semplicissima fantasia a righe diagonali che si ripete su tutto il sari, ottenuta ripiegando ed arrotolando il sari prima del bagno di tintura.
Se la procedura è poi ripetuta nella direzione opposta, creando un pattern a quadretti/rombi, si chiama Mothra.
Il Bandhini o Bandhani o Bandhej è una tecnica di tie-dye originaria del Rajasthan ed aree limitrofe.
Nel Bandhini si fanno piccoli nodini legando la stoffa col filo attorno a perline o simili.
Si fanno nodini in serie, in "file" per creare fantasie anche elaborate. Il pattern finale risulta così composto di una serie di cerchietti abbastanza irregolari che delineano la fantasia.
Una coppia di foto recentemente comparsa su High Heel Confidential vi mostra i due tipi di sari, Leheriya e Bandhani, nelle loro versioni lusso.
(Shilpa Shetty in Leheriya e Raima Sen in Bandhini, qui)
venerdì 9 aprile 2010
La naturalità delle stampe Kalamkari
Il Kalamkari è un tipo di lavorazione tipica dell'Andhra Pradesh.
Esistono due tipi di Kalamkaari:
- Il Srikalahasti prevede il disegno a penna e la pittura a mano su stoffa, con diciassette dettagliati passaggi. Le immagini sono solitamente relative a scene dei poemi epico-religiosi indiani.
Esistono rari capi d'abbigliamento in cui viene usato questo tipo di decorazione, riservata però solitamente a pezzi più piccoli da appendere come quadri.
Nella foto, un sari dipinto a mano creato da noti stilisti.
- Il Machilipatnam (dall'omonima città) prevede l'uso della stampa a mano con appositi blocchi di legno intagliati.
Il motivo viene stampato in piccole aree in maniera consecutiva lungo la stoffa, creando la fantasia complessiva.
Colori diversi vengono applicati in fasi di stampa successive in una stessa fantasia, e l'allineamento non è sempre perfetto: la leggera sfasatura delle stampe dei vari colori fa parte della bellezza del capo.
Questa tecnica ha conosciuto il suo apice nel medioevo e gli strumenti ed i materiali sono cambiati poco.
A tutt'oggi, il Kalamkari vero viene eseguito con tinture vegetali o composti minerali del tutto naturali.
Anche il cotone utilizzato per la base è una morbida mussolina non sbiancata (o più raramente seta grezza), quindi ecru come colore.
Questo processo risulta in fantasie dai tipici toni caldi e moderati, come potete vedere nelle immagini.
I colori tipici sono giallo ocra, nero, blu indiano, verde oliva, marrone e rosso mattone.
Il comfort di questi tessuti è sopraffino, la vostra pelle ringrazierà del contatto con materiali così naturali!
(sari nella foto: cortesia di Sari Safari)
Sfortunatamente, il Kalamkari ormai si fa anche con tessuti sbiancati o colorati, con pitture sintetiche e forse anche con stampe automatizzate.
Il prezzo non fa fede: anche il kalamkari "vero" è molto economico; cercate piuttosto un venditore serio e osservate l'aspetto del tessuto: se i colori sono troppo sgargianti o l'allineamento e l'unformità della fantasia sono troppo buoni, abbiate i vostri sospetti.
In Kalamkari si stampano sari, salwar kameez, kurtas/kurtis (tuniche), stole (dupattas), copriletti e copridivani, etc.
La pagina dedicata del SariShop di Sari Safari è una fonte garantita di veri Kalamkari;
Personalmente, mi sono fatta fare un eccellente salwar kameez in vero Kalamkari per 15 euro dall'ormai noto VadaaMalar, anche se non tiene spesso questo materiale.
Esistono due tipi di Kalamkaari:
- Il Srikalahasti prevede il disegno a penna e la pittura a mano su stoffa, con diciassette dettagliati passaggi. Le immagini sono solitamente relative a scene dei poemi epico-religiosi indiani.
Esistono rari capi d'abbigliamento in cui viene usato questo tipo di decorazione, riservata però solitamente a pezzi più piccoli da appendere come quadri.
Nella foto, un sari dipinto a mano creato da noti stilisti.
- Il Machilipatnam (dall'omonima città) prevede l'uso della stampa a mano con appositi blocchi di legno intagliati.
Il motivo viene stampato in piccole aree in maniera consecutiva lungo la stoffa, creando la fantasia complessiva.
Colori diversi vengono applicati in fasi di stampa successive in una stessa fantasia, e l'allineamento non è sempre perfetto: la leggera sfasatura delle stampe dei vari colori fa parte della bellezza del capo.
Questa tecnica ha conosciuto il suo apice nel medioevo e gli strumenti ed i materiali sono cambiati poco.
A tutt'oggi, il Kalamkari vero viene eseguito con tinture vegetali o composti minerali del tutto naturali.
Anche il cotone utilizzato per la base è una morbida mussolina non sbiancata (o più raramente seta grezza), quindi ecru come colore.
Questo processo risulta in fantasie dai tipici toni caldi e moderati, come potete vedere nelle immagini.
I colori tipici sono giallo ocra, nero, blu indiano, verde oliva, marrone e rosso mattone.
Il comfort di questi tessuti è sopraffino, la vostra pelle ringrazierà del contatto con materiali così naturali!
(sari nella foto: cortesia di Sari Safari)
Sfortunatamente, il Kalamkari ormai si fa anche con tessuti sbiancati o colorati, con pitture sintetiche e forse anche con stampe automatizzate.
Il prezzo non fa fede: anche il kalamkari "vero" è molto economico; cercate piuttosto un venditore serio e osservate l'aspetto del tessuto: se i colori sono troppo sgargianti o l'allineamento e l'unformità della fantasia sono troppo buoni, abbiate i vostri sospetti.
In Kalamkari si stampano sari, salwar kameez, kurtas/kurtis (tuniche), stole (dupattas), copriletti e copridivani, etc.
La pagina dedicata del SariShop di Sari Safari è una fonte garantita di veri Kalamkari;
Personalmente, mi sono fatta fare un eccellente salwar kameez in vero Kalamkari per 15 euro dall'ormai noto VadaaMalar, anche se non tiene spesso questo materiale.
venerdì 5 marzo 2010
Sexy con il drappeggio Kashta (11° post su come indossare il sari)
Il Kashta è una maniera tradizionale di indossare il nauvari (sari extra-lungo da 8.2 metri) del Maharashtra.
Abbiamo già visto la pudica versione brahmina del Kashta nell'apposito post su "Brahmini e sari da 9 yarde", ma il Kashta popolano è tutt'altra cosa.
Si trattadella stessa procedura di drappeggio, ma nella versione popolana si tira e si stringe fino ad ottenere nulla più che un paio di aderenti pantaloncini con l'avanzo di una stola!
C'è tutta una serie di interventi e raccolte di foto e video online, da parte di privati cittadini maschi indiani, a difesa e a glorificazione del tradizionale drappeggio Kashta.
Per alcuni sembra una vera e propria ossessione feticistica. L'eccitazione sessuale dell'autore del sito/galleria è palpabile quando si visita il sito, è quasi imbarazzante.
Questi signori non si emozionano invano, poichè, come intuite dalle foto, il kashta copre poco e suggerisce di tutto e di più. Alla faccia del fatto che ci sono 9 yarde e non 6 di stoffa da attorcigliarsi addosso.
Questi signori fanno tanto clamore anche perchè il kashta "per uso quotidiano" sta ormai scomparendo, assieme ai sari da 9 yarde.
Le donne usano sari commerciali e ormai solo per le feste, e lo indossano in stile nivi; per l'abbigliamento quotidiano usano sempre di più salwar kameez o churidar kameez, o jeans e maglietta. Che tristezza!
E' appunto la versione popolana (delle caste inferiori) del kashta, detto "kashta corto", ad essere quella "sexy". Il sari è drappeggiato al ginocchio e spesso non arriva a coprire nulla sopra la vita.
Ci sono anche versioni intermedie che prevedono di arrivare alle caviglie, non stringere tanto e disporre il pallu sopra la spalla, spesso ben piegato a non sembrare più che una fascia da miss.
Il Kashta corto, se lo desiderate, si realizza anche con i comuni sari da 6 yarde che avete in casa - non vi resterà nulla da drappeggiare sulla spalla però.
Seguite le istruzioni date nel già segnalato video del kashta brahmino, ma ignorate la parte del pallu.
Il Kashta lungo, come abbiamo visto, è tipico delle caste più benestanti ed è drappeggiato in mainera più pudica, arrivando a coprire dalle caviglie alle spalle come ci si aspetterebbe da un sari.
Foto del post: eccetto quella in celeste, cortesia di SariSafari, il resto viene dalla galleria di uno di quei signori arrapati di cui sopra.
Abbiamo già visto la pudica versione brahmina del Kashta nell'apposito post su "Brahmini e sari da 9 yarde", ma il Kashta popolano è tutt'altra cosa.
Si trattadella stessa procedura di drappeggio, ma nella versione popolana si tira e si stringe fino ad ottenere nulla più che un paio di aderenti pantaloncini con l'avanzo di una stola!
C'è tutta una serie di interventi e raccolte di foto e video online, da parte di privati cittadini maschi indiani, a difesa e a glorificazione del tradizionale drappeggio Kashta.
Per alcuni sembra una vera e propria ossessione feticistica. L'eccitazione sessuale dell'autore del sito/galleria è palpabile quando si visita il sito, è quasi imbarazzante.
Questi signori non si emozionano invano, poichè, come intuite dalle foto, il kashta copre poco e suggerisce di tutto e di più. Alla faccia del fatto che ci sono 9 yarde e non 6 di stoffa da attorcigliarsi addosso.
Questi signori fanno tanto clamore anche perchè il kashta "per uso quotidiano" sta ormai scomparendo, assieme ai sari da 9 yarde.
Le donne usano sari commerciali e ormai solo per le feste, e lo indossano in stile nivi; per l'abbigliamento quotidiano usano sempre di più salwar kameez o churidar kameez, o jeans e maglietta. Che tristezza!
E' appunto la versione popolana (delle caste inferiori) del kashta, detto "kashta corto", ad essere quella "sexy". Il sari è drappeggiato al ginocchio e spesso non arriva a coprire nulla sopra la vita.
Ci sono anche versioni intermedie che prevedono di arrivare alle caviglie, non stringere tanto e disporre il pallu sopra la spalla, spesso ben piegato a non sembrare più che una fascia da miss.
Il Kashta corto, se lo desiderate, si realizza anche con i comuni sari da 6 yarde che avete in casa - non vi resterà nulla da drappeggiare sulla spalla però.
Seguite le istruzioni date nel già segnalato video del kashta brahmino, ma ignorate la parte del pallu.
Il Kashta lungo, come abbiamo visto, è tipico delle caste più benestanti ed è drappeggiato in mainera più pudica, arrivando a coprire dalle caviglie alle spalle come ci si aspetterebbe da un sari.
Foto del post: eccetto quella in celeste, cortesia di SariSafari, il resto viene dalla galleria di uno di quei signori arrapati di cui sopra.
giovedì 4 marzo 2010
Sari del Kerala
Dopo aver sognato le palme del Kerala col nostro dolce di latte di cocco e riso, siamo di nuovo nella regione per parlare dei sari tradizionali.
Le Keralite, per le festività religiose più importanti come l'Onam, vestono tradizionalmente un completo simile al sari ma fatto di due parti, il Mundum Neriyathum (o Mundu Set).
(foto da qui)
Questo completo è di antica derivazione storica, essendo l'ultimo discendente dell'antico sari che copriva solo la parte inferiore del corpo, ora rappresentato dal Mundi, il pezzo inferiore del completo.
Il Neriyathum, il "pezzo sopra" si è aggiunto dopo, storicamente.
Completa il quadro il top (choli), di origine ancora più recente - essenzialmente con la dominazione inglese - e che richiama i colori dei bordi del sari. Se i bordi sono in oro a tinta unita, il top può essere nel colore del corpo del sari, ma spesso anche in verde o bordeaux.
Una versione a sari intero (non in due pezzi) del mundu set è il set-sari o Kasavu sari, che per estetica assomiglia molto al mundu set.
(foto da qui)
Riconoscere il mundu set dal set-sari:
col mundu vedete un bordo verticale colorato lungo la coscia e niente pieghe, mentre il sari è portato con le classiche pieghe dello stile nivi.
Sari keraliti particolarmente pregiati sono prodotti nel distretto di Balarampuram, con video qui ed intera sezione dedicata nel Sari Shop di Sari Safari qui.
Le Keralite, per le festività religiose più importanti come l'Onam, vestono tradizionalmente un completo simile al sari ma fatto di due parti, il Mundum Neriyathum (o Mundu Set).
(foto da qui)
Il corpo del mundu set è in seta o cotone, in tessitura leggerissima ma di notevole qualità e resistenza.
I colori tipici sono bianco, naturale (cotone non sbiancato) e sandalo (beige rosato).
I bordi dei sari del Kerala sono detti Kasavu e sono solitamente lavorati in zari, filo argentato bagnato in oro. Ovviamente lo zari può essere "vero" e costosissimo, o "commerciale" e più economico.
Il bordo può essere in oro semplice o abbinato a motivi in colori come il verde o il bordeaux.
(foto da qui)
Questo completo è di antica derivazione storica, essendo l'ultimo discendente dell'antico sari che copriva solo la parte inferiore del corpo, ora rappresentato dal Mundi, il pezzo inferiore del completo.
Il Neriyathum, il "pezzo sopra" si è aggiunto dopo, storicamente.
Completa il quadro il top (choli), di origine ancora più recente - essenzialmente con la dominazione inglese - e che richiama i colori dei bordi del sari. Se i bordi sono in oro a tinta unita, il top può essere nel colore del corpo del sari, ma spesso anche in verde o bordeaux.
Una versione a sari intero (non in due pezzi) del mundu set è il set-sari o Kasavu sari, che per estetica assomiglia molto al mundu set.
(foto da qui)
Riconoscere il mundu set dal set-sari:
col mundu vedete un bordo verticale colorato lungo la coscia e niente pieghe, mentre il sari è portato con le classiche pieghe dello stile nivi.
Sari keraliti particolarmente pregiati sono prodotti nel distretto di Balarampuram, con video qui ed intera sezione dedicata nel Sari Shop di Sari Safari qui.
mercoledì 3 marzo 2010
Sari del Bengala
Nel Bengala - occidentale ed orientale, quest'ultimo oggi Bangladesh - si producono splendidi sari.
Abbiamo già visto i pregiati Baluchari nell'apposito post.
I sari Jamdani sono tessuti in cotone leggerissimo ed arioso;
nella loro trama è "incastrato" del filo per fare delle specie di ricami.
Il filo del ricamo non è passato con l'ago sul tessuto finito, come nel normale ricamo, ma inserito in fase di tessitura; le code del filo così incastrato rimangono "volanti" ma resistono benissimo anche alla lavatrice, provare per credere.
I disegni del ricamo sono anche elaborati ma più spesso semplici e geometrici.
Gli Jamdani sono tessuti in diverse lavorazioni specifiche.
Un tipo di Jamdani molto diffuso è il Tangail o Tengail, economico e caratterizzato da una lavorazione con una decorazione a fili alternati in tessitura.
Il Dhakai è un tipo di Jamdani particolarmente pregiato, che si distingue per la maniera più complessa di gestire i fili che arricchiscono trama ed ordito di base.
I sari Tant si distinguono dagli Jamdani per il fatto di avere le fantasie effettuate interamente con i fili di tessitura, cioè senza aggiunta di altri fili "a ricamo".
Il corpo del sari è solitamente di cotone leggerissimo mentre bordi e pallu risultano più pesanti per le lavorazioni decorative, che possono essere anche in zari (filo metallico).
Immagini da sari Magic eccetto che per l'ultima foto, qui
Abbiamo già visto i pregiati Baluchari nell'apposito post.
I sari Jamdani sono tessuti in cotone leggerissimo ed arioso;
nella loro trama è "incastrato" del filo per fare delle specie di ricami.
Il filo del ricamo non è passato con l'ago sul tessuto finito, come nel normale ricamo, ma inserito in fase di tessitura; le code del filo così incastrato rimangono "volanti" ma resistono benissimo anche alla lavatrice, provare per credere.
I disegni del ricamo sono anche elaborati ma più spesso semplici e geometrici.
Gli Jamdani sono tessuti in diverse lavorazioni specifiche.
Un tipo di Jamdani molto diffuso è il Tangail o Tengail, economico e caratterizzato da una lavorazione con una decorazione a fili alternati in tessitura.
Il Dhakai è un tipo di Jamdani particolarmente pregiato, che si distingue per la maniera più complessa di gestire i fili che arricchiscono trama ed ordito di base.
I sari Tant si distinguono dagli Jamdani per il fatto di avere le fantasie effettuate interamente con i fili di tessitura, cioè senza aggiunta di altri fili "a ricamo".
Il corpo del sari è solitamente di cotone leggerissimo mentre bordi e pallu risultano più pesanti per le lavorazioni decorative, che possono essere anche in zari (filo metallico).
Immagini da sari Magic eccetto che per l'ultima foto, qui
martedì 2 marzo 2010
Sari dell'Orissa
Siamo nella parte meridionale del golfo del Bengala.
I sari oriya (oriya è l'aggettivo che descrive ciò che è dell'Orissa) hanno molto a che fare con la divinità induista più adorata dello Stato, cioè Jagannath.
A Jagannath sono associati colori ed elementi figurativi che ritroviamo nei sari oriya, cioè giallo, nero, rosso e bianco; conchiglie, ruote, fiori di loto e triangoli che richiamano le strutture piramidali dei templi della regione.
In particolare, cioè che viene chiamato "temple border" è un tipo di decorazione del bordo del sari appunto a sottili triangoli (nel primo sari in foto, ad esempio).
Nel tempo i sari oriya si sono adattati alle mode moderne ed hanno espanso la gamma dei colori e delle decorazioni.
La lavorazione di base è l'ikat, che ho già descritto qui.
I sari Bomkai sono un adattamento dello stile tribale di certi villaggi oriya.
Si trovano sia in seta che cotone. Le sete oriya hanno un particolare aspetto metallico.
Hanno decorazioni geometriche tipiche su bordi e pallu.
Sari Magic ne ha un'intera sezione! Se andate su "ricerca avanzata" e scegliete di includere i pezzi venduti, otterrete una galleria molto più ampia.
I Sambhalpuri sono simili, ma più riccamente lavorati.
(Tutte le immagini del post sono prese da Sari Magic)
I Bandha, detti anche "doppio ikat", hanno una lavorazione che, come il nome suggerisce, implica la tintura in filo sia della trama che dell'ordito.
Hanno solitamente sia il corpo che bordi e pallu del sari in fantasie geometriche.
Nell'Orissa si producono diversi altri tipi di sari, simili a quelli di cui sopra, che prendono il nome dalle cittadine di manifattura.
I Pasapalli richiamano le scacchiere (pasa è il nome di un gioco simile agli scacchi);
i Khandua Pata sono una versione economica dei Sambhalpuri;
i Behrampuri Pata sono più semplici nei disegni, ma di pregiata seta pesante.
I sari oriya (oriya è l'aggettivo che descrive ciò che è dell'Orissa) hanno molto a che fare con la divinità induista più adorata dello Stato, cioè Jagannath.
A Jagannath sono associati colori ed elementi figurativi che ritroviamo nei sari oriya, cioè giallo, nero, rosso e bianco; conchiglie, ruote, fiori di loto e triangoli che richiamano le strutture piramidali dei templi della regione.
In particolare, cioè che viene chiamato "temple border" è un tipo di decorazione del bordo del sari appunto a sottili triangoli (nel primo sari in foto, ad esempio).
Nel tempo i sari oriya si sono adattati alle mode moderne ed hanno espanso la gamma dei colori e delle decorazioni.
La lavorazione di base è l'ikat, che ho già descritto qui.
I sari Bomkai sono un adattamento dello stile tribale di certi villaggi oriya.
Si trovano sia in seta che cotone. Le sete oriya hanno un particolare aspetto metallico.
Hanno decorazioni geometriche tipiche su bordi e pallu.
Sari Magic ne ha un'intera sezione! Se andate su "ricerca avanzata" e scegliete di includere i pezzi venduti, otterrete una galleria molto più ampia.
I Sambhalpuri sono simili, ma più riccamente lavorati.
(Tutte le immagini del post sono prese da Sari Magic)
I Bandha, detti anche "doppio ikat", hanno una lavorazione che, come il nome suggerisce, implica la tintura in filo sia della trama che dell'ordito.
Hanno solitamente sia il corpo che bordi e pallu del sari in fantasie geometriche.
Nell'Orissa si producono diversi altri tipi di sari, simili a quelli di cui sopra, che prendono il nome dalle cittadine di manifattura.
I Pasapalli richiamano le scacchiere (pasa è il nome di un gioco simile agli scacchi);
i Khandua Pata sono una versione economica dei Sambhalpuri;
i Behrampuri Pata sono più semplici nei disegni, ma di pregiata seta pesante.
lunedì 15 febbraio 2010
Brahmini e sari da 9 yarde (10° post su come mettersi in sari)
Tra le caste superiori del Sud del continente, specialmente Maharastra e Tamil Nadu, la tradizione vuole di indossare dei sari particolarmente lunghi, di 8,2 metri (9 yarde).
Questi sari sono detti Nauvari in Marathi (la lingua del Maharastra) e Madisar in Tamil.
Francamente, capirci qualcosa del modo di indossare i sari da 9 yarde è un bel mal di testa, vi presento il poco che mi è chiaro.
Una cosa che ho capito è che con i sari da 9 yarde non serve la sottogonna, anche perchè una parte del sari viene passata tra le gambe a formare una specie di "pantalone".
Questi sari, a detta di chi li indossa regolarmente, sono più comodi dei sari "corti" presentati sinora.
Venivano anticamente portati anche dalle donne che andavano in guerra (!).
I brahmini del Tamil Nadu vanno molto fieri dei loro sari lunghi e dei complicati drappeggi, con cui peraltro si distinguono dalle classi lavoratrici che indossano sari più corti (e man mano che si scende di casta i sari si accorciano!).
Avevo già menzionato questo parlando dello stile Tamil Pinkosu.
Guardacaso però, i primissimi passaggi del Pinkosu sono identici all'inizio del drappeggio brahmino.
I brahmini (casta più alta) Tamil si dividono (mi pare di aver capito) tra Iyer ed Iyengar; entrambi seguono i Veda ma in maniera diversa ed osservano diverse tradizioni.
In soldoni, gli Iyer sono shivaisti e gli Iyengar sono vishnuviti.
Portano il sari in maniera molto simile, in sostanza speculare, cosa che distingue le donne dei due "clan".
Non chiamate un Iyer Iyengar e viceversa, sono come romanisti e laziali!
Nelle foto: la ragazza in blu è Iyer (la cintura non è richiesta per tradizione) e quella in rosso-giallo Iyengar.
Queste sono le istruzioni per indossare lo stile Iyer - sono di diffusione libera.
Il nauvari del Maharastra è anch'esso complesso da indossare, ma un video dimostrativo viene in nostro aiuto.
Il drappeggio si chiama Kashta (kashta lungo - il kashta corto è tutt'altra cosa e ne scriverò presto) ed è in uso presso le caste brahmine di diversi Stati del Sud dell'India.
Magari vorrete guardare il video un paio di volte per capire bene, ma si riesce a farsi un'idea.
La foto di queste splendide signore è copyright di Prakar su Flickr.
Al giorno d'oggi, poche vecchie nobili signore di famiglie ultraortodosse portano il nauvari/madisar ogni giorno, mentre tra le giovani la cosa sta completamente scomparendo se non per il giorno del matrimonio e per grosse funzioni religiose.
Si trovano diverse richieste di aiuto in rete, da parte di indiane, del tipo "mi hanno aiutato a mettere il nauvari il giorno del mio matrimonio; adesso lo devo mettere di nuovo e non ho idea di come, qualcuno mi insegna?"
Ci sono diversi altri drappeggi per i sari da 9 yarde, ma per quelli vi rimando ai testi specializzati.
Questi sari sono detti Nauvari in Marathi (la lingua del Maharastra) e Madisar in Tamil.
Francamente, capirci qualcosa del modo di indossare i sari da 9 yarde è un bel mal di testa, vi presento il poco che mi è chiaro.
Una cosa che ho capito è che con i sari da 9 yarde non serve la sottogonna, anche perchè una parte del sari viene passata tra le gambe a formare una specie di "pantalone".
Questi sari, a detta di chi li indossa regolarmente, sono più comodi dei sari "corti" presentati sinora.
Venivano anticamente portati anche dalle donne che andavano in guerra (!).
I brahmini del Tamil Nadu vanno molto fieri dei loro sari lunghi e dei complicati drappeggi, con cui peraltro si distinguono dalle classi lavoratrici che indossano sari più corti (e man mano che si scende di casta i sari si accorciano!).Avevo già menzionato questo parlando dello stile Tamil Pinkosu.
Guardacaso però, i primissimi passaggi del Pinkosu sono identici all'inizio del drappeggio brahmino.
I brahmini (casta più alta) Tamil si dividono (mi pare di aver capito) tra Iyer ed Iyengar; entrambi seguono i Veda ma in maniera diversa ed osservano diverse tradizioni.
In soldoni, gli Iyer sono shivaisti e gli Iyengar sono vishnuviti.
Portano il sari in maniera molto simile, in sostanza speculare, cosa che distingue le donne dei due "clan".
Non chiamate un Iyer Iyengar e viceversa, sono come romanisti e laziali!
Nelle foto: la ragazza in blu è Iyer (la cintura non è richiesta per tradizione) e quella in rosso-giallo Iyengar.
Queste sono le istruzioni per indossare lo stile Iyer - sono di diffusione libera.
Il nauvari del Maharastra è anch'esso complesso da indossare, ma un video dimostrativo viene in nostro aiuto.
Il drappeggio si chiama Kashta (kashta lungo - il kashta corto è tutt'altra cosa e ne scriverò presto) ed è in uso presso le caste brahmine di diversi Stati del Sud dell'India.
Magari vorrete guardare il video un paio di volte per capire bene, ma si riesce a farsi un'idea.
La foto di queste splendide signore è copyright di Prakar su Flickr.
Al giorno d'oggi, poche vecchie nobili signore di famiglie ultraortodosse portano il nauvari/madisar ogni giorno, mentre tra le giovani la cosa sta completamente scomparendo se non per il giorno del matrimonio e per grosse funzioni religiose.
Si trovano diverse richieste di aiuto in rete, da parte di indiane, del tipo "mi hanno aiutato a mettere il nauvari il giorno del mio matrimonio; adesso lo devo mettere di nuovo e non ho idea di come, qualcuno mi insegna?"
Ci sono diversi altri drappeggi per i sari da 9 yarde, ma per quelli vi rimando ai testi specializzati.
Sari del Madhya Pradesh
Siamo nel Centro-Nord del subcontinente indiano.
Chanderi
I chanderi sono molto ricercati per la sopravvivenza ai torridi mesi che precedono il monsone.
Questo cotone è fresco, morbidissimo ed impalpabile.
L'aspetto caratteristico è essenziale nelle decorazioni e molto femminile nei suoi colori pastello.
Maheswari
La cittadina di Maheswari, nel SudOvest della regione, produce dei sari leggeri e di notevole qualità.
I sari sono prodotti in stile minimalista;
Certi pezzi sono portati nel vicino Rajasthan per essere stampati nella classica block-print, la decorazione a mano con stampi di legno.
Vafta
Sari tessuti con ordito in seta e trama in cotone.
Il tessuto è molto leggero e piacevole al tatto, con una luce dorata particolare grazie alla componente di seta.
Si presentano solitamente in fantasie floreali o geometriche realizzate a mano in tessitura.
In questo post:
contenuti e foto dei sari piegati: cortesia di SariSafari;
foto del sari indossato: SariMagic.
Chanderi
I chanderi sono molto ricercati per la sopravvivenza ai torridi mesi che precedono il monsone.
Questo cotone è fresco, morbidissimo ed impalpabile.
L'aspetto caratteristico è essenziale nelle decorazioni e molto femminile nei suoi colori pastello.
Maheswari
La cittadina di Maheswari, nel SudOvest della regione, produce dei sari leggeri e di notevole qualità.
I sari sono prodotti in stile minimalista;
Certi pezzi sono portati nel vicino Rajasthan per essere stampati nella classica block-print, la decorazione a mano con stampi di legno.
Vafta
Sari tessuti con ordito in seta e trama in cotone.
Il tessuto è molto leggero e piacevole al tatto, con una luce dorata particolare grazie alla componente di seta.
Si presentano solitamente in fantasie floreali o geometriche realizzate a mano in tessitura.
In questo post:
contenuti e foto dei sari piegati: cortesia di SariSafari;
foto del sari indossato: SariMagic.
Sari del Karnataka
Siamo ancora nel Sud.
I sari più famosi del Karnataka sono gli Irkal o Ilkal, oggi prodotti prevalentemente in fibre miste a base di poliestere, ma con un po' di determinazione si può trovare ancora del cotone puro.
Gli Ilkal presentano la caratteristica distintiva di avere il pallu a striscie, con le parti terminali delle striscie "a disegno sfrangiato" come nella foto.
Il corpo del sari è in tinta unita o tessuto a quadretti o righe.
Tipico è il ricamo Kasuti, che ricorda un po' i motivi russi.
Il sari della foto presenta appunto questo tipo di ricamo.
In questo post:
contenuti e foto del sari piegato: cortesia di SariSafari;
foto del sari indossato qui.
I sari più famosi del Karnataka sono gli Irkal o Ilkal, oggi prodotti prevalentemente in fibre miste a base di poliestere, ma con un po' di determinazione si può trovare ancora del cotone puro.
Gli Ilkal presentano la caratteristica distintiva di avere il pallu a striscie, con le parti terminali delle striscie "a disegno sfrangiato" come nella foto.
Il corpo del sari è in tinta unita o tessuto a quadretti o righe.
Tipico è il ricamo Kasuti, che ricorda un po' i motivi russi.
Il sari della foto presenta appunto questo tipo di ricamo.
In questo post:
contenuti e foto del sari piegato: cortesia di SariSafari;
foto del sari indossato qui.
Sari del Tamil Nadu
Andiamo a Sud!
Forse ricorderete che ho già nominato il Tamil Nadu in merito allo squisito stile tamil pinkosu di portare il sari, quello con il ventaglietto di pieghe dietro la schiena.
Il Tamil Nadu è anche lo stato che ospita la cittadina di Kanchipuram o Kanjivaram, in cui si tessono i sari di seta da grandi occasioni più pregiati della tradizione indiana.
Vediamo ora i sari di cotone, che potete portare, magari, in stile pinkosu!
Madurai
I sari da lavoro, economici, in cotone soffice e resistente.
Si presentano in tessiture a lavorazione gemoetrica sobria ma simpatica.
Le versioni "lusso" hanno anche bordi e pallu in zari (filo oro).
Coimbatore
La cittadina di Coimbatore si trova nel NordOvest del Tamil Nadu.
I sari tipici di questa zona sono tessuti artigianalmente in cotone finissimo.
Presentano un'ampia gamma di lavorazioni decorative fatte a telaio, per dare bordi e pallu a splendide fantasie tradizionali - floreali o geometriche.
Kanchipuram/Kanjeevaram
I fratelli di cotone delle famose sete kanchi.
Tessuti su cotone leggero ed arioso, si drappeggiano con facilità e cadono bene perchè i bordi sono densi e creano peso.
I colori sono intensi e spesso diverse tonalità si ritrovano nello stesso sari.
Il corpo è solitamente a tinta unita ma non mancano versioni cangianti (come nella foto), minuti quadretti altre semplici tessiture.
Le decorazioni su bordi e pallu sono spesso molto intricate e presentano un'ampia gamma di disegni.
In questo post:
contenuti e parte delle foto - cortesia di SariSafari;
sari bianco e kanchi: SariMagic;
sari Madurai "lusso": Girija exports
Forse ricorderete che ho già nominato il Tamil Nadu in merito allo squisito stile tamil pinkosu di portare il sari, quello con il ventaglietto di pieghe dietro la schiena.
Il Tamil Nadu è anche lo stato che ospita la cittadina di Kanchipuram o Kanjivaram, in cui si tessono i sari di seta da grandi occasioni più pregiati della tradizione indiana.
Vediamo ora i sari di cotone, che potete portare, magari, in stile pinkosu!
MaduraiI sari da lavoro, economici, in cotone soffice e resistente.
Si presentano in tessiture a lavorazione gemoetrica sobria ma simpatica.
Le versioni "lusso" hanno anche bordi e pallu in zari (filo oro).
CoimbatoreLa cittadina di Coimbatore si trova nel NordOvest del Tamil Nadu.
I sari tipici di questa zona sono tessuti artigianalmente in cotone finissimo.
Presentano un'ampia gamma di lavorazioni decorative fatte a telaio, per dare bordi e pallu a splendide fantasie tradizionali - floreali o geometriche.
Kanchipuram/Kanjeevaram
I fratelli di cotone delle famose sete kanchi.
Tessuti su cotone leggero ed arioso, si drappeggiano con facilità e cadono bene perchè i bordi sono densi e creano peso.
I colori sono intensi e spesso diverse tonalità si ritrovano nello stesso sari.
Il corpo è solitamente a tinta unita ma non mancano versioni cangianti (come nella foto), minuti quadretti altre semplici tessiture.
Le decorazioni su bordi e pallu sono spesso molto intricate e presentano un'ampia gamma di disegni.
In questo post:
contenuti e parte delle foto - cortesia di SariSafari;
sari bianco e kanchi: SariMagic;
sari Madurai "lusso": Girija exports
domenica 14 febbraio 2010
Sari dell' Andhra Pradesh
Dopo la carrellata sui principali tipi di sari di seta indiani, passiamo a quello che milioni di indiane hanno messo tutti i giorni negli ultimi secoli: sari di cotone!
La varietà è tale e tanta che andremo per regione (o forse stato federale...).
Seguirò, ancora una volta, l'ottima piccola enciclopedia online di Sari Safari, che ringrazio sempre per la gentile concessione di tradurre i loro preziosi contenuti qui, "a scopo di diffusione culturale".
Sari dell'Andhra Pradesh:
Mangalagiri

Sari in cotone leggerissimo e piuttosto trasparente, tipo organza, con bordi intessuti in zari (filo oro) liscio o lavorato, e pallu decorati con semplici righe sempre in zari.
Il corpo del sari è di colori allegri, che possono anche essere cangianti o a minuti quadretti tono su tono.
Si vendono sari mangalgiri anche in versioni più elaborate.
Gadwal
Sari di cotone molto leggero e morbido, con bordi e pallu in sostanziosa seta lavorata in zari.

Le lavorazioni, come sempre, possono essere dalle più semplici alle più elaborate.
Narayanpet
I sari Narayanpet sono adatti all'uso quotidiano; sono fatti di un cotone fine ed arioso, tipo garza, e semplici bordi in zari. Li si apprezza nella calura estiva!
Guntur
Soffici, graziosi ed accoglienti sari di cotone di medio peso. Possono essere con o senza zari. Sono talmente associati alla classe lavoratrice che non li vende quasi nessuno su internet.
Venkatgiri
Sari di cotone sottilissimo lavorato in maniera speciale per ottenere un effetto lucido e prezioso. Opulenti bordi e pallu in zari, per quanto l'effetto complessivo sia sempre sobrio.
Pochampally Ikat
Rimando al post sui sari ikat di seta
La varietà è tale e tanta che andremo per regione (o forse stato federale...).
Seguirò, ancora una volta, l'ottima piccola enciclopedia online di Sari Safari, che ringrazio sempre per la gentile concessione di tradurre i loro preziosi contenuti qui, "a scopo di diffusione culturale".
Sari dell'Andhra Pradesh:
Mangalagiri

Il corpo del sari è di colori allegri, che possono anche essere cangianti o a minuti quadretti tono su tono.
Si vendono sari mangalgiri anche in versioni più elaborate.
GadwalSari di cotone molto leggero e morbido, con bordi e pallu in sostanziosa seta lavorata in zari.

Le lavorazioni, come sempre, possono essere dalle più semplici alle più elaborate.
Narayanpet
I sari Narayanpet sono adatti all'uso quotidiano; sono fatti di un cotone fine ed arioso, tipo garza, e semplici bordi in zari. Li si apprezza nella calura estiva!
Guntur
Soffici, graziosi ed accoglienti sari di cotone di medio peso. Possono essere con o senza zari. Sono talmente associati alla classe lavoratrice che non li vende quasi nessuno su internet.
Venkatgiri
Sari di cotone sottilissimo lavorato in maniera speciale per ottenere un effetto lucido e prezioso. Opulenti bordi e pallu in zari, per quanto l'effetto complessivo sia sempre sobrio.
Pochampally Ikat
Rimando al post sui sari ikat di seta
sabato 30 gennaio 2010
Sete e cotoni Ikat
La città di Pochampally, nell'Andhra Pradesh, produce delle sete rinomate, con fantasie geometriche e sobrie ed abbinamenti di colore equilibrati.
La tessitura tipica è l'Ikat, in cui il filo viene tinto in maniera discontinua in base ad un disegno tracciato su carta, in maniera tale che poi il disegno desiderato emerga tessendo, senza richiedere una stampa successiva sulla stoffa, o uso di più fili colorati.
Nella procedura ikat la precisione di allineamento delle parti tinte di ciascun filo non è totale, anche perchè gli strumenti sono rudimentali; si hanno così dei disegni con i bordi un po' imprecisi, che fanno parte della bellezza di questa antica arte.
Anche il cotone si può lavorare nella stessa maniera.
Un bel tour dei sari Ikat, con possibilità di acquisto, si può fare sul sito del "consorzio dei tessitori di Pochampally".
Anche il vicino stato dell'Orissa produce sari ikat, su sete tessute a mano pesanti e dall'effetto metallico - molto pregiate.
L'ikat dell'Orissa si trova anche in cotone.
Foto di questo post da SariMagic.com
La tessitura tipica è l'Ikat, in cui il filo viene tinto in maniera discontinua in base ad un disegno tracciato su carta, in maniera tale che poi il disegno desiderato emerga tessendo, senza richiedere una stampa successiva sulla stoffa, o uso di più fili colorati.
Nella procedura ikat la precisione di allineamento delle parti tinte di ciascun filo non è totale, anche perchè gli strumenti sono rudimentali; si hanno così dei disegni con i bordi un po' imprecisi, che fanno parte della bellezza di questa antica arte.
Anche il cotone si può lavorare nella stessa maniera.
Un bel tour dei sari Ikat, con possibilità di acquisto, si può fare sul sito del "consorzio dei tessitori di Pochampally".
Anche il vicino stato dell'Orissa produce sari ikat, su sete tessute a mano pesanti e dall'effetto metallico - molto pregiate.
L'ikat dell'Orissa si trova anche in cotone.
Foto di questo post da SariMagic.com
venerdì 29 gennaio 2010
Sete di Murshidabad
Il distretto di Murshidabad, ancora nel mio amato Bengala Occidentale, è rinomato per la sua produzione di seta.
In questo distretto si trova anche la città di Baluchari, da cui ha avuto origine l'omonimo stile già presentato.
La seta di Murshidabad è liscia e lucida; viene spesso stampata con motivi tribali, batik o allegri pattern geometrici.
In questo distretto si trova anche la città di Baluchari, da cui ha avuto origine l'omonimo stile già presentato.
La seta di Murshidabad è liscia e lucida; viene spesso stampata con motivi tribali, batik o allegri pattern geometrici.
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